Renzi di vongole e caviale Povero Gramsci.

10/1/2014 Pietrangelo Buttafuoco Il Foglio

 

 L'egemonia culturale della sinistra è al capolinea. Nel panino democratico del segretario Pd convivono sia l'arcitalia in canottiera che la schiatta radical degli ottimati


E' dunque l'ora di Matteo Renzi (se non proprio l'èra).


 E con Renzi il caviale si sposa alle vongole. Dentro il Pd, va da sé, che è il panino democratico giusto per confermare (il copyright è di Francesco Merlo), il brand Eataly.


Le vongole sono diventate la sostanza del caviale ed è così che, nell'ora di Renzi, l'egemonia di sinistra giunge al capolinea. L'imperio radical, infatti, diventa governo e si mette la destra dentro casa.


 Quello che sta dicendo Renzi in tema di diritti civili, flessibilità e immigrazione altro non è che occidente, dunque destra nell'accezione spendibile in zona euro e - diocenescampi - tutta piritolla e frullata nell'iPhone ma lui parla come i tory d'Inghilterra, come i conservatori del Belgio, come i clericali di Norvegia. Parla come parla il Papa, come da venti anni a questa parte parla la sinistra occidentale che i confini dell'egemonia li ha dilatati fino al patriottismo, a legge & ordine, al merito, con Tony Blair che ai migranti prossimi ai confini - lo ricordate, giusto? - gli sparava.

Vongole & Caviar, allora. I vecchi se lo ricordano: c'erano gli italiani "alle vongole" e poi quelli "caviar".


Da un lato c'era l'Arcitalia - ebbene sì, la destra - mentre dall'altro, egemone, pur assediata dai miasmi d'afrore delle canottiere populiste, c'era l'altolocata schiatta degli ottimati da centro storico. La sinistra, appunto. Chiamata a troneggiare sull'Italia tapina delle villette a schiera.


L'ora è tutta di Renzi, ma qualcuno si attarda. Paolo Virzì s'adonta per le critiche sul suo film, "Il capitale umano", ma è tutto grasso che cola. Non si può sentire che ancora oggi, con tutta l'acqua che va per il suo mulino, sostenuto com'è dal battage di tutti i Brodus brothers - i fratelli del brodo autoreferenziale che da "Che tempo che fa" di Fabio Fazio fino a "Pane quotidiano" di Concita De Gregorio gli nutrono l'anima - non si può sentire che lui poi accusi "un giornalaccio" (Libero) solo perché questo, difendendo "le villette a schiera" che tanto lo hanno turbato girando il film, tutela la provincia e l'operosità dei capannoni di Brianza rispetto alla messa in scena del più banale moralismo.


La geografia modella l'uomo ma se la sua attrice, Valeria Bruni Tedeschi (che è stre-pi-to-sa), mentre s'inpupa davanti allo specchio rivolge al marito il rimprovero dei rimproveri - "Avete scommesso sulla rovina di questo paese e avete vinto" - una pernacchia se la chiama, altro che, ma tutto questo per dire che il tentativo di Renzi di estendere l'egemonia prescinde - iPhone a parte - da questi ultimi tic da guerra civile.


Il radicalismo culturale, alla prova del governo, fa disastri alla sinistra. Porta a Zapatero che sarà stato equosolidale ma non è certo un esempio di governo riuscito e se fosse possibile immaginare un'applicazione italiana del radicalismo culturale al governo - tanto per fare un esempio, con Laura Boldrini premier - con tutte le professoresse democratiche in servizio permanente effettivo in giro ancora attardate oltre che sui cerchietti in testa anche su locuzioni archeologiche (nella misura in cui, cioè...), si sa come andrebbe a finire: i bimbi da adottare sarebbero assegnati solo alle coppie omosessuali. E l'eutanasia verrebbe comminata con la cassa mutua.


Vongole & Caviar, dunque. La natura italiana sdoppiata. I vecchi sanno bene che cosa significò quella separatezza tra gli uni e gli altri, un gioco di ruolo dove alla destra, malgrado la maggioranza dei numeri e del "comune sentire", venne assegnata - meritatamente, altro che - l'inadeguatezza storica e antropologica per fare fronte alle responsabilità della politica.


Vongole & Caviar, quindi. Un gioco delle parti dove la sinistra - erede dell'unica macchina machiavellica remota, il Pci - seppe ritagliarsi l'autorevolezza di ogni imprimatur.


La destra è popolo senza potere, la sinistra - di conseguenza - è senza popolo ma detiene il fonte battesimale cui da sempre attinge il potere. E così nell'immaginario, nella società, nei costumi e nella casamatta culturale, motivo per cui ancora oggi qualunque figurina del pantheon radical vanta crediti presso l'opinione pubblica.


