Il dubbio dell'esca

Marcello Veneziani - Gio, 21/11/2013 - Il giornale

 

C'è un dubbio che ci frulla sulla brutta storia delle baby-prostitute ai Parioli e che riapre l'interrogativo sull'uso delle intercettazioni da parte dei magistrati.


 

Dunque, gli arresti per il traffico di minorenni sono avvenuti lo scorso 28 ottobre. Ma già da maggio, riferiscono i giornali, i magistrati e i carabinieri avevano avviato le intercettazioni e avevano appurato il torbido giro già prima che s'insediasse ai Parioli.


Ma gli inquirenti hanno lasciato che le due ragazzine si prostituissero per incastrare più clienti. Mi congratulo per l'operazione, però chiedo, non da uomo di legge quale non sono, ma da uomo comune e da padre: ma la tutela delle minori non dovrebbe venire prima dell'esigenza di incastrare eventuali, futuri avventori?


 È come se sapessimo in anticipo di un delitto e, anziché impedirlo, lo lasciassimo compiere per arrestare l'assassino...


E se, nel caso in questione, le due ragazzine avessero incontrato un maniaco, uno stupratore, un assassino? Sono dubbi, non accuse, ma di fronte all'abuso di minori a scopo sessuale e a madri presunte complici, se non sfruttatrici, ti aspetteresti che chi presiede alla giustizia e all'ordine avesse come sua priorità salvare le minorenni e poi punire i loro avventori.


 Non insinuo che abbiano sacrificato le minori al successo della loro indagine, usandole come esche per pescare i clienti, ma mi chiedo: non abbiamo capito noi la vicenda, siamo ingenui, ragioniamo male o c'è qualcosa che non va in questo modo d'intendere e praticare la giustizia?


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