Oh tu, lettore di passaggio che ora qui leggi: ricordati che morirai! Parliamone. PARTE 2

papalepapale.com

 

PARTE 2 

ABBIAMO FATTO SEI AL SUPERENALOTTO ... MA ABBIAMO STRAPPATO LA GIOCATA


Ora, però, come tutti saprete - e se non lo sapete ve lo dico io - noi uomini, nel senso di umanità tutta, abbiamo fatto bingo, il sei al superenalotto dell'eternità, perché Dio, conoscendo perfettamente questo giochetto della "trappola per allodole", escogitato dal nemico (ndr.: l'etimologia dell'appellativo satana è: nemico, avversario, accusatore) per eccellenza, è intervenuto direttamente e "nella pienezza dei tempi" è venuto in forma umana a distruggere quella trappola.


E non è un dio qualunque: è quello cristiano, diretto discendente del dio di Abramo, di Giacobbe, di Mosè e della tradizione della Tanàk (ndr.: Toràh, Neviim, Ketuvim) la sacra scrittura degli ebrei. Si, perché noi cristiani, possiamo dire, di essere tutti ebrei-convertiti e il nostro fare chiarezza, la nostra risposta alla morte è la più antica al mondo perché affonda le sue radici in quel popolo nomade, di cui è progenitore Abramo, che dalla "mezza luna fertile", la terra tra il Tigri e l'Eufrate, considerata da tutti gli storici la culla della civiltà, si mosse verso il mediterraneo portando con se la storia dell'occidente moderno che è una storia giudaico-cristiana, con buona pace di chi ora la vorrebbe cancellare, strappando le pagine di quei millenni di cultura e tradizione.


Si, lo so, molti pensano che il cristianesimo sia la croce, nel senso della sofferenza sulla croce: è, infatti, legittimo domandarsi perché un Dio che predica amore si manifesti attraverso la sofferenza, ...piaghe, ferite, sangue, dolore ma questa è la visione di chi "appartiene al demonio" di chi continua a guardare alla sola morte corporale quale termine ultimo di tutte le realtà. Cristo in effetti ha tracciato la via. La croce non è la fine delle cose: lo era, semmai, prima della Sua venuta, quando l'uomo non aveva speranza e restava "inchiodato" alla morte perché non sapeva come sfuggirgli, in realtà Gesù su quella croce ha inchiodato il nostro peccato e con questo la morte; la croce è il passaggio per la resurrezione ed il messaggio della croce non è nella sofferenza ma nell'obbedienza al Padre e nell'amore che Gesù, cioè Dio, con quel lasciarsi inchiodare su quella croce, dimostra verso l'uomo. Santa Caterina da Siena lo afferma con parole di fuoco: "Chi è quello stolto bestiale che vedendosi così amato non ami?" e io mi permetto di aggiungere: "chi è quello stolto bestiale che pensa che Dio si sia fatto carne solo per morire?".-

Vi è un duplice aspetto nel mistero pasquale: con la sua morte Cristo ci libera dal peccato, con la sua risurrezione ci dà accesso ad una nuova vita. (...) Essa consiste (ndr.: la resurrezione) nella vittoria sulla morte del peccato e nella nuova partecipazione alla grazia (CCC n. 654)


LISCIO? ... NO, SONO LAICISTA A ME PIACE "ON THE ROCKS"

Ridurre tutto alla sola morte corporale cancella, anzi nasconde, imprigionandola, quella parte di divino che è in noi: "...rispose loro Gesù: Non è forse scritto nella vostra Legge: io ho detto: voi siete dei?" (Gv. 10,34) e ancora: "Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?" (1Cor. 3,13). È proprio questa nostra parte "divina" che il demonio cerca di conquistare per possederla nell'eternità. Domandatevi quale è il messaggio che ci ha lasciato Gesù: quello del dolore, della morte? Assolutamente no, ci ha testimoniato la possibilità di trascendere, di risorgere, cioè poter ritornare in quello stato originale dal quale proveniamo, quello "non-mortale". Trascendere, altro non è se non passare da una stato di materia ad un'altro stato di materia, per esempio: da acqua a vapore e per fare questo c'è bisogno di un "agente", nel caso dell'acqua è il fuoco-calore, nel nostro caso è la fede, perseverante anche quando ci venisse chiesto di salire sulla croce!-

