5 dicembre 2013 Preghiera

5/12/2013 Camillo Langone Il Foglio

 

Dovendo lasciare il MacBook nelle mani dell'assistenza Apple ho tremato per i miei dati sensibili e ipersensibili.


 

Sono andato sul sito della Mela Morsicata a cercare conforto e leggendo la cosiddetta Privacy Policy ho provato sconcerto.


 Per sintetizzare il documento non posso non parafrasare il Marchese del Grillo: "Io sono Apple e voi non siete un cazzo".


 Per i duri di comprendonio, per i convinti che Steve Jobs fosse un sincero democratico e che la sua azienda ancora oggi promuova libertà e rispetto, c'è poi la carta che ti fanno firmare alla consegna del portatile ammaccato: "Nel corso dell'intervento di assistenza Apple non è responsabile dell'eventuale perdita, danneggiamento o violazione dei dati archiviati sul prodotto".


 Naturalmente non c'è nulla da fare, la Mela Morsicata, il frutto dell'albero dove si avvolge il Serpente, vola alta sulle leggi nazionali perché è mille volte più forte dei nostri governicchi: bisogna sottoscrivere e tacere e sperare che nessun tecnico malintenzionato scopra e utilizzi quello che mai si vorrebbe scoperto e utilizzato.


Ci si può solo permettere un auspicio: che venga abolito il Garante per la protezione dei dati personali, una delle autorità meno autorevoli del pianeta, un controllore di inanità insultante, un organismo che può preoccupare la Apple quanto un singolo ragnetto zoppo può preoccupare un intero meleto.


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