Alessia Morani, responsabile giustizia del panino democratico di Renzi, si presenta a "Ballarò" per esprimersi (è perfino avvocato!) così: "Credo che questa sintesi del job-act sia riduttiva perché i dati che ci ha riportato e la straordinarietà della risposta che ha richiamato, noi abbiamo assolutamente la consapevolezza di questa necessità e perché dico che questa scheda è riduttiva rispetto all'idea di job-act che abbiamo perché quella roba lì c'è ma è l'ultima cosa che faremo". Ecco, se dunque l'onorevole Morani - campionessa della supercazzola, secondo Mattias Mainiero che ne ha trascritto su Libero tutte le perle - non viene accompagnata alla porta e affidata alla misericordia di un Mocio Vileda per più consono mestiere lo deve al vantaggio del fonte battesimale.


Si dirà, hanno rottamato a sinistra una persona di rara formazione giuridica qual è Anna Finocchiaro per caricarsi questa signora, imbarazzante al punto da sembrare una esponente dei Cinquestelle...


Si dirà, ma è cosi. E la Morani, nel suo partito, il panino democratico, non l'hanno accompagnata alla porta non solo per via degli ultimi tic da egemonia che restano a galleggiare ma perché nel frattempo il suddetto panino - tutto imbottito di vongole e caviale - giusto con l'ora di Renzi si spalanca nell'èra piritolla dove non necessariamente, anzi, è richiesta la struttura intellettuale e dove vale solo la gassosa presuntuosa vacuità tipica del trentenne occidentale proprio come ha svelato essere più volte lo stesso Renzi che la Nue - faccio per dire - la Nuova universale Einaudi non sa neppure cosa sia e beneficia di un corredo linguistico pirotecnico fatto di comunicazione perfino studiata che oggi rubrichiamo nel catalogo del cretino cognitivo e giusto ieri (è un copyright di Gabriele D'Annunzio) avremmo segnalato tra i virtuosismi propri del "cretino con lampi d'imbecillità". Sia chiaro: il cretino è riferito al corredo. Renzi, infatti, non è cretino. E' solo piritollo.


Solo un piritollo, per dire, può andare a parlare con i precari del Cefop, il centro di formazione del personale di Agira - faccio sempre per dire - e parlare di job-act. Tutto l'abuso che si fa di termini in lingua inglese, parlandolo per svelare di non saperlo parlare, non è solo atteggiamento piuttosto conseguenza di un pedaggio. E' quello che la politica ha imposto all'egemonia pur di realizzare la compiuta occidentalizzazione della sinistra. Non c'è più il berlusconismo (e già fa impressione accorgersi di avere chiamato in scena il Cav. in questa pagina dopo seimila battute di scrittura...), non c'è più dunque Silvio Berlusconi ridotto all'esito di Dudù, ma anche di là, ove tutto si puote, tutto va a spegnersi.


Si è a metà tra la vecchia sinistra e qualcosa ancora da fare. La vecchia sinistra con Massimo Recalcati che a "Otto e mezzo" - sempre in zona Brodus brothers, gli affratellati nel brodo - ancora cincischia sul tramontato Cav. e l'erezione di un Viagra di marmo e il qualcosa ancora da fare con Renzi che si fa la foto con Max Pezzali e così fa concreta l'epifania de' tempi nuovi.


Questo scatto con l'eroe degli 883, cioè Pezzali, è l'immagine perfetta del caviale democratico che si prende la vongola paninara e Renzi - che è sciamano del piritollame - riesce a giostrare tutte le suggestioni di sostanza, fa marameo a Maurizio Landini e alla Fiom e si mette in posa con Renzo Rosso, il padrone del marchio Diesel e poi anche con altre madonnine del made in Italy della seconda generazione. Ovviamente accanto a lui c'è il concreto Oscar Farinetti che è il suo software (un poco piritollo lo sono pure io) ma c'è anche l'etereo Brunello Cucinelli, un altro della filiera etica, nel senso vero del filo quest'ultimo: quello del cachemire.


La filiera ha sostituito un eventuale Gramsci unico per tutte le coscienze e ogni pupo del presepe - nel transeunte dell'ora in attesa che diventi èra - pur accerchiato nei tormenti e dalle inquietudini rielabora il lutto prim'ancora che l'egemonia tiri le cuoia perché altrimenti come spiegarsi il richiamo irresistibile del piritollame in un comico come Antonio Albanese, con indosso i paramenti sacri del sussiego in un dialogo con Beppe Severgnini, e sempre in zona Brodus brothers, in uno di quei momenti d'alta fuffa cultural-mediatica?