Senza la luce della fede l'uomo camminerebbe nelle tenebre e sarebbe ingannato: il bianco gli parrebbe nero, il nero bianco, e le cose dolci gli parrebbero amare e le amare dolci. Privato di questa luce si scandalizzerebbe di tutti i misteri di Dio, come il dolore, le disparità e le ingiustizie della vita, giudicando dato per odio quello che è dato per amore, e causa di morte quello che è dato come sorgente di vita. ( ... ) La tenebra, infatti non lascia discernere quello che è nocivo all'anima e al corpo è quello che invece è utile. Essa guasta il gusto dell'anima facendole sembrare cattive le cose buone e buone le cattive: cioè il vizio e quelle cose che conducono al peccato le paiono buone e dilettevoli, mentre le virtù e quello che induce alle virtù, le paiono amare e di grande difficoltà. Ma chi ha la luce, conosce bene la verità. (Lettera 113 - Santa Caterina da Siena).


Se invece cerchiamo di umanizzare il divino, come fa chi non pensa alla morte in termini di passaggio ma in termini di fine a se stessa, non trascende ma al contrario raddensa, imprigiona, trasforma l'acqua in ghiaccio, il contrario esatto del processo di vaporizzazione che invece espande, libera.


 Quell'assoluto genio artistico della "penna", nonché veggente (...si perché, secondo me, lui quel viaggio che ha descritto lo ha fatto veramente) che fu Dante Alighieri, mette satana, nell'ultimo canto dell'inferno, proprio nel ghiaccio, ghiaccio prodotto dalle enormi ali del "lo ‘mperador de lo doloroso regno" come lo chiama e nel qual ghiaccio è imprigionato per metà e mentre sbatte le ali con le tre bocche di cui è dotato, una per ogni faccia che ha: "...dirompea co' denti un peccatore, a guisa di maciulla, sì che tre ne facea così dolenti" mangia, anzi maciulla, i peccatori.... e chi sono i peccatori:Ma quell' anime, ch'eran lasse e nude,cangiar colore e dibattero i denti,ratto che ‘nteser le parole crude.Bestemmiavano Dio e lor parenti,l'umana spezie e ‘l loco e ‘l tempo e ‘l semedi lor semenza e di lor nascimenti.Poi si ritrasser tutte quante insieme,forte piangendo, a la riva malvagiach'attende ciascun uom che Dio non teme. (III canto dell'Inferno)


A CHI TOCCA NON S'INGRUGNA ...MA E' MEJO SE TE TOCCA LA "SORA"


Sono tutti quelli che nella vita hanno vissuto male o facendo finta che Dio non esistesse che hanno pensato a questa vita come ad una esperienza fine a se stessa, rinchiusa tra i due attimi che ne delimitano il percorso temporale: la nascita e la morte. Quel tempo che tutti abbiamo ma di cui non conosciamo la durata: per questo è così immensamente importante, perché ogni istante potrebbe essere l'ultimo:-

 Figlio, dice lo Spirito Santo, sta attento a conservare il tempo ch'è la cosa più preziosa e ‘l dono più grande che può dare Dio ad un uomo che vive. Anche i gentili (ndr.: pagani) conoscevano quanto vale il tempo. Seneca diceva non esservi prezzo ch'uguagli il valore del tempo. "Nullum temporis pretium". Ma con miglior lume hanno conosciuto i Santi il valore del tempo. Disse S. Bernardino da Siena che tanto vale un momento di tempo, quanto vale Dio: perché in ogni momento può l'uomo con un atto di contrizione o d'amor acquistarsi la divina grazia e la gloria eterna". ("Apparecchiando alla morte" - Sant'Alfonso M. de Liguori)


Atto di contrizione che è una sorta di risveglio, da quell'accecamento che gli "specchietti" della trappola di satana ci provocano riverberando continuamente su di noi il bagliori del mondo:-

