Voi, ragazzi dello zoo di Renzino

Marcello Veneziani - Sab, 08/03/2014 - IL GIORNALE

I giovani non sono migliori né più pippe dei loro genitori. Solo diversi. Digito ergo sum


Ora che il Ragazzo è andato al potere anche se capeggia ancora le assemblee studentesche, verrà il tempo delle quote azzurre, oltre le rosa? Largo ai giovani era lo slogan del secolo giovanilista, il '900, dalle rivoluzioni alle guerre e al '68.

Poi la denatalità e la gioventù prorogata a 50 anni ridussero i ragazzi a minoranza invisibile.


Molti di loro si barricano nel razzismo anagrafico, separandosi dalle altre generazioni, ma poi si spaccano sul lavoro in quattro classi: i disadattati che non trovano posto, gli adattati che si arrangiano, gli adatti che vivono a loro agio e gli ereditari, col lavoro trasmesso dai loro genitori.


Come sono i nativi degli anni '80 e '90, cioè le prime generazioni cresciute con la famiglia scoppiata, la religione marginale, l'hi-tech avanzato?

 Li distinguo in sette tribù:


generazione Exodus, ovvero gli intraprendenti globali che partono per il mondo;


 generazione Dioniso, i ragazzi estasiati da alcol, droga e nottefonda;


generazione Help me, reparto traumatizzati, ragazzi fragili devastati dalla vita o dalla famiglia esplosa;


generazione Dams, che vorrebbero lavorare da artisti tra film, fiction e teatro;

generazione On line, gli hi-tech che vivono connessi vita artificial durante e sconnessi dalla vita vera;


generazione Trans, in fase di transumanza sessuale, incerti tra bisex, omo, unisex;


generazione Che, sparuta minoranza di impegnati nel sociale o nel politico.


A volte appartengono a più tribù. Non sono migliori né più pippe dei loro genitori. Solo diversi. Digito ergo sum.


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