Sulle tracce di Maria: Saragozza PARTE 1

di Diego Manetti

 

Sulle tracce di Maria: Saragozza PARTE 1



Continuiamo, cari amici, il nostro cammino "Sulle tracce di Maria", con l'intento di seguire - come dice il titolo di questo nostro appuntamento mensile - il cammino di Maria tra gli uomini, ripercorrendo alcune delle più importanti tracce che la Vergine ha lasciato nel mondo, ovvero i santuari a Lei dedicati, intesi come risposta umana all'iniziativa di Maria di rivolgersi all'umanità con apparizioni o messaggi in precisi momenti della storia.


La "traccia" mariana che andiamo a esaminare questa volta è davvero molto particolare poiché si tratta di un santuario che è sorto in quello che è un luogo di devozione assai profonda nei confronti della Vergine Maria: Saragozza, in Spagna.


Ciò che rende particolare la devozione mariana là radicata, e che trova espressione nel bellissimo Santuario del Pilar, è il fatto che tale luogo di preghiera non si origina come risposta dell'uomo a una apparizione mariana - come è invece stato nel caso del santuario di Notre Dame de Laus, in Francia, o della cappellina della Regina della Famiglia a Ghiaie di Bonate, in Italia, come abbiamo visto nelle puntate precedenti; la cattedrale dedicata alla Virgen del Pilar - una delle più grandi chiese al mondo - sorge infatti in Saragozza, capitale dell'Aragona, in Spagna, per ricordare non una apparizione ma una "venuta" di Maria. Che cosa si intende con "venuta"? Per comprenderlo meglio dobbiamo rifarci a quanto riferito dalla tradizione.


Proprio secondo la tradizione, nella notte del 2 gennaio dell'anno 40 d.C., in una città posta sulla riva destra dell'Ebro, in Spagna - una città allora chiamata Cesarea Augusta e in seguito ribattezzata Saragozza - la Vergine Maria sarebbe apparsa all'apostolo Giacomo che si trovava in terra spagnola per annunciare la Buona Notizia.


 Comprendiamo subito perché si debba parlare di "venuta" e non di apparizione: perché nel 40 d.C. la Madonna era ancora vivente in terra, essendo trascorsi neppure dieci anni dalla morte e resurrezione del Figlio Gesù che, come ormai la critica storica ha dimostrato, può essere collocata con una certa sicurezza nei giorni di Pasqua dell'anno 30 d.C.

La tradizione afferma che Maria, trasportata dagli angeli, sarebbe giunta in Spagna direttamente da Gerusalemme in carne mortale. Perché in Spagna? Perché poco dopo l'Ascensione di Gesù e l'effusione dello Spirito Santo sugli Apostoli e su Maria stessa riuniti nel cenacolo, ecco che gli Apostoli stessi si erano diretti ai confini del mondo per annunciare la Buona Novella, come era stato loro chiesto da Gesù stesso: "Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni creatura" (Mc 16, 15). Giacomo - detto "il Maggiore", per distinguerlo dall'omonimo discepolo che i testi evangelici e gli scritti paolini definiscono "cugino del Signore" e che fu il primo vescovo di Gerusalemme - si era dunque diretto verso ovest, raggiungendo la terra spagnola. Spirito indomito, carattere forte, Giacomo era fratello di Giovanni l'Evangelista. Giacomo e Giovanni, prediletti del Signore - che ebbe a definirli "figli del tuono" per via del loro vivo temperamento - furono chiamati ad assistere alla Trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor.


