DALL'ARCHIVIO - DONNE IN POLITICA

Vittorio Messori

 

Caratteristica comune e inevitabile delle ideologie moderne è la loro indifferenza alla realtà: se i fatti reali contraddicono lo schema, tanto peggio per i fatti, lo schema non va modificato.


Per questo le secrezioni intellettuali sono così pericolose. Ne abbiamo già parlato più volte, ma la conferma attuale è troppo evidente e ghiotta perchè non venga voglia di segnalarla. Parlo delle elezioni francesi alla Presidenza della Repubblica.


Da un lato un oriundo ungherese, figlio di un'ebrea, Nicolas Sarkozy, dall'altra Segolène Royal. Occasione "storica": per la prima volta una donna candidata a quella sorta di monarchia elettiva che è la Presidenza della Repubblica così come voluta dalla grandeur di De Gaulle.


Lasciamo stare (per non turbare troppo la retorica imperante) che, quasi sempre, dietro a ogni donna leader politico, c'è un maschio influente: Hillary Clinton, moglie dell'ex - presidente Bill, Indira Gandhi, figlia del Pandit Nehru, Isabelita Peron, presidente dell'Argentina, moglie di Juan Domingo Peron e così via. Anche Segolène non è "senza famiglia", è la compagna del segretario generale del Partito Socialista francese e deve a lui la sua candidatura.


 Lasciamo stare, dunque, le origini "familiari", per concentrarci sul fatto che, subito, si è scatenato il conformismo retorico degli opinionisti "politicamente corretti": finalmente una femmina, una che addirittura porta di rado i pantaloni preferendo le gonne, candidata al vertice di una delle più illustri e importanti democrazie del mondo! Un onore, un segno decisivo di riscatto per tutte le donne! Leggevo articoli grondanti di soddisfazione: une femme présidente, il sogno che si avvera per l'universo femminile. Chissà, dicevano quegli scribi, come sono tutte contente e impazienti di votarla.


Per quanto mi riguarda, sorridevo ironico. Come ho raccontato in Emporio cattolico, tra gli esami alla facoltà di Scienze Politiche, ne diedi uno sui "comportamenti elettorali", imparando che in ogni Paese le elettrici sono più numerose degli elettori; che, dunque, se volessero, potrebbero "femminilizzare" parlamenti ed istituzioni.


Ma il problema è che le donne non votano per le donne, ogni volta che c'è da scegliere un responsabile - dall'amministratore del condominio sino al presidente della repubblica - preferiscono in genere dare il loro suffragio a un uomo. Per scendere dalla politica agli ambienti aziendali, sia nelle fabbriche che negli uffici, se fossero libere di esprimersi, operaie ed impiegate non opterebbero come capo per una collega ma per un collega. Gelosie, invidie, antipatie per le altre, sfiducia nel loro sesso? Non lo so, quali che siano le ragioni, la realtà è questa.


Dunque, aspettavo l'esito del primo turno delle elezioni francesi sicuro di come sarebbe andato a finire. Al primo turno, la Royal è stata ovviamente scelta con Sarkozy per il ballottaggio finale, seppure molto al disotto come numero di voti. Non poteva non essere scelta, visto che era la candidata unica di tutta la gauche.


 Dalle prima analisi, risultava chiaro ciò che era evidente per tutti, tranne che per gli ideologi del "politicamente corretto", secondo il quale le elettrici sarebbero in cerca di riscatto politico. Quelle stesse elettrici, in realtà, avevano votato in maggioranza per l'uomo. Anzi, interrogate, avevano dato risposte come quella non di una donnetta al mercato ma come quella di una delle più note giornaliste francesi: «Non la sopporto.


Sembra sempre dire, muovendosi con quel suo corpo: guardatemi, sono bella ma ho anche quattro figli e adesso voglio diventare la numero uno non della mia famiglia ma della Francia intera. No, proprio non mi va giù». E un'altra, donna in carriera politica: «La detesto, vuol fare la maestrina ma, per me, è un'oca». Insomma, sentimenti antichi di avversione femminile che poco hanno a che fare con la politica ma che sembrano inestirpabili persino tra queste femmes savantes e, a parola, femministe. Infine, ecco l'elezione definitiva, ecco il definitivo trionfo dell'oriundo ungherese e, addirittura, un impietosa ricerca sociologica da cui risulta che, se fosse stato solo per il voto delle elettrici, la candidata con la gonna non sarebbe giunta neanche al ballottaggio.


 La vittoria di Sarkozy è stata la più schiacciante dell'intera storia francese e, pare, proprio a causa del voto femminile per lui.


Tutto prevedibile, tutto nella norma. Io però, maschietto, non ci sto all'editoriale di commento pubblicato dal quotidiano dove io stesso scrivo e dal titolo composto da una sola parola: «Misoginia». Autore, quell'ormai stagionato trombone di Bernard Henry Lévy, secondo il quale la disfatta della Segolène sarebbe il segno del persistere della «tradizionale misoginia dell'uomo francese».


Dell'uomo? I fatti, convalidati dai sociologi e dai sondaggisti, dicono esattamente il contrario, è la misoginia femminile non quella maschile che ha tradito l'aspirante présidente. Ma che importano i fatti?


 Come dicevo, per l'ideologo lo schema non è modificabile: la realtà non ha alcuna rilevanza, nulla conta rispetto allo schema elaborato dagli intellettuali. In ogni caso, come uomo protesto per la diffamazione e propongo anche per noi maschietti una "Lega anticalunnia": che c'entriamo noi se madame Royal, alla pari del resto di ogni altra candidata a posti di responsabilità, non sta simpatica alla maggioranza delle francesi?

 
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