Il mito di Kennedy e la realtà di Nixon

Marcello Veneziani - Sab, 23/11/2013 - Il Giornale

 

Nell'orgia di celebrazioni di John F. Kennedy vorrei paragonare il mitico Presidente al suo antagonista e successore, Richard Nixon di cui quest'anno ricorreva il centenario della nascita.


Kennedy era bello, telegenico, seducente, giovanile, progressista, di una famiglia potente.


 Nixon era brutto, tele-repellente, irritante, conservatore, anticomunista.


È noto che Kennedy sconfisse Nixon alle elezioni presidenziali in tv grazie agli slogan, l'appeal e il look. Fu il primo leader televisivo.


Durante la presidenza di Kennedy l'America si trovò a un passo dalla guerra con l'Urss a Cuba, subì l'erezione del Muro di Berlino, si inguaiò tragicamente con la guerra in Vietnam, perse la competizione spaziale. Senza dire della sua vita privata da erotomane con ombre sinistre (come la morte di Marilyn Monroe).


Quando Nixon subentrò a Johnson - che fu più fattivo di Kennedy - chiuse la guerra in Vietnam, riconobbe la Cina di Mao e costrinse l'Urss a venire a patti, condusse una realpolitik spregiudicata ma incisiva e sotto la sua presidenza l'America sbarcò sulla Luna. Ciò nonostante di lui si ricorda la faccia truce, il cinismo e l'Affare Watergate per il quale, unico presidente Usa, si dimise dopo essere stato confermato dagli americani alla Casa Bianca.


Nonostante le sue ombre, Nixon giovò agli States e al mondo ben più di Kennedy, di cui restano memorabili i discorsi, i flirt e la tragica fine che lo santificò. Il mito di JFK oscurò la realtà di Nixon. La fiction fantapolitica vinse sulla verità storica.


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