Questi battesimi s'hanno da fare Appello a Papa Francesco contro i preti avari di acqua santa

13/11/2013 Camillo Langone Il Foglio

 

Spero proprio che il Santo Padre non mi telefoni, non devo chiedergli prefazioni e comunque temo che resterei pietrificato, però vorrei trovare il modo, un modo meno traumatico, di comunicare con lui, e pregarlo di dire ai preti di battezzare tutti coloro che lo desiderano.


Chi è dentro la chiesa non se ne rende conto di quanto il clero, da fuori, risulti respingente. Profondo oggi è il baratro fra il simbolo di un Papa mai così accessibile e abbracciante e la realtà di preti arcigni e burocratici che alle richieste di salvezza (il battesimo è questione di salvezza) oppongono regolamenti stilati ai tempi in cui Berta filava. Tempi in cui, almeno in Italia, quasi non esisteva concorrenza alla chiesa fondata da Cristo e per forza dai parroci dovevi passare.


 I preti fanno da tappo specie per il battesimo degli adulti, come impiegati pubblici che non vogliono prendersi responsabilità o come gli scribi di Matteo 23,13 che chiudono "il regno dei cieli davanti agli uomini".


In due diverse diocesi, Milano e Fidenza, a due mie amiche desiderose di battezzarsi è stata prospettata suppergiù la medesima via crucis di due anni di catecumenato, un corso estenuante di catechismo, l'assistenza di una suora e l'obbligo di scrivere una lettera, da far vistare in curia, con i motivi della richiesta. Trattandosi di madri e lavoratrici abbastanza ovviamente hanno desistito, almeno per il momento, almeno fino a quando non troveranno preti meno scoraggianti o una raccomandazione che le autorizzi a prendere la corsia d'emergenza e superare l'ingorgo (esiste anche questa possibilità che non sembra una bella cosa ma forse è una cosa buona, se guadagna un'anima).


Noi che siamo stati battezzati in fasce dovremmo ringraziare almeno ogni domenica i nostri genitori che non cedettero alle sirene del soggettivismo ("deciderà lui quando sarà grande"). Io non so se oggi avrei la forza di sciropparmi ventiquattro mesi di bizzoche baffute e animatori parrocchiali in maglione grigio.


Nella diocesi di Ragusa un quarantacinquenne è stato mandato a dottrina in una classe di bambini decenni: lui ha tenuto duro ma chissà quanti altri in situazioni simili hanno gettato la spugna, cominciando a pensare che Augias non abbia tutti i torti. Qui si confonde la richiesta di battesimo con la richiesta di un posto nel calendario dei santi. Il battesimo è il primo sacramento della fede, non l'ultimo, è l'inizio del cammino, non il traguardo. Il catechismo al punto 1.254 si mostra molto realista al riguardo: "In tutti i battezzati, bambini o adulti, la fede deve crescere dopo il Battesimo". Si accetta quindi con molta tranquillità che il battezzando adulto sia uomo di fede insufficiente. E' il battesimo che divinizza, per usare un concetto di san Gregorio Nazianzeno, peccato che molti preti contemporanei abbiano più fiducia nelle catechiste che nello Spirito Santo.


Non è stato sempre così: san Paolo battezzò il suo carceriere, e relativa famiglia, nel giro di una notte; interi popoli vennero battezzati in contemporanea ai propri re; i gesuiti d'oltremare battezzavano cento-duecento-trecento indigeni alla volta, e interi carichi di navi negriere, e pure allora esistevano critici che pretendevano convincimenti più maturi ma a differenza di oggi quasi tutti sapevano che il meglio è nemico del bene (concetto sommamente cattolico che vorrei vedere scritto a lettere cubitali in ogni sala parrocchiale e allora forse crederei nell'utilità di frequentarle). Quelli erano i modi di un cristianesimo giovane mentre questo elenco di corsi prolissi e prescrizioni cavillose mi sa di religione anchilosata, di università della terza età. Naturale che chierici rinsecchiti nutrano una crescente antipatia per i bambini


. In Veneto conosco un caso abbastanza allucinante di battesimo semiclandestino. Siccome il vescovo di Vicenza, a detta dei suoi parroci, non gradisce si battezzino bambini nati fuori dalle cosiddette Unità Pastorali (e figuriamoci, come in questo caso, un bambino nato in Africa), i genitori hanno dovuto arrangiarsi cercando cappelle private e preti di passaggio. Oggi quel bambino è battezzato, a dispetto di un clero ipocredente o nullacredente o credente in qualcuno che non è il Cristo di Giovanni 3,5: "In verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio".


Questo direi, da pascaliano convinto che l'uomo è tutto una malattia, al Papa gesuita che vede la chiesa come un ospedale da campo: di imporre ai preti avari di non risparmiare l'acqua santa.


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