Certi dell'aiuto di Maria, a lei ci rivolgiamo con la seguente preghiera:

Oh Virgen del Pilar, Reina y Madre.   / O Vergine del Pilar, Regina e Madre
España y todas las naciones hispanas   / La Spagna e tutta l'Ispanità
reconocen con gratitud tu protección constante  / Riconoscono grate la tua costante protezione
y esperan seguir contando con ella.   / E sperano di continuare a contarci
Obténnos de tu Hijo fortaleza en la fe,   / Che otteniamo da tuo Figlio fortezza nella fede
seguridad en la esperanza y constancia en el amor. / Sicurezza nella speranza e costanza nell'amore
Queremos que en todos los instantes de nuestra vida / Ti chiediamo che ogni istante della nostra vita
 sintamos que tu eres nuestra Madre.   / Sentiamo che tu sei nostra Madre
Por Jesucristo nuestro Señor. Amén.   / Per Gesù Cristo nostro Signore. Amen


Giacomo dunque, animato da profondo ardore missionario, si reca in Spagna, all'epoca dominio dell'impero romano. La sua predicazione raccoglie però pochi frutti poiché pochi sono quelli disposti ad accogliere la Buona Novella predicata dall'apostolo. Talmente pochi che la tradizione riferisce di appena otto discepoli che Giacomo sarebbe riuscito a guadagnare alla causa del Vangelo.


Ecco, andiamo dunque con la mente e con il cuore a quel lontano 40 d.C. e immaginiamo i sentimenti di Giacomo: lontano da Gerusalemme, stanco per il lungo pellegrinare, dopo aver radunato i suoi otto compagni, sconfortato per aver raccolto così poche anime per il Signore, ecco che si trova presso l'Ebro, fuori le mura della città di Cesarea Augusta, l'odierna Saragozza. Che cosa sta pensando Giacomo?


Sta progettando, in preda a un profondo scoramento, di ritornare a Gerusalemme. Quand'ecco, all'improvviso, una luce penetra il buio della gelida notte di quel 2 gennaio del 40 d.C.: una moltitudine di angeli appare dinnanzi a Giacomo, cantando festosa, e trasportando su una colonna - in spagnolo "pilar", pilastro - la Vergine Maria. Che cosa poteva aver spinto Maria, che allora si trovava in Gerusalemme, a recarsi "in carne e ossa" in quel di Cesarea Augusta per comparire dinnanzi a Giacomo, se non il desiderio di confortare l'apostolo e di esortarlo a proseguire la sua missione?

Secondo la tradizione, gli angeli avrebbero fissato nel terreno il "pilar" e, sopra di esso, Maria si sarebbe rivolta all'apostolo Giacomo dicendo: "Figlio mio, è qui il luogo segnalato e destinato ad onorarmi. Qui, grazie a te e in memoria mia, la mia chiesa deve essere edificata".  Notiamo come sia Maria stessa - come poi a Lourdes, tanto per citare il caso più famoso - a chiedere che le venga edificato un luogo di preghiera in cui far crescere la devozione a Maria e tramite Lei onorare il Figlio Suo Gesù, e dunque il santuario che là sorgerà si presenta come la risposta umana che verrà data a una precisa iniziativa del Cielo.

Prosegue poi Maria, secondo la Tradizione, rivolta a Giacomo: "Cura questa colonna sulla quale io sono poiché, stanne certo, è il Figlio mio e Maestro tuo che l'ha inviata dal Cielo, facendola portare dai suoi angeli. Presso questa colonna poserai l'altare della cappella. E in questo luogo, per le mie preghiere e la mia intercessione, la forza dell'Altissimo opererà prodigi e portenti mirabili, specialmente per coloro che, nella loro necessità, mi invocheranno.


 Questa colonna si eleverà in questo luogo sino alla fine del mondo e mai mancherà in questa città chi veneri il nome di Gesù Cristo, mio Figlio". Possiamo osservare come Maria precisi subito che quel luogo, in virtù delle sue preghiere e della sua intercessione sarà un luogo di grazie speciali per quanti la invocheranno. Ecco, Maria si presenta a Giacomo come la Mediatrice per eccellenza, come la Madre che può intercedere per i Suoi figli presso Gesù, al cui Nome infine va reso ogni onore, come è nella volontà di Maria stessa: "Mai mancherà in questa città chi veneri il nome di Gesù Cristo, mio Figlio".


