Cari alfaniani, siete stati usati e già gettati via

Vittorio Feltri - Dom, 19/01/2014 - Il Giornale

 

Se non sempre è facile difendere Silvio Berlusconi, è difficilissimo difendere coloro i quali lo hanno mollato andando in cerca di gloria nei pascoli della sinistra e dintorni.


C'è poi una certezza: voltare le spalle al Cavaliere porta sfiga più che andare in suo soccorso. Il caso di Angelino Alfano, esaminato ieri su queste colonne, è emblematico. Ma non è il solo. Guardate Nunzia De Girolamo, fuggita dal Pdl per non entrare in Forza Italia e rimanere abbarbicata al governo nel ruolo di ministro delle Politiche agricole.


Oggi rischia di perdere tutto: la carica (francamente eccessiva in rapporto al suo curriculum), la faccia e anche il posto in Parlamento. La gentildonna, finché se ne stava buona buona nella cuccia di Arcore, non correva rischi. Così almeno pareva. Caspita, non appena uscita dal cerchio magico di Berlusconi per seguire il Coniglione di Agrigento e tentare l'avventura, addirittura fondando un mini partito, le è crollato il mondo addosso. Povera figlia beneventana. Si dev'essere convinta di aver fatto carriera per meriti politici. In altri termini - crudi ma realistici - si è montata la tesa come tutte le persone che ne hanno poca, e probabilmente ha pensato: Silvio o non Silvio, se sono diventata ministro significa che sono brava e in grado di pedalare per conto mio, magari ciucciando la ruota - metafora ciclistica, sia chiaro - di Alfano, un gregario spacciatosi per campionissimo attrezzato a battere in volata tutti, anche un Berlusconi ormai acciaccato, spompato e in procinto di appendere la bici al chiodo.


Nunzia è forse una calcolatrice? Non esageriamo. Ha commesso un peccato: si è presa sul serio, lei che, a giudicare dal comportamento descritto dai giornali, tanto seria non ha dato l'impressione di essere, almeno nei momenti in cui si è occupata di bar e di Asl. Intendiamoci. Non è un'accusa. Certe cose le diciamo con dispiacere, ma sarebbe assurdo non dirle, dato che sono alla base delle grane che hanno costretto madame a presentarsi in Aula per difendere la propria onorabilità. E non solo quella. Poiché, nonostante tutto, le riconosciamo buonafede, aggiungiamo di crederle quando ella afferma di essere vittima di un complotto. Abbiamo creduto a Claudio Scajola, tant'è che lo intervistammo nella speranza di trovare un gancio cui appendere la sua innocenza, ovvio che ci fidiamo anche di lei, fino a prova contraria.


In attesa della verità, le diamo un consiglio non richiesto; eviti di dire delle banalità, frasi fatte grondanti ipocrisia, tipo questa: «Ho fiducia nella magistratura». Porta male.


Tutti quelli che l'hanno pronunciata, più o meno con enfasi, se ne sono pentiti, avendo subito ricevuto un avviso di garanzia. Di sicuro lei, signora, ora non è indagata, ma la smetta di continuare a ripeterlo: domani potrebbe esserlo. Se il nostro fiuto di vecchi cronisti non ci inganna, supponiamo che la Procura stia almanaccando qualcosa. Ci fermiamo qui perché non siamo iettatori né vogliamo apparire tali. Piuttosto raccomandiamo a lei e ai suoi amici del Nuovo centrodestra di fare attenzione alla iella.


 La situazione è grave anche se divertente. Cara ministro, si dimetta come se fosse una Josefa Idem qualunque. Meglio passare alla storia come anima candida infangata che come anima nera tignosa. Lo stesso suggerimento vale per Gaetano Quagliariello, che è diventato qualcuno per intercessione di Berlusconi e che, essendosi incollato al governo, pensa di avere motivi buoni per attaccare il proprio benefattore onde dimostrare di aver raggiunto un alto livello di emancipazione.


 Il vostro non è un gruppo di avanguardisti, bensì di disperati. Abbandonare la casa del padre è stato un errore, ma non irreparabile. Prima che sia troppo tardi, e già in queste ore potrebbe esserlo, fate retromarcia o sarete eliminati non dai nemici, che non avete, ma dagli ex amici (di sinistra) che vi hanno usato finché gli avete fatto comodo. Gianfranco Fini docet. Non si illuda nemmeno Beatrice Lorenzin, ministro della Salute, benché in questi mesi si sia impegnata nel compiacere le Regioni di sinistra (Emilia Romagna e Toscana, per citarne due) penalizzando quelle di centrodestra, per esempio la Lombardia. Anche lei, presto o tardi, verrà liquidata come una qualunque precaria. I progressisti amano i fighetti di centrodestra finché questi fanno il loro gioco, poi li eliminano quali intrusi.


 È sempre stato così, lo sarà ancora. È legittimo fare il proprio interesse, ma fino a un determinato punto: e questo è un punto di non ritorno. O il Nuovo centrodestra capisce l'antifona e si ravvede, innestando la marcia indietro, oppure sarà rottamato. Da chi? E da chi se non dai rottamatori? Sveglia.



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