Ora le passioni fanno apparire i beni di questa terra altro di quel che sono; la morte gli scopre e fa vederli quali in verità sono, fumo, fango, vanità e miseria. Oh Dio! a che servono le ricchezze, i feudi, i regni in morte, quando altro non tocca che una cassa di legno, ed una semplice veste, che basta a coprir le carni? A che servono gli onori, quando altro non tocca che un funebre accompagnamento ed una pomposa esequie, che niente gioverà all'anima, se l'anima è perduta? A che serve la bellezza del corpo, se altro non resta allora che vermi, puzza ed orrore, anche prima di morire, e poi un poco di polvere puzzolente. ("Apparecchiando alla morte" - Sant'Alfonso M. de Liguori)Come ho scritto, noi siamo alla continua presenza della morte corporale, in ogni istante della nostra vita è presente. Possiamo non pensarci, far finta di nulla, ma questa presenza c'è, è inevitabile, possiamo affrontarla, con l'atteggiamento fatalista, alla romana, come avrebbe detto mio padre: "...a chi tocca non s'ingrugna (ndr.: non si arrabbia, non mette il muso, il grugno perchè prima o poi tocca a tutti)" ma possiamo anche scegliere di affrontarla alla San Francesco:-

 « Laudato si', mi' Signore, per sora nostra morte corporale,da la quale nullo homo vivente pò skappare.Guai a quelli ke morranno ne le peccata mortali;beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati,ka la morte secunda nol farà male ». (Cantico delle creature - San Francesco d'Assisi).Infatti quando scegliamo di non appartenere al demonio la morte corporale diventa sorella, non matrigna, diventa una liberazione dalla schiavitù di questo mondo, chiaramente inteso come umanità oltraggiata dal peccato e non come creato che è un dono di Dio.


MEGLIO IN COMPAGNIA DI "SORA" CHE DEL "COSACCIO"


Sorella morte corporale ci libera da questa traversata, diventa il termine del pellegrinaggio terreno, diventa il termine della corsa e della buona battaglia, come direbbe San Paolo e non è più il termine della vita. Questo, infatti, è solo un transito, siamo viandanti:- Che pazzia sarebbe d'un viandante, se viaggiando pensasse a farsi grande in quel paese per dove passa, e non si curasse di ridursi poi a vivere miseramente in quello dove ha da stare in tutta la sua vita? E non è pazzo chi pensa a farsi felice in questo mondo, dove ha da stare pochi giorni, e si mette a rischio di farsi infelice nell'altro, dove avrà da vivere in eterno? ("Apparecchiando alla morte" - Sant'Alfonso M. de Liguori)La vera morte è la morte eterna, quella che scelgono coloro che decidono di appartenere al diavolo: quella è un'esperienza di morte, di morte senza fine, da lì non si esce più, non c'è "ciambella di salvataggio". Questo è il vero inganno del demonio: farci credere che sia la morte corporale l'unica morte, mentre è solo un passaggio, ma state bene attenti, un passaggio a senso unico, senza ritorno. Questo lui lo sa molto bene, perché, come dice San Giovanni Damasceno: "Non c'è possibilità di pentimento per gli angeli dopo la loro caduta, così come non c'è possibilità di pentimento per gli uomini dopo la morte".


Questa vita è breve, termina rapidamente, dopo c'è l'eternità. Dio c'invita alla vita, alla vera vita, c'invita a rifiutare la realtà di morte eterna preparata dal demonio, ci chiede di scegliere la vita, la vita eterna, chiede il nostro consenso ed è pronto a donarci nuovamente la non-mortalità che l'inganno del demonio, il "cosaccio" - altro appellativo affibbiatogli da Santa Caterina - e il nostro egocentrismo, misto a stoltezza, ci hanno sottratto. Penso che possiamo fare nostro quest'invito, oltre che con la fede e la speranza, anche percependo, gustando, la morte corporale come "sorella", come compagna di viaggio.-

 Dunque, lettor mio, la casa dove abiti, non è casa tua, è ospizio, dal quale, tra breve, e quando meno te l'immagini, dovrai sloggiare. (...) E quale sarà la tua vera casa? una fossa sarà la casa del tuo corpo sino al giorno del giudizio, e l'anima tua dovrà andare alla casa dell'eternità, o al paradiso, o all'inferno!". ("Apparecchiando alla morte" - Sant'Alfonso M. de Liguori)