Sempre secondo la tradizione, Giacomo avrebbe eretto attorno alla colonna posta dagli angeli nel terreno una cappella - come riferiscono i documenti medievali, delle dimensioni grosso modo corrispondenti a quelle dell'attuale cappella dedicata alla Virgen del Pilar.


Dopodiché l'Apostolo sarebbe ripartito alla volta di Gerusalemme, dove avrebbe incontrato il martirio un paio di anni dopo, primo tra gli Apostoli, morendo di spada su ordine di Erode stesso poiché questo era "gradito ai Giudei" (Atti degli Apostoli 12, 2-3). Morto per testimoniare la fede, il suo corpo sarebbe stato poi trasportato dai suoi discepoli in Spagna, dando origine a quella grande tradizione di devozione che è il "cammino di Santiago de Compostela".


 I protagonisti della Reconquista - il processo storico di liberazione delle terre spagnole dall'occupazione dei Musulmani - ne faranno successivamente il proprio paladino, attribuendo sempre maggior valore alla tradizione popolare che voleva San Giacomo - "Santiago", appunto - essere apparso su un cavallo bianco alla testa delle colonne cristiane per salvare la Spagna dall'invasione dei Mori.

Quella di Saragozza è dunque una "venuta", non una apparizione, il che rende tale fatto davvero unico nella storia delle devozione mariana. Una venuta che mostra quanto forte fosse il legame tra Maria e Gesù: Giacomo e Giovanni avevano un posto speciale nel cuore di Gesù, ed ecco che è Gesù stesso che dalla croce affida Giovanni a sua Madre, mentre Maria stessa, alcuni anni dopo, non indugia ad accorrere in soccorso di Giacomo, sfiduciato per la difficile predicazione in terra spagnola.


La risposta umana a questa "venuta" è stata la cappellina edificata dallo stesso Giacomo attorno alla colonna portata dagli angeli, in quello stesso anno 40 d.C., cui sono seguite poi successive opere che hanno portato a un edificio paleocristiano, seguito da uno romanico, sostituito a sua volta da un tempio gotico, il quale a sua volta venne rifatto - tra la fine del ‘600 e l'inizio del ‘900 - in stile  barocco-neoclassico, portando a quello splendido edificio sacro che ancora oggi si può ammirare a Saragozza.

Vediamo ora alcune caratteristiche che rendono la cattedrale di Saragozza davvero unica nel suo genere. Anzitutto la città sorge sulla riva destra dell'Ebro, il fiume dal cui nome latino Hiberus trae la denominazione la Spagna tutta come penisola iberica; l'importanza del fiume si evince dal fatto che attraversa Castiglia, Navarra, Rioja, Aragona e Catalogna, scorrendo per circa mille chilometri.


La venuta di Maria sulle rive del fiume Ebro significava dunque una venuta per tutta la terra spagnola che da questo fiume è bagnata. Dal XII secolo almeno la festa della dedicazione della Cattedrale del Pilar si celebra il 12 di ottobre, data che coincide con un altro famosissimo 12 ottobre, quello in cui, nel 1492, si ricorda la scoperta dell'America da parte di Cristoforo Colombo sulla caravella "Santa Maria".


Non stupisce dunque  che la Virgen del Pilar venga riconosciuta patrona non solo di tutta la Spagna ma dell'intera Hispanidad, ovvero dei territori di lingua spagnola - numerosi, in terra d'America - le cui bandiere circondano entrambi i lati della "Santa y Angelica Capilla" dove è custodito e venerato il "pilar", il pilastro stando sul quale nel 40 d.C. la Madonna apparve all'apostolo Giacomo proprio là dove ancora oggi si trova, nella stessa posizione in cui, secondo la tradizione, gli angeli stessi lo avrebbero collocato.


