La filosofia araba, il sensismo britannico, la metafisica tomistica e.... - PARTE 1

d. Curzio Nitoglia 05 Febbraio 2014

 

Nell'articolo "Conoscenza elementare dell'islam per capire quel che succede oggi in medio oriente", si è visto:

PARTE 1 


1°) che oggi si affrontano, in maniera cruenta, due correnti dell'islam: la prima è una sorta di nazionalismo sociale panarabo, laico, sorto nei primi anni del Novecento e impiantatosi in varie Nazioni nate dallo spezzettamento dell'Impero ottomano nel 1917 (Iraq, Egitto, Tunisia, Libia, Siria); la seconda è una forma di ideologia rivoluzionaria islamista radicale o fondamentalista, sostenuta dai wahabiti, dalla casa Saud e dagli Usa (Qaeda, Jihad, Talebani);


2°) si è constatato, brevemente, che la cultura e la filosofia araba non sono inesistenti e non hanno nulla a che spartire con la rozzezza del fondamentalismo rivoluzionario, ma che sono declinate a partire dall'impoverimento della filosofia operato da al-Ghazalì († 1111) e dalla distruzione di Baghdad nel 1258 da parte dei Mongoli, che era allora la capitale dell'Impero islamico.

Nel presente articolo vorrei studiare più approfonditamente la metafisica araba e specialmente quella di Avicenna ed Averroè per confrontarla con quella tomistica e con la filosofia empirista britannica, che soggiace alla dottrina geo-politica dei neocon americani. Da questo paragone si evince che, mentre la metafisica araba ha ripreso e approfondito Aristotele, anche se con alcune imperfezioni corrette dal genio di san Tommaso d'Aquino (1), la filosofia sensista ed empirista inglese è in contraddizione per diametrum con la sana filosofia e i preambula fidei del Cristianesimo verace, che è quello fondato da Gesù su Pietro e su Roma. Anche se resta vero che l'islam e il cristianesimo sono incompatibili poiché non concordano sulla SS. Trinità e la divinità di Gesù Cristo (2).

Secondo p. Reginaldo Garrigou-Lagrange "S. Tommaso si mostra versatissimo nella filosofia araba ed ha visto esattamente quello che c'era in essa di giusto e di falso. Sembra, come ritiene anche mons. Martin Grabmann (3) e De Wulf (4) che abbia stimato più Avicenna che Aristotele" (La Sintesi tomistica,, Brescia, Morcelliana, 1952, p. 15).

Quindi non è vero ed è storicamente falso asserire che il mondo arabo è rozzo e arretrato di per sé, che l'islam è soltanto fondamentalismo, mentre l'illuminismo inglese e il teo-conservatorismo ebraico/americano sarebbero veri filosoficamente e sani politicamente. Spero che il lettore abbia la pazienza di studiare senza pregiudizi queste pagine e molti luoghi comuni, indotti dai mass media nelle nostre menti, scompariranno.

La Civiltà araba

L'islam dal 630 al 750 circa aveva conquistato l'Africa settentrionale, la penisola arabica, la Siria, la Palestina, l'Egitto, la Persia, il Caucaso, l'India, la Spagna ed infine la Sicilia nel IX/X secolo. La cultura indo-cinese fu trasmessa in Europa proprio dall'islam. Molti centri di cultura nacquero in medio oriente. Si pensi all'università al-Azhar nata nel X secolo nel Cairo in Egitto, alle scuole di pensiero ("madrasse") nate nelle città di Bassora in Persia, di Baghdad, che allora era la capitale dell'impero islamico, di Cordoba, di Toledo e di Granada in Spagna, di Palermo e di Agrigento in Sicilia. Nell'813 a Baghdad fu fondata la "Casa della sapienza" sostenuta da al-Kindì (800-873), da al-Farabì († 950), ma la "Casa della sapienza" fu avversata dal teologo al-Ashari nato a Bassora († 935), il quale si fondava sulla sola lettera eterna del Corano scritta poi nel tempo durante l'èra di Maometto.

