URBANISTICA: GLI INUTILI VENT'ANNI DELLA LEGA LOMBARDA

17/5/2012 Di Gilberto Oneto per lindipendenza.com

Nei giorni scorsi anche sul nostro quotidiano si è dibattuto sul consumo di territorio in nuove costruzioni, spesso inutili. La polemica è stata riportata di attualità da un Dossier di FAI e WWF che denuncia come ogni giorno nella Repubblica italiana vengono distrutti 75 ettari di terreno per nuove colate di cemento. L'indagine, titolata "Terra rubata - Viaggio nell'Italia che scompare" ha preso in esame 11 regioni, corrispondenti al 44% della superficie totale: solo qui  l'area edificata è aumentata di 3,5 volte in 50 anni ricoprendo una superficie pari a quella del Friuli.


Il disastro continua, con la cementificazione e con l'impermeabilizzazione di spazi enormi e con la conseguente distruzione di aree verdi, agricole e naturali con un corollario di danni incalcolabili. L'urbanistica italiana, nonostante le buone intenzioni della Legge urbanistica del 1942, ha cavalcato questa folle "corsa al progresso" e "allo sviluppo" del territorio fornendo strumenti culturali e normativi alla peggiore speculazione economica e alle ideologie  del progressismo più becero. A questa follia collettiva si sono purtroppo associate anche molte amministrazioni locali autonomiste e leghiste che non hanno capito la straordinaria forza che traggono le istanze identitarie dal rapporto con il territorio e dalla sua salvaguardia. Eppure in passato qualche segnale positivo c'era stato.

Nel 1993 la Consulta del Territorio dell'Ufficio legislativo della Lega Nord aveva pubblicato, in collaborazione con il Gruppo consiliare leghista delle Regione Lombardia una serie di documenti fra cui una "Bozza di prontuario per la redazione dei PRG nei Comuni leghisti", nella quale si dava una serie di indicazioni che gli amministratori locali avrebbero dovuto seguire per marcare la propria differenza e per dare un forte segnale di cambiamento.

Vi si leggeva fra le altre cose:

«Punto 4.1

Il periodo dello sviluppo indiscriminato è terminato. Il piano deve oggi evitare di utilizzare altro territorio non urbanizzato. In particolare si deve assolutamente evitare di toccare aree agricole di classe I e II, aeree ad alto interesse paesaggistico, produttivo o storico-culturale. 

Tutte le aree di eventuale espansione vanno in qualche modo "risarcite" altrove mettendo a disposizione risorse o aree di uguale caratteristica e "peso".

Punto 4.2

Occorre utilizzare al meglio tutto il patrimonio edificato esistente, recuperando tutti i volumi non utilizzati, concedendo aumenti di volume per i restauri, per espansioni limitate e per migliorie formali.

Non vanno previste nuove espansioni in presenza di volumi non utilizzati».

Non serve essere addetti ai lavori per capire la straordinaria portata innovativa di indicazioni del genere. Che effetto hanno avuto sulla politica leghista?

Alla direzione dell'Ufficio legislativo quel galantuomo di Roberto Ronchi era stato subito dopo sostituito da Gian Maria Galimberti (sì, proprio quello della CrediEuroNord...) e le Consulte sono state svuotate di significato. In particolare quella del Territorio - che aveva prodotto una enorme quantità di documenti piuttosto interessanti e che si era avvalsa di tecnici e professionisti di prim'ordine, era stata sciolta. Quello che avrebbe dovuto essere il promoter politico della Consulta, il senatore Giuseppe Leoni, non aveva - more sacrestani - mosso un dito per evitare lo sfacelo.

In Regione Lombardia per due legislature consecutive l'Assessorato alla Pianificazione è stato tenuto da un leghista: prima Boni e poi Belotti. E anche il vicepresidente della Giunta, Gibelli, aveva lavorato con la Consulta. La situazione sarebbe stata più che favorevole per fare ritornare la Lombardia la regione guida dell'innovazione urbanistica e 10 anni sono più che sufficienti per farlo:  negli anni ‘70 era bastato l'attivismo di un consigliere di opposizione, Giorgio Morpurgo, per creare ex novo e far funzionare la Legge urbanistica. Cosa hanno invece saputo fare tutti costoro? Un bel niente! Si sono - quando è andata bene - attardati sul  piccolo cabotaggio (sottotetti et similia) o sugli affari della famiglia Berlusconi. Sennò - come è noto - hanno fatto altro.

Anche in questo cruciale settore, la Lega ha buttato via vent'anni di fatiche, intelligenze e opportunità.  Oggi, che sembra ricominciare a soffiare il vento indipendentista, andrebbero riprese tutte le iniziative che non hanno perso di attualità, anzi, e che sono estremamente qualificanti  in termini culturali e politici. Serve farlo con gente nuova, senza scordarsi di chiedere il conto a quella vecchia.


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