Il "pilar" è dunque una colonna di diaspro, di forma cilindrica, alta 177 cm e con un diametro di 24 cm. Da secoli è avvolta - come protezione e decoro - da un artistico rivestimento in argento e bronzo. Su di essa è stata collocata una statuetta di legno nero della Madonna con il Bambino, risalente al XV secolo. Se la statua - pur in dimensioni ridotte - aiuta la mente del fedele a immaginare la scena che poteva essersi presentata agli occhi di Giacomo ormai circa 2000 anni fa, occorre però ricordare che la colonna è la stessa che gli angeli avrebbero fisicamente lì trasportato in quella notte del 2 gennaio del 40 d.C. e sulla quale la Vergine Maria si sarebbe posta per parlare a San Giacomo.


 E questa stessa colonna si trova nella esatta posizione in cui sarebbe stata collocata circa 2000 anni fa: attorno a essa l'edificio sacro è stato più volte distrutto, riedificato, restaurato, a la colonna è rimasta là, fissa nel terreno, immagine di quella fede che la terra spagnola ha cercato, nel secoli, di conservare intatta e ben radicata laddove l'annuncio dell'apostolo Giacomo aveva gettato il primo seme del Vangelo. Sul retro della Cappella una piccola apertura permette ai fedeli di baciare la superficie della colonna: un gesto di profonda devozione, la cui frequenza si può almeno intuire notando come, nei secoli, questi baci di fedeli appassionati abbiano scavato di alcuni centimetri quella durissima pietra.


La cappella dedicata alla Virgen del Pilar è custodita - lo dicevamo - nella omonima cattedrale che è una delle chiese più grandi al mondo: una grande cupola centrale svetta al centro dell'edificio sacro, attorniata da dieci cupole minori (alcune delle quali affrescate da Francisco Goya). Agli estremi, le quattro torri, di circa cento metri di altezza, sono le più alte di Spagna.


 Tanta grandezza esteriore celebra la grandezza della Venuta di Maria, ricordata dal complesso scultoreo interno alla cappella. Nel luglio 2008, quando mi recai per la prima volta con alcuni amici a fare visita al Santuario del Pilar, rimasi colpito dalla semplice bellezza che regna nella Cappellina interna. E' davvero un'emozione singolarissima trovarsi dinnanzi alla colonna dalla quale Maria avrebbe promesso a San Giacomo, 2000 anni fa, che chiunque si fosse recato in quel luogo domandando l'intercessione della Vergine, avrebbe ricevuto grazie specialissime. Questa certezza avevamo nel cuore - io e i miei compagni di viaggio - quella mattina di luglio, quando abbiamo assistito alla Santa Messa nella piccola cappella interna alla cattedrale.


Perché avere una tale fiducia nella promessa di Maria, se non perché già una volta, in modo straordinario, la Vergine ha mantenuto la parola data, concedendo la grazia richiesta a un fedele che ad Ella si era rivolto animato da profonda fede filiale? Sto parlando di uno dei miracoli più straordinari che siano mai accaduti, un evento così prodigioso che si potrebbe definire il Santuario della Virgen del Pilar un'oasi di guarigione paragonabile senz'altro alla più famosa Lourdes.


Di questo miracolo voglio ora parlarvi, cari ascoltatori, per condividere con voi la storia del miracolo dei miracoli, "el milagro de los milagros", operato per intercessione della Virgen del Pilar nel Seicento, una storia nel narrare la quale devo riconoscere un profondo debito di gratitudine a Vittorio Messori e al suo libro "Il miracolo" (Rizzoli 1998).
 
Per raccontarvi questa storia, devo anzitutto chiedervi di fare uno sforzo. Dobbiamo infatti tornare con la mente e con il cuore alla prima metà del Seicento, in una povera provincia dell'Aragona, nel villaggio ("pueblo") di Calanda, situata a sud-est di Saragozza.


Che cosa c'entra Calanda con Saragozza? Lo scopriremo tra poco, per ora vi basti sapere che in questo piccolo centro dell'Aragona, nell'unica piazza presente, si trova una piccola chiesa; sull'arco dell'unico portale di tale edificio sacro si trova scolpita una statuetta della Madonna: è la Virgen del Pilar. E tale statua è sovrastata da una scultura molto particolare: quella di una gamba tagliata sotto il ginocchio, segno del miracolo di cui sto per narrarvi.

