5 dicembre 2013 Il riempitivo

5/12/2013 Pietrangelo Buttafuoco Il Foglio

 

  Vince. Vince di nuovo. Quello tocca la vena viva del popolo.


Lui è popolo e gli altri sono fuori.


Vince nuovamente perché è in sintonia. Vince perché è paesano, è strapaese e perché gli sono contro i residenti del centro storico.


Vince perché se pure è ricco ha la tavernetta nella villetta. Vince perché offre Sanbittèr e se anche ha il cappotto non lo chiama soprabito ma paletot.


E vince perché ha mille occhi, un largo sorriso, due orecchie gigantesche senza la necessità di farsi lupo, anzi, si fa persino agnello sacrificale nel frattempo che digerisce tutto, pure gli spiedi che gli infilzano ai fianchi.


Vince: si mette in bocca nonna, cappuccetto rosso e il cacciatore come niente: se li mangia tutti e fa un sol boccone di chi ha avuto intorno, vicino, addosso e contro.


Quelli che l'hanno abbandonato non chiudono occhio la notte perché leggono i segni del suo ritorno pur sotto le mentite spoglie di un ruolo nuovo, tutto da inventare.


E dovevate vedere, ieri, uscendo dal Senato, piazza Navona, a Roma, tutta rallegrata dalle bancarelle di Natale.


In edicola, tra i poster del Papa, svettava ben esposto il calendario di Silvio Berlusconi, un privilegio che in Italia hanno solo Benito Mussolini e padre Pio.


 Ecco, è ben chiaro: quello torna e vince di nuovo.


Noi saremo tutti persi ma, ancora una volta, si dovrà dare ragione a Massimo D'Alema: "Non vedremo mai, in Italia, nascere i Club forza Matteo!". 


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