AD OGNI "BUONCONTO" È MEGLIO FARE COME BONCONTE

Permettetemi di chiudere con un breve accenno a ciò che è avvenuto. Ho letto e ascoltato commenti e anche strafalcioni di tutti i generi riguardo Giulio Andreotti: una tale varietà di opinioni che mi domando se tra tutti questi commentatori ci fosse qualcuno che lo avesse mai conosciuto veramente, perché l'unica alternativa a questa varietà è che Andreotti avesse in realtà una serie di cloni che sguinzagliava a seconda della bisogna: lo statista, il politico sopraffino, il politico corrotto, il cattolico, il mafioso, il corruttore, il salvatore della patria, il comico, l'uomo dello stato, ecc., ecc.


Pur nella difficoltà di questa esistenza, l'uomo ha un gran vantaggio: che non sarà un altro uomo ad emettere il giudizio finale ma sarà Dio e, secondo alcuni esegeti, al momento in cui ci troveremo lì, noi stessi leggendo il libro della nostra vita capiremo che fine dovremo fare. Ma c'è anche un altro vantaggio: però questo solo per chi crede, per chi ha fede, come mi dicono avesse l'uomo Giulio Andreotti che doveva senz'altro sapere che quando l'anima lascia il corpo i giochi sono fatti. Questo secondo vantaggio è il pentimento, l'atto di contrizione, descritto, come al solito mirabilmente, da Dante nel canto V del Purgatorio dove c'è l'incontro del poeta con Bonconte da Montefeltro


Dante si meraviglia di trovarlo nel purgatorio perchè questi era un personaggio, molto conosciuto all'epoca quale avido, violento e sanguinario che morì nella battaglia di Campaldino senza che il suo corpo fosse mai ritrovato. Su questo mancato ritrovamento, circostanza notissima che fece discutere molto, Dante costruisce una piccola lezione di dottrina cattolica valida allora come oggi.


 Bonconte appellato da Dante che gli chiede com'è possibile che lui si trovi lì e non all'inferno, gli risponde di essersi salvato perchè mentre cadeva trafitto a morte nel fiume, un attimo prima di spirare, si pentì della sua vita dissoluta e malvagia e chiese l'intercessione della Beata Vergine Maria e fu accontentato. La parte veramente fenomenale di questo canto è quando il Bonconte racconta che la sua anima fu contesa tra un demonio e un angelo perchè il demonio non pensava possibile si fosse salvato, mentre l'angelo aveva ricevuto ordine di portarlo in Purgatorio e così il demonio dovette lasciarlo andare ma per vendicarsi dello smacco subito fece sparire il suo corpo mortale che non venne così più ritrovato.Si diano pace i commentatori astiosi e ostili, l'anima del Presidente, nonché Senatore a vita, Giulio Andreotti sarà dove Dio ha deciso debba essere e non dove quei pennivendoli forcaioli hanno deciso e il giudizio carissimo Presidente Napolitano non sarà, come lei continua a sostenere, della storia, che, come sappiamo, è l'opinione del vincitore e non la cronaca dei fatti: sarà di Dio. R.I.P.


POST SCRIPTUM:

QUESTO SCRITTO ERA IN "MACCHINA", PRATICAMENTE FINITO, PRIMA DELLA MORTE DI ANDREOTTI MA GIÀ CHE CI SONO VORREI DEDICARLO A LUI, AL QUALE DEDICO ANCHE IL PARAGRAFO CONCLUSIVO E AL MIO CANE CESARE (IL NOME NON L'HO SCELTO IO, È ARRIVATO GIÀ "GRIFFATO"), SENZA NESSUNA IRRIVERENZA NEI CONFRONTI DEL PRESIDENTE MA SOLO PERCHÉ CESARE È MORTO LO STESSO GIORNO DI GIULIO, COSÌ IL 6 MAGGIO SARÀ PER ME IL RICORDO INDELEBILE DI GIULIO-CESARE!

Cerca nel sito

ContanteLibero.it

I pi¨ letti


Le perle


Appello

Per cambiare la politica

Eventi del Circolo

Il calendario

Sezione Video

Eventi del circolo

Premio La Torre

1996/2011

Selezione Libri

Recensioni

Links

Collegamenti utili


Partners

Realizzato da Telnext