Entrando nella chiesa di Calanda, si trova una cappellina dedicata al "miracolo dei miracoli", come esso viene definito in terra di Spagna, e come ricorda la lapide nei pressi della stessa cappella: "In questo stesso luogo e per intercessione della Vergine Santissima del Pilar, fu restituita al suo devoto Miguel Juan Pellicer la gamba che da molto tempo gli era stata amputata". Eccolo dunque el milagro de los milagros: per intercessione della Virgen del Pilar, a un uomo è stata ridata la gamba che aveva perso. Che cosa ha di eccezionale questo miracolo?


Anzitutto che esso si presenta come la risposta alla sfida lanciata dallo scetticismo e dal materialismo ateo di Otto e Novecento. Basti pensare a che cosa disse il celebre romanziere Emile Zola, profeta del positivismo letterario, quando si recò a Lourdes, nel 1894: entrato nella grotta di Massabielle, dove la Vergine era apparsa a Bernadette nel 1858, il letterato aveva esclamato: "Vedo molti bastoni e stampelle, ma non vedo gambe di legno!", come a dire: il vero miracolo, quello dinnanzi al quale anche  uno scettico o un ateo dovrebbe ricredersi, sarebbe il far ricrescere una gamba, non semplicemente camminare uno zoppo.


Prima di proseguire nella nostra narrazione, vorrei precisare che non stiamo qui tentando la ricerca del miracolo più straordinario per manie di sensazionalismo o perché convinti che ci possa essere un miracolo così miracoloso da convincere invincibilmente qualsiasi scettico. Al contrario, stiamo con Pascal che riteneva che il Dio cristiano avesse stabilito di dare abbastanza luce a chi volesse credere, garantendo sempre però abbastanza ombra per chi non volesse credere.


Solo così è garantita la libertà dell'uomo, senza la quale non si potrebbe avere un'adesione responsabile e individuale alla fede. Diciamo poi che qui ci occupiamo di questo miracolo così eccezionale - la restituzione di una gamba amputata - solo perché "già" crediamo che tutto è possibile a quel Dio che è risorto, operando dunque l'unico, vero e grande miracolo sul quale sta o cade la nostra fede, secondo quanto dice San Paolo: "Se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede" (1Cor 15, 13-19).


 E' solo perché crediamo che Cristo ha vinto la morte - questo sì, è davvero il miracolo dei miracoli! - che anche crediamo che possa aver restituito la gamba a un fedele che, per intercessione di Maria, domandava la grazia di una guarigione umanamente inammissibile. E vogliamo rendere conto di questo miracolo solo per dare un segno ulteriore della grande misericordia di Dio nei confronti dei suo figli che, fiduciosi, ne invocano l'aiuto tramite l'intercessione della Madre Celeste.


Riprendiamo dunque il racconto del miracolo della gamba amputata. Protagonista è il già citato Miguel Juan Pellicer (pron.: pégliser), battezzato in quel di Calanda il giorno 25 marzo 1617, festa dell'Annunciazione di Maria. Secondo di 8 tra fratelli e sorelle, Miguel Juan nasce da genitori che sono poveri contadini ma buoni cristiani.


Di poca cultura - pare che sia rimasto analfabeta per tutta la vita - fu istruito ai contenuti fondamentali della fede cattolica dalle lezioni del parroco di Calanda, caratterizzando la propria umile fede con una profonda devozione mariana, pregando quella Virgen del Pilar che, secondo la tradizione popolare, sarebbe stata invocata dalla gente di Calanda nel IX secolo e avrebbe salvato il povero villaggio dal saccheggio di un feroce capo-banda islamico. Da allora, Calanda avrebbe riconosciuto nella Virgen del Pilar la propria protettrice.


Intorno ai vent'anni il giovane Miguel Juan avrebbe lasciato la casa paterna per non gravare sul povero bilancio familiare e si sarebbe trasferito nelle terre lungo il Mediterraneo, nel regno di Valencia, lavorando nelle campagne come bracciante presso uno zio.


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