Non è politica, sono tornei. Non sono militanti ma groupie

11/12/2013 Camillo Langone Il fogli

 

Renzi ha tanta stima di sé da fare schifo, i renziani così poca da fare pena.


 Il trionfo del sindaco di Firenze mi ha colto mentre stavo leggendo Cesare Brandi ("La fine dell'Avanguardia", Quodlibet). Lo storico dell'arte vi scrive anche di sport: "Il tifo assuefà l'uomo a vivere a lato di sé stesso".


 Io in Italia non vedo politica, vedo tornei, e non vedo militanti ma groupie (magari di sesso maschile e avanti con gli anni, tuttavia con cervelli da groupie), e non ascolto ragionamenti ma appunto tifo.


 Non a caso tutti o quasi tutti i capipartito, compreso Alfano che non è capace di andare oltre Berlusconi nemmeno a parole, usano sistematicamente metafore calcistiche: squadra, giocatori...


 L'elettore renziano ha la psicologia del tifoso juventino, persona che avendo un'identità debole (la Juventus è squadra di nessun luogo sostenuta da sradicati, immigrati, abitanti di province meridionali senza formazioni competitive) è disposto a barattarla col sogno di una vittoria per procura.


Una persona che vive a lato di sé stessa, che potrebbe coltivare un orgoglio personale o territoriale ma che scarseggiando in autostima e odiando il proprio vicino delega un lontano a fare il gradasso in vece sua: costante storica di una penisola popolata da faziosi che consentono a Carlo VIII e Matteo I di pigliarla con il gesso.


 La vittoria di Renzi contiene tutte le peggiori intenzioni d'Italia ma credo nell'eterogenesi dei fini, nelle conseguenze non intenzionali, e quindi non sono sicuro che sia una tragedia.


 Di sicuro c'è solo la malinconica riduzione di quello che fu il popolo della sinistra a claque


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