La "Casa della sapienza" era una scuola filosofica ("falasifà", filosofia) e teologica ("kalàm", teologia) islamica, che ha tradotto in arabo i classici greci e latini i cui manoscritti si trovavano in Bisanzio e li ha fatti conoscere all'Europa facendoli transitare attraverso l'Africa bianca, la Spagna e la Sicilia, grazie ai "warraqìn" o copisti di Baghdad dell'VIII secolo ed ha fatto conoscere in Europa nel X/XII secolo Aristotele, grazie ai filosofi ("falasifiti") e teologi ("mutaziliti") musulmani. Inoltre Aristotele è stato commentato da Avicenna († 1037) e Averroè († 1198).


La filosofia araba aveva fatto passi da gigante in metafisica soprattutto sulla distinzione reale tra essenza ed essere nelle creature, che non era stata chiaramente definita da Aristotele, e tramite la quale i filosofi arabi distinsero le creature (che ricevono l'essere nella loro essenza finita) dal Creatore (che è il suo stesso essere per sua essenza). Tuttavia il teologo e sufi al-Gazalì († 1111) condannò in blocco ogni speculazione filosofica e teologica e divenne il maestro più ascoltato dall'islam, mentre Avicenna e Averroè non avranno più alcun influsso notevole sullo sviluppo del pensiero arabo islamico e la cultura araba si fermò alla sola conoscenza letterale del Corano e della Sunna (la vita di Maometto).


La cultura araba conobbe nel XII/XIII secolo con al-Gazalì e la distruzione di Bagdad (1258) la fine del suo splendore e l'inizio di un impoverimento speculativo. Si pensi che le prime traduzioni di Aristotele in ebraico risalgono a Gabirol detto anche Avicebron († 1058) e in latino a Severino Boezio († 524) ma solo per la Logica e non per la Metafisica, poi tra il 1260-70 al domenicano Guglielmo di Moerbeke, che rivide e tradusse tutte le opere di Aristotele dietro richiesta di San Tommaso d'Aquino († 1274), che le commentò. Come si vede l'islam ha conosciuto sin dall'inizio una lotta culturale tra fondamentalismo teologico (al-Hasan e al-Gazalì) e approfondimento speculativo filosofico, lotta che si ripete oggi tra fondamentalismo ideologico militare e politico contro nazionalismo sociale. Non sarebbe giusto presentare l'islam solo come fondamentalismo o solamente come speculazione, cultura e nazionalismo sociale-politico. Esso ha entrambi gli elementi e nel tempo remoto ha prevalso quello fondamentalista, che ha impoverito la sua cultura originaria, come oggi il radicalismo ideologico islamista sta gettando nel caos Paesi che avevano raggiunto un certo grado di civiltà e di benessere non trascurabile (v. l'Iraq, la Libia, l'Egitto e la Siria per non parlare dell'Iran) (5).

La distruzione di Baghdad nel 1258 ad opera dei Mongoli ha segnato la fine della cultura araba, che nel Mille e Millecento ha conosciuto il suo periodo d'oro (con pensatori e capi spirituali o "imàm" profondi supportati da Stati forti e centralizzati) e dopo il 1258 è decaduta da cultura cosmopolita a religiosità popolare, rurale e regionale tenuta viva dalle confraternite ("turuq"), che hanno diviso interiormente il mondo arabo, ulteriormente spezzettato geopoliticamente dopo la caduta dell'impero ottomano (1917) dall'Inghilterra e dalla Francia (6).

La "nuova cristianità" teoconservatrice


Marco Respinti scrive sul Domenicale che "Oggi (esiste) un'altra Europa che... abita tra America, Gran Bretagna e Israele (...), l'Europa-civiltà non è solo l'Europa-continente, esiste la Magna Europa" (27 agosto 2005, p. 1) (7).

