REPORTAGE DI UN LUNGO VIAGGIO TRA I MORTI - PARTE 6

8/11/2013 PAPALEPAPALE.COM

REPORTAGE DI UN LUNGO VIAGGIO TRA I MORTI - PARTE 6

L'UCCELLETTO "VIRGILIO" CHE M'ASPETTA PER ACCOMPAGNARMI TRA I MORTI


Mi accade in diversi cimiteri, ma in uno in particolare: quello di un paese salentino, che proprio per questo, almeno due volte l'anno quando mi capita di scendere da Roma, vado a visitare per gli uffici che v'ho detto. All'ingresso ecco il solito uccelletto, credo un pettirosso, che ho battezzato il mio Virgilio, il quale m'attende all'entrata, richiamando il mio sguardo con un allarmato cinguettio e sbattere isterico d'ali. Finite le mie preghiere iniziali, lui ripete lo stesso rituale di sempre.


Con un solo colpo d'ali mi supera di una trentina di metri, poi si ferma e m'attende. "Accompagnami pure dalle anime bisognose...". Quando lo distanzio solo di un paio di metri riprende il volo... finché non entra da sopra i portoni di ferro battuto in una particolare cappella gentilizia. Qui fa una cosa strana:  se ci sono, poniamo, 20 lapidi, alcune delle quali "libere", altre occupare da un defunto, ebbene, egli ne sceglie una in particolare (certe volte è successo anche tre in una stessa cappella), posandosi, in un rimbombare di ali vibranti, sul portafiori o portalampada di quella lapide. E allora io prego proprio per quel defunto. Dobbiamo imparare di nuovo a interpretare i "segni", quei "segni" che del resto io stesso pregando ho domandato, per poter correre in soccorso della anime particolarmente bisognose.


Io continuo a pregare... finché l'uccelletto con un improvviso stridore di ali e un cinguettio squillante, facendomi prendere ogni volta un colpo, in tutta fretta non fuoriesce dalla cappella. E veloce svolta da qualche parte, perdendolo di vista. Ma non mi allarmo, so che si farà vivo lui. Cammino tranquillo, intanto. Ed eccolo che si annuncia con un cinguettio acuto e ripetuto: mi dice che sta dentro un'altra cappella... e seguendo la sua melodia straziante è facilissimo ritrovarlo. Certe volte ho fatto per tardare, ho girato apposta per la via sbagliata: s'è allora precipitato allarmato fuori dalla cappella dove mi attendeva, m'ha letteralmente rincorso, e schiamazzando, mi ha fatto intendere che dovevo invertire la marcia... e metro dopo metro, rinunciando persino a volare, camminando sull'asfalto m'ha fatto strada a piedi.  A tre metri dalla cappella prescelta, strepitando, spiccava il volo e ci si tuffava dentro. Lì ripeteva lo stesso rituale di prima. Questo rituale elaborato può andare avanti anche per due ore buone... l'ultima volta m'ha fatto girare in lungo e in largo un intero cimitero, letteralmente trascinandomi per la bellezza di 22 cappelle, per un totale di 29 defunti.Qui pure, ne sono convinto: è un segno del soprannaturale; una delle lingue che i morti adoperano per parlami, per chiedere il mio aiuto, in cambio rendendosi disponibili a offrirmene. È la comunione dei santi.


VIA COL VENTO... IN PARADISO

Ma quelli fin qui abbozzati, tutto sommato sono eventi che nei cimiteri - che ripeto per me sono luoghi di preghiera, di carità e di meditazione - si sono verificati sporadicamente. Un "segno" che invece è più costante è un altro, ed anche l'evento più forte emotivamente, perché tocca la tua persona, lo avverti sulla pelle, dà un senso di abbrezza nel suo moto ascensionale. Il fenomeno del vento. Dopo che ho fatto le succitate preghiere per le anime dimenticate e bisognose, e come consuetudine ho domandato a quelle anime un segno del beneficio ottenuto o addirittura della fine delle pene del purgatorio e l'ascesa al cielo di qualcuna di esse, accade. E si ripete in ogni posto, cappella o frazione, del cimitero dove io ho sparso le mie preci. Vi faccio un solo esempio, per intenderci.