Il qualcosa ancora da fare. Renzi potrebbe sembrare Bettino Craxi che fabbricò l'ottimismo degli anni Ottanta grazie anche al mito Versace che fece dell'Italia una passerella delle modelle star, grazie a Trussardi che vestì l'Alitalia affinché il mondo arrivasse alla Milano, tutta da bere. Tra la Leopolda e la Piramide di Filippo Panseca, la scenografia del congresso del Psi c'è un qualche legame ma Renzi in assenza di contrappesi - e Dio solo sa quanti ne ebbe di contrappesi Craxi, dalla immusonita e potentissima fortezza azionista, Norberto Bobbio in testa, alla magistratura che ne perfezionò poi la messa al bando - può fare solo Renzi.


Vongole & Caviar, un tempo. Osservare l'Italia per l'ennesima volta è l'occasione per capire che questa nazione non è una cosa ferma ma un qualcosa che cambia. Cariatidi assai care - anche la chiesa, ritiratasi nella dimensione pop, senza più essere sporca di Ior, priva di un Carlo Giovanardi che gridi alla sancta simplicitas - sono precipitate nel dimenticatoio. L'assenza del nemico ha generato il vuoto e questo stesso vuoto s'è fatto contesto dove comunque è chiaro il risvolto cinico e spietato. Insomma, l'egemonia - nell'ora di Renzi, nell'eventualità diventi un'èra - si allarga, si mette la destra dentro casa ma se pure tutti i vongoli vogliono essere caviar, quest'ultimi non lo vorrebbero. E non lo vogliono.


Vongole & Caviar, alfine. La classe dirigente di domani sarà la prima a non aver mai letto Fëdor Dostoesvkij ma solo i tweet di Nomfup che adesso non sto a spiegarne la rava e la fava del chi è e del perché poiché alla fin fine, io, sono fermo a "Le mosche del capitale" di Paolo Volponi e comincio a temere di non essere degno della visione del "Capitale umano".

Post scriptum
Ogni segno è segno ed è perciò che vengo e mi spiego. Per non farmi dire, "ecco, quello critica il film senza averlo visto..." giovedì pomeriggio - giusto il giorno dell'arrivo nei cinema - sono andato all'Adriano, a Roma, pronto per lo spettacolo della prima rotazione: ore 15,20. Prendo il biglietto, 6 euro, e mi dirigo verso la sala 4. E' un po' presto e attendo che la proiezione inizi. Siccome l'assegnazione dei posti è automatica tutti gli spettatori vengono radunati in grappolo e mi ritrovo circondato da vecchine cosmopolite, molto caviar, eccitate all'idea di vedere il film. Non fanno altro che parlarne, oltretutto in inglese e anche in francese, generando in me - provinciale quale sono - lo sconforto assai meritato di capire, oltre a quello che dicono del film, e in quale caffè vada Valeria Bruni Tedeschi, poco e niente; credo qualcosa riguardo alla badante di una delle convenute. Insomma, si attende la visione quando arriva il proiezionista, piuttosto agitato, nel comunicare a tutti noi un problema. All'Adriano hanno il sistema digitale, questo benedetto sistema digitale non funziona, devono caricare il file, il file arriva da una padella satellitare, la padella satellitare è pronta ma non è pronta la stazione da cui parte il segnale e così via al punto che la discussione prende un po' tutti - specialmente le vecchine cosmopolite - che fanno tutta una serie di domande prontamente interrotte da un signore, un settantino, che taglia corto: "Quanto era meglio prima, quando si rompeva la pellicola e subito si poteva incollare. Io ho il problema del parcheggio. Siamo sicuri che si potrà vedere questo film?". Quaranta minuti. Il tempo che il file possa essere caricato e poi proiettato. Il proiezionista si stringe nelle sue strette spalle e ripete: "Quaranta minuti, questo dovrebbe essere il tempo di attesa". Il settantino non demorde: "Una volta, invece...". Una volta, certo. Gli spettatori, le vecchine cosmopolite soprattutto, trasformano la sala in un'assemblea e il proiezionista porta legna al fuoco. La modernità, spiega, ha le sue conseguenze. Compresa la riduzione del personale. Fa tutto la macchina, anzi, il sistema digitale. Alle corte, la faccenda è assai lunga. Io me ne vado mentre una delle vecchine cosmopolite, decisamente caviar, nonché teorica del pensiero magico, rivela a tutti gli astanti: "La verità è una, i brianzoli hanno boicottato il film!". Me ne vado. Senza farmi rimborsare il biglietto. E poi dice le vongole.

© - FOGLIO QUOTIDIANO

di Pietrangelo Buttafuoco


Cerca nel sito

ContanteLibero.it

I più letti


Le perle


Appello

Per cambiare la politica

Eventi del Circolo

Il calendario

Sezione Video

Eventi del circolo

Premio La Torre

1996/2011

Selezione Libri

Recensioni

Links

Collegamenti utili


Partners

Realizzato da Telnext