Secondo questo autore la ‘Magna Europa' coincide con l'Europa-civiltà, rappresentata da Usa, Gb e Israele. Sempre secondo questo autore, l'Europa-civiltà è rappresentata da Israele "avamposto dell'occidente popolato di fratelli maggiori come insegna il magistero della Chiesa". Israele, scrive Respinti, citando Leo Strauss, resta il mistero teologico su cui si fonda l'Europa-civiltà.

Come si vede l'essenza del teo-conservatorismo americanista sarebbe il filo-giudaismo sionista, che (teologicamente parlando) sarebbe fratello maggiore dei cristiani e (geo-politicamente) dell'Europa, la quale è diventata "Grande/Magna" poiché si estende dagli Stati Uniti sino a Israele, ossia "a mare usque ad mare", come i Profeti annunziavano del Regno spirituale del vero Messia Gesù Cristo, rimpiazzato con l'Israele terreno dai "profeti" del giudeo/americanismo.

Mi sembra, però, che la ‘Civiltà' giudaico-anglo-americana, la quale "abita più spesso fuori che non nell'Europa-continente", rappresenta l'antitesi della Cristianità e del cattolicesimo romano. Infatti è caratterizzata dalla modernità razionalista e dalla post-modernità nichilista (‘IV Rivoluzione'), dalla secolarizzazione, dal laicismo, dall'anarchia liberal-liberista, dalla rivoluzione culturale studentesca (che unisce il comunismo al freudismo) e dalla depravazione dei costumi sempre più sfrenati, di cui sono vittime sia l'America, l'Inghilterra e Israele che la vecchia Europa-continente.

Essa non è più una vera civiltà, ma un'inciviltà corrotta e ferita, anche se non totalmente e irrimediabilmente distrutta, dopo un processo cinque volte secolare di Rivoluzione o Sovversione.

Riguardo al problema dei rapporti tra Europa e Islàm/Usa, mi sembra si possano distinguere (in ambiente cattolico o conservatore italiano) sostanzialmente due posizioni:

a)
la prima filo-americana, che, grosso modo riassumendo e quindi semplificando, senza caricaturizzare, fa coincidere l'occidente atlantico con l'Europa, e segue politicamente la linea ‘neo-con' dell'amministrazione Bush (che sarebbe la più atta - secondo questa posizione - a sconfiggere il fondamentalismo islamico) e teoreticamente segue Edmund Burke, Russel Kirk e Michael Novak, per i quali la rivoluzione anglo-americana è conservatrice ed affonda le sue radici filosofiche nel sensismo empirista britannico, che è meno radicale dell'illuminismo francese. Quindi la modernità in Inghilterra e soprattutto in Usa sarebbe essenzialmente distinta da quella europea condannata dal Magistero ecclesiastico come causa di laicismo, secolarismo e scristianizzazione. In Italia detta posizione è rappresentata (in ambiente cattolico) soprattutto da Giovanni Cantoni, Andrea Morigi, Marco Respinti, secondo i quali bisogna che l'Europa ritrovi il suo spirito e le sue radici in Usa;

Averroè
b)
la seconda posizione è anti-occidentalista e, grosso modo riassumendo senza banalizzare, fa coincidere l'occidente con l'America settentrionale, distinguendola nettamente (e giustamente) dall'Europa, ma - per distanziarsi dagli Usa - si avvicina - mi sembra - troppo all'Islàm, non facendo tutte le dovute distinzioni tra mondo culturale arabo, nazionalismo laico panarabo e religione musulmana e basandosi sul monoteismo che accomunerebbe l'Europa cristiana all'Islàm. Il che è falso perché l'islamismo si fonda due dogmi fondamentali: l'unicità anti-trinitaria di Dio e Maometto ultimo e definitivo profeta di Allah, mentre il Cristianesimo si fonda sulla Trinità delle Persone nell'Unità della Natura divina e sulla divinità di Cristo.