Cimitero monumentale di Lecce. C'è lì fra le cappelle gentilizie della migliore gens  del capoluogo salentino, un enorme cappellone, credo appartenente all'Arciconfraternita della Morte o del Carmelo. Vi sono sepolti nel loculi forse duecento persone. Sul fondo c'è un gigantesco abbacinante altorilievo in cartapesta leccese della Madonna del Carmelo con ai piedi, modellati in terracotta e cartapesta, le anime purganti sommerse dalle fiamme. La cappella è sbarrata da un grande cancello in ferro battuto, ma si apre. La giornata è tersa, calda, l'aria immota, sta calando la sera. Restando sulla porta, inizio le mie preghiere di requie per le anime particolarmente bisognose sepolte in questo tempietto. Così termino:  In paradisum deducant te Angeli; in tuo adventu suscipiant te martyres, et perducant te in civitatem sanctam Ierusalem. Chorus angelorum te suscipiat, et cum Lazaro quondam paupere æternam habeas requiem.


Finita l'ultima preghiera, pronunciate le ultime parole in latino, "libera animas omnium fidelium defunctorum, Domine!", al "libera loro" tutte le finestre sono scosse, una corrente fortissima spira fredda dal fondo della cappella, dove è collocato il grande altorilievo delle Vergine, sibila da tutte le parti, e mi investe in pieno, turbinandomi intorno... spirando, come risucchiata dall'esterno in un moto obliquo ma ascensionale, alle mie spalle, fuggendo verso la porta, fuori dalla cappella, in direzione del cielo. E d'improvviso tutto si placò e tacque. Avevo chiesto un "segno". L'avevo ottenuto, così voglio credere, così credo. E infatti si ripeté lo stesso giorno in tre altre grandi cappelle, sebbene in tono più attenuato. Quel segno lì mi avrebbe, con diverse intensità, accompagnato moltissime altre volte in queste mie drammatiche stazioni di preghiera presso i defunti, nella loro città. Sino ad oggi.


Questo settembre, ero a far visita in un cimitero di paese. Era ancora caldo estivo. Fatte tutte le mie solite devozioni pro defunctorum stavo andandomene nella quiete immota e silente del tramonto. Quando sobbalzai: da una cappelletta era caduto per terra in un gran frastuono metallico un portafiori staccatosi da una lapide. Tornai indietro, pensando che avessi dei doveri di pietà verso quel defunto segnalato da questo incidente: forse ha bisogno di qualche preghiera solo per lui? Pregai per la sua anima con molta concentrazione. Finita la mia preghiera tutta la cappella, le fioriere, i portalampada furono sbatacchiati da una folata di vento turbinoso e violento per alcuni secondi. Poi tutto d'improvviso si placò.


Mentre stavo andandomene di nuovo, un insistente ma melodioso cigolare di metallo si sollevò da un'altra cappelletta, in un crescendo: più m'allontanavo e più diventava martellante. La lampada attaccata a una lapide era scossa da un vento circoscritto. Pensai che forse stavolta me ne dovevo andare, stava facendo buio, e rischiavo di scambiare qualche suggestione per "segno" (bisogna stare attenti in queste cose, il limite è sottile). Ma ecco che, come non bastasse, si rovesciò una fioriera d'ottone. E quel vento lì poi... concentrato tutt'intorno l'area della tomba?... Capii che forse dovevo tornare indietro a fare questo "piacere" a un'anima particolarmente bisognosa che non sapeva più che inventarsi per richiamare la mia attenzione. Lo feci. Potei così andarmene tranquillo, in una gran pace. Mia e suppongo anche sua.


CHI ERA QUELL'ANIMA DANNATA? 

 

Per la verità ci sono alcuni altri particolari, meno gradevoli, che vorrei accennare soltanto. Ricordo perfettamente una mia visita in un grande cimitero del Salento. Fatte le mie solite devozioni, visti alcuni dei fenomeni già sopra raccontati, chiesi un'altra cosa stavolta, mai domandata prima: accertarmi se esiste la dannazione eterna. O per meglio dire: capire, con qualche piccolo segno, se in quel cimitero ci fosse un'anima dannata. Anche questa volta avevo con me il solito pettirosso-guida (mi sono sempre chiesto se è lo stesso o volta per volta si dà il cambio con qualche altro pennuto della stessa razza... e a dirla tutta, non ho capito neppure che razza è), tipo quello che ormai avete conosciuto, così ansioso così premuroso così isterico... così paziente.


