RIVOLTA? CHE TIPO DI RIVOLTA? E CON CHI?

DI MAURO GARGAGLIONE 11/11/2013

 

Etienne de la Boetie già nel 1500 sosteneva che qualunque tirannia "ha bisogno di fondarsi sul consenso di massa e il modo per abbatterla consiste appunto nella revoca di questo consenso popolare". [Discorso sulla servitù volontaria]. 


Vediamo come Mises, il suo allievo prediletto Rothbard e l'allievo di Rothbard, Hoppe, hanno sviluppato questo concetto.

Parla Hoppe.


« (...) se si vuole spogliare lo Stato dei suoi poteri e riportarlo alla condizione di organizzazione volontaria (...), non è necessario conquistare il potere o rovesciarlo con la forza o anche, semplicemente,  riuscire a mettere le mani su un governante. 


Anzi, queste strade non farebbero altro che ribadire il principio di coercizione e di aggressione violenta che sottende l'attuale sistema e condurrebbero inevitabilmente a sostituire un governo o un tiranno con un altro. Viceversa, tutto quel che serve è decidere di ritirarsi dall'unione forzosa e riprendersi il diritto di auto-potezione. In effetti, è essenziale che la via prescelta sia solo quella della secessione pacifica e della non-cooperazione.


Se a prima vista questo consiglio può apparire ingenuo (in fondo, che differenza fa se voi o io decidiamo di secedere dall'unione?), la sua natura di strategia per un'autentica rivoluzione sociale diviene evidente non appena si chiariscono le conseguenze di un atto di secessione personale.


La decisione di secedere significa che il governo centrale viene ritenuto illegittimo e che, di conseguenza, esso e i suoi agenti vengono considerati alla stregua di una banda di fuorilegge o di forze di truppe di occupazione.


 Vale a dire, se le autorità ci impongono un qualsiasi obbligo , occorre piegarsi, per prudenza o per semplice istinto di conservazione, ma non bisogna mai fare niente che legittimi o faciliti le loro azioni. E' necessario conservare la maggior quantità possibile dei propri beni e versare la minor quantità possibile di tasse.


Occorre considerare nulle e inoperanti il maggior numero possibile di leggi e normative e ignorarle ogniqualvolta ciò sia praticabile.


Non si deve lavorare o offrirsi di cooperare con lo Stato, che sia nel ramo esecutivo, legislativo o in quello giudiziario, e non avere rapporti con chi lo fa (in particolare con chi occupa posizioni di alto livello nella gerarchia statale).


Non si deve partecipare alle politiche dello Stato, né collaborare in alcun modo all'attività della macchina politica statale. Non si deve contribuire in alcun modo a partiti politici o partecipare a campagne politiche nazionali, né ad organizzazioni, enti, fondazioni o istituti che collaborino o che siano finanziati da uno qualsiasi dei rami del Leviatano statale o da chi vive e lavora nella capitale.» [Democrazia il dio che ha fallito]

Hoppe continua poi con una serie di suggerimenti relativi agli investimenti personali, alla messa in sicurezza del patrimonio personale e ad ulteriori considerazioni sulla stupidità e sulla pericolosità di coloro i quali sostengono la macchina pubblica, o peggio, si illudono di migliorarla con gli strumenti che lo Stato stesso ha predisposto.


Queste parole sono molto forti. Si può essere ovviamente d'accordo o rifiutarle. Quello che non ha senso fare, è accettarle a metà. Se si è d'accordo sulla natura intrinsecamente violenta e predatoria di qualunque Stato, non ha senso elencare una serie di eccezioni, come il professore statale coscienzioso, il poliziotto onesto o il finanziere sensibile, insomma padri di famiglia che si guadagnano il pane. Non è un problema di "tipi umani". Spiego perché.


I dipendenti dello Stato e i loro cittadini, devono conformarsi alle leggi dello Stato. Essendo tali leggi derivanti da uomini, gruppi, partiti, classi politiche, maggioranze, che cambiano ad ogni stormir di fronda, è semplicemente pazzesco attribuire a istituzioni dello Stato la legittimità di usare violenza su persone inermi alle quali ripugna, per esempio, segnalare alla polizia una famiglia di ebrei nella scala accanto. Oppure riempire galere e lager di persone innocenti che manifestano la loro contrarietà al regime o ne canzonano gli esponenti.


Un altro esempio meno estremo della denuncia degli ebrei.


Fino a una cinquantina di anni fa, in piena Repubblica Italiana democratica e postfascista, se una donna lasciava il marito e se ne andava di casa, aveva commesso un crimine e aveva violato una legge dello Stato. Il marito poteva farla incriminare per "abbandono del tetto coniugale", il che aveva rilevanza penale.


Non viene da inorridire a pensare che i poliziotti che ammanettavano questa donna e i giudici che la condannavano applicavano semplicemente e diligentemente la legge dello Stato? Si badi bene che rispettavano la LEGALITA' in modo efficiente e coscienzioso ne più ne meno come "l'infreddolito soldatino nazista" cui toccava la notte all'aperto a far la ronda tra le baracche, col cane lupo al guinzaglio.


Hoppe, e gli autori citati in questa mia riflessione, sono Libertari e non condividono la strategia dei ‘miglioristi' dello Stato anche in chiave liberale, per i motivi (alcuni) che ho cercato di condensare. Non perché siano sbagliati, ma perché sono inutili e perché distraggono da quella "secessione personale" che è stata descritta. Altro che organizzare una serrata e smettere di fatturare quattro ore per "manifestare" (cosa? a chi?) il proprio disagio.


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