Averroè, il filosofo arabo ‘gran-commentatore' (in senso tendenzialmente razionalista) di Aristotele, avversò l'indirizzo fideista di Al-Gazàli, ma non riuscì ad aver nessun influsso sul pensiero arabo-musulmano, che restò bloccato e fossilizzato nel fideismo. Quindi è difficile vedere la cultura arabo-musulmana odierna (ossia successiva all'XI secolo e parzialmente diversa da quella pan-araba e laica) come vicina a quella europea, la quale si fonda sulla filosofia classica greco-romana come ancella della teologia, che se ne serve (con la Patristica e soprattutto con la Scolastica) quale strumento per approfondire - per quanto possibile - la Rivelazione divina, la quale, invece, per l'Islàm gazzaliano è assolutamente non approfondibile tramite la filosofia.

1°)
A me sembra che non si possa prendere l'America settentrionale a modello di valori cristiani, poiché la rivoluzione americana, anche se conservatrice relativamente a quella francese, si basa sui valori dell'illuminismo moderato inglese: libertà assoluta, democrazia moderata come unica forma di governo, tolleranza dogmatica, culto dei diritti dell'uomo. Inoltre l'occidente presenta gravi sintomi di decadimento morale e intellettuale: comportamenti anti-sociali (omicidi, droga, suicidi), il degrado della famiglia, degrado che invece il mondo arabo ha rifiutato per senso di indipendenza nazionale dall'occidente e anche per l'influsso dell'Islàm rigidamente e fanaticamente moralista.

Perciò, se è vero che l'Islàm rappresenta un grave pericolo (ad extra e immediato) per il cristianesimo e l'Europa, occorre ammettere che anche l'empirismo sensista britannico, il nichilismo filosofico, il relativismo, l'edonismo e l'americanismo sono un grave pericolo (ad intra, anche se meno palpabile e cruento) per noi. Inoltre, l'amministrazione Bush, con la guerra in Iraq (2003), mi sembra che abbia scatenato proprio il fondamentalismo per debellare gli Stati arabi laici (Palestina, Iraq, Egitto, Tunisia, Libia e Siria).

L'occidente atlantico non coincide con la Cristianità, può somigliare solo alla ‘nuova cristianità' dell'Umanesimo integrale di Jacques Maritain (condannata da Pio XII). Il pericolo più grave (de jure) è quello dell'americanismo relativista, anche se potrebbe essere più urgente - oggi e de facto - la reazione all'invasione musulmano-integralista che è iniziata ‘pacificamente' (doveva essere così), ma già sta dando (non poteva essere diversamente) prova di bellicosità (vedi Parigi novembre 2005, Londra 2013).

Tuttavia, come ha scritto Israel Shamir, un ex colonnello dell'esercito israeliano, "se una mandria di bufali invade la mia fattoria, prima li devo disperdere perché non la danneggino e poi, però, devo scoprire chi l'ha spinta contro di me". Onde, se la migrazione di massa dei musulmani che ci ha invasi pacificamente (da parte nostra ma non loro) è un grave pericolo per l'incolumità religiosa, culturale e fisica dell'Europa, bisogna pur dire che l'origine prossima di tale pericolo rimonta innanzi tutto all'invasione della Palestina da parte dei sionisti e poi alla guerra offensiva e ingiusta (in senso teologico) contro l'Iraq; mentre l'origine remota è l'opposizione teologica tra Islàm e Cattolicesimo, la quale - però - è inferiore a quella esistente tra giudaismo e cattolicesimo. Infatti, il giudaismo ha ricevuto direttamente la Rivelazione nell'A.T. e l'Islàm no; infine l'Islàm nega la divinità di Cristo ma lo rispetta come un profeta, mentre il giudaismo talmudico lo odia come un uomo apostata e blasfemo che si è fatto Dio e merita disprezzo e morte.

2°)
Quanto al monoteismo, che accomunerebbe Europa e l'Islàm, mi pare che il vero monoteismo (fattoci conoscere dalla Rivelazione) sia quello del Dio Uno e Trino; quindi questa seconda tesi, teologicamente parlando, non regge, sebbene, geo-politicamente, l'Europa sia più vicina al ‘Vicino-Oriente' e all'area mediterranea (culla della civiltà che è nata con gli Assiro-babilonesi, Egiziani, Mesopotami, Ittiti, Medi e Persiani...) che non agli Usa, il che mi sembra lapalissiano.

