4 marzo 2014 PREGHIERA

4/3/2014 Camillo Lngone Il Foglio

Forse è giusto che sia morto, però io piango lo stesso. Piango il Carnevale anche se già rantolava quand'ero bambino, tanti anni fa, ridotto a festa di mascherine e coriandoli.


Lo piango anche se il successivo tentativo di rilancio veneziano dimostrò quasi subito che un evento turistico non può compiere resurrezioni. Lo piango pur sapendo che non avrebbe passato la notte dell'apostasia.


 

E adesso Papa Francesco ci mette sopra la pietra definitiva. Invitandoci a non giudicare chi divorzia, spezzando giuramenti famiglie figli, inibisce ogni giudizio su chi domani, mercoledì delle Ceneri, mangerà spalla cotta o prosciutto crudo.


 E senza levata della carne, niente carnevale. Forse è giusto così, muoiono le persone, le tradizioni, le lingue, le nazioni, muoiono perfino le montagne, e credo che lo Spirito Santo stia animando nel Papa un ultimo tentativo di riportare a Cristo le masse incredule, refrattarie a riti e prescrizioni.


Ma nell'ora della morte di una festa plurimillenaria, sarò ben libero di piangere.


 E di ritrovare, fra le lacrime, Goldoni, Casanova, Paganini, Byron.


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