Dopo questa richiesta qualcosa successe, ma in verità non sono mai stato del tutto convinto che fosse un vero segno in questo caso, anzi, voglio pensare sia stata solo coincidenza. Virgilio, l'uccelletto, stavolta non mirava dritto alla sua meta, trotterellava e zigzagava nell'aria, come indugiasse. Non si fiondò in alcuna cappella, ma cominciò a fare avanti e dietro, su e giù davanti la facciata di una cappella gentilizia: me la stava indicando (così credo, almeno), ma dicendomi pure fra le righe se vuoi, entraci tu, io non ci penso proprio. E infatti non osò farlo. Cosa strana assai, quando proprio quella di zompettare di loculo in loculo era la cosa che lo gasava di più.


Confesso che mentre m'avvicinavo alla cappella cominciavo anche ad avvertire un po' di ansia, di palpitazioni, un certo timore magari. Ma che c'è lì? Mi affacciai, e Virgilio con un solo secco strepito fiondò via scomparendo dalla circolazione. Era dipinta di calce bianca all'interno. E subito il mio naso fu aggredito da un odore gassoso... di metano. C'era solo due defunti, sepolti nei loculi in lungo, due donne anziane. Il mio occhio cadde immediatamente su quella posta nel loculo superiore, morta ultraottantenne... e su un altro particolare. Le mura dipinte di calce bianca che delimitavano il loculo erano impregnate e sbavate di un liquame nero, sicuramente  fuoriuscito dal feretro. Sapevo perfettamente che si trattava della famigerata percolazione cadaverica, ma in questo contesto qui, tutto assumeva un significato davvero sinistro. Semmai fosse stato il segno che chiedevo, cosa poteva aver fatto mai in vita sua di tanto abietto questa vecchietta da meritare la dannazione eterna?... in tempi, per giunta, dove i teologi alla moda hanno messo in discussione l'eventualità che all'inferno possa esserci qualcuno e persino che possa esserci l'inferno stesso, e se c'è ne è ritenuto degno solo Hitler... forse. Forse. Ma questa vecchia qui della profonda provincia salentina, cosa aveva mai fatto? Fatto sta che presi nota del nome e della data di nascita e di morte. Per cercare poi notizie. Non le trovai subito. Le trovai, e stavolta per caso, mesi dopo.


Quella donna lì, per 40 anni era stata una procuratrice, dietro lauta ricompensa, di aborti clandestini, alternandolo col mestiere di "pammara", ossia di levatrice. E a tempo perso pure una chiromante.


IL TESTAMENTO COME MEMENTO MORI

Parlavo tempo fa col mio amico prof. Giuseppe, che insegna storia economica all'università: si discuteva delle sepolture all'Escorial dei Grandi di Spagna. Il quale, poi, fra un bicchiere di Porto e l'altro, mi fece notare che, secondo lui, fare testamento allunga la vita. E andava a dirlo alla persona (secondo alcuni maligni) più superstiziosa d'Italia. Non ho perso tempo. Ho subito fatto l'abbozzo del mio testamento, per insegnare agli altri e ricordare a me stesso "come si muore". E anche perché è un atto di umiltà il memento mori, e un grande antidoto contro la vanità del mondo.


E poi perché la cosa che mi sta più a cuore è che vengano ripristinati i piccoli segnali che identificano la morte del cristiano - poiché il cristiano non deve morire "come" tutti gli altri, deve testimoniare la sua speranza anche da morto - e che fino a non troppo tempo fa erano più o meno rigorosamente rispettati.Senza farla lunga, vi riporto alcuni punti salienti che si ritrovano nel mio testamento."

Sia un congedo solo cristiano. Qualora non fosse possibile il rito more antiquo delle esequie, ci si limiti alla benedizione del corpo, esentandolo dalla messa esequiale: non è necessaria. Di poi si provvederà alle messe di suffragio [...]


"Come era l'uso antico per i cristiani, e oggi ancora per alcuni Ordini religiosi, il mio capo sia reclinato a destra, in segno di salvezza. Il mio cadavere sia sepolto nudo avvolto dal solo lenzuolo bianco al modo dei francescani di una volta. Fra le mie braccia incrociate sia posto solo l'antico crocefisso in cartapesta del Manzo; sul fianco destro un messalino di san Pio V e il libro della mia conversione Rapporto sulla fede, dentro al quale vi è una foto del papa regnante alla quale molto tengo [...]


"Sulla lapide sia scritto nome, cognome, date di nascita e morte, e ancora "Cattolico romano". E la seguente dicitura: E finalmente ho visto il tuo Santo Volto, come avevi promesso. E nell'attesa della tua Seconda Venuta, con le parole della profezia, confermo la mia fede: io credo, risorgerò e questo mio corpo vedrai mio Salvatore."FINE DELLA TRILOGIA


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