Tuttavia, se ciò vale per l'Islàm, a maggior ragione vale per Israele (che aveva ricevuto la Rivelazione, l'ha rinnegata e cerca di smentire con la sua esistenza la Profezia di Gesù sulla sua definitiva rovina avvenuta nel 70/130 d. C.), come vale anche per il puritanesimo americano, antitrinitario, anti-cristico e antiromano (che ha rifiutato la Rivelazione formalmente ricevuta: il Luteranesimo è un'eresia) e per gli Usa che hanno appoggiato incondizionatamente, politicamente, militarmente e teologicamente lo Stato d'Israele, creando il problema arabo-palestinese, che è la fonte dei mali odierni, causati non dalla Palestina, che ha subìto il torto, ma da Israele, che lo ha prodotto.

Occorre ammettere che il mondo arabo e musulmano non accetta la modernità, il laicismo, il secolarismo, l'illuminismo e la degenerazione morale che ne consegue. Purtroppo anche i migliori e più acuti critici cristiani dell'islamismo lo attaccano là ove andrebbe approvato, ovvero lo attaccano per il rifiuto della modernità e post-modernità; e questo perché il cristianesimo odierno è impregnato di liberalismo. Certamente occorre fare le dovute distinzioni quanto alla maniera fanatica e priva di sfumature propria della mentalità musulmana integralista e al motivo fideistico-gazzaliano di tale rifiuto, ma ‘non bisogna buttare il bambino con l'acqua sporca', ossia non bisogna far propri i principi della modernità e, per rigettare l'Islàm, accettare ciò che la Chiesa romana ha costantemente condannato: il liberalismo e la modernità illuministica o solo empirista.

È ciò che - invece - si costata oggi anche in ambiente cattolico-conservatore, ossia un appiattimento sui principi liberal-democratici della rivoluzione-conservatrice anglo-americana (anche se si cerca di arginare quelli più radicali o progressisti della rivoluzione francese), appiattimento certamente dovuto alla rivoluzione ecclesiastica del Concilio Vaticano II, vero e proprio ‘Sessantotto del cattolicesimo', dal quale non si riesce ancora, purtroppo, ad uscire.

Monsignor Pier Carlo Landucci in Miti e Realtà (Roma, La Roccia, 1968) ha dedicato un capitolo intero (Il problema ebraico, pp. 435-443) alla questione dei rapporti tra islam/giudaismo e cristianesimo, che stiamo affrontando in quest'articolo. Il prelato precisa che "L'alternativa è fatale. O riconoscere la verità del divino Messia..., e quindi la verità del Cristianesimo, o seguitare a negare la verità di Gesù..., e vedere in Lui e nella sua religione il più tragico inganno (...). Si tratta, purtroppo, (quanto al giudaismo attuale) di un effettivo rifiuto positivo ... di Gesù... E' il medesimo rifiuto del mondo giudaico del tempo di Gesù. (...). Prosegue cioè il tragico errore dei loro padri (...). L'ebraismo ha respinto Gesù, rinnegando con ciò la sua storia... Questa quindi non è che un titolo di maggiore responsabilità, che rende l'ebraismo - obiettivamente parlando - l'anticristianesimo più inescusabile" (passim).

Infine, nel 1985, un anno prima di morire, monsignor Landucci (Renovatio, Genova, luglio-settembre 1985, anno XX, n. 3), confutava i sofismi della ‘Commissione per i rapporti religiosi con l'ebraismo', espressi nei ‘Sussidi', scrivendo che "Non si può passar sopra... alla loro (degli ebrei) congiunta testimonianza contro il Verbo eterno incarnato, il cui riconoscimento, dopo la Rivelazione, è indissociabile dalla vera glorificazione del Dio uno. (Diverso è il caso dell'Islàm, che non ha avuto direttamente la Rivelazione)... Gesù o è Dio, o è il più grande ingannatore, da attivamente disprezzare" (p. 470).


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