La legge di staticità senza stabilità

Marcello Veneziani - Dom, 03/11/2013 - Il Giornale

 

Altro che legge di stabilità, in Italia vige la legge di staticità senza stabilità.


 

Mi spiego. Se si andasse a votare subito uscirebbe un Parlamento quasi uguale a quello che si scioglie.


Cambierebbero alcune facce, ma il rapporto di forze sarebbe suppergiù lo stesso, avremmo lo stesso tripartitismo impossibile.


Così dicono i sondaggi. La rabbia e la disperazione di ciascuno anziché produrre una scossa e una svolta, riprodurrebbe la situazione presente con lievi spostamenti di voti.


 Un marasma a somma zero. Chi spera che almeno uno dei tre soggetti in campo crolli, liberando voti e ridisegnando la mappa parlamentare e gli equilibri, resterebbe deluso.


La condanna definitiva di Berlusconi e i malumori di alcuni notabili del Pdl non boccerebbero Berlusconi alla guida del suo partito, anzi.


La fallimentare esperienza parlamentare dei grillini non farebbe perdere loro consensi perché Grillo intercetterebbe il voto di europrotesta alla Le Pen (M5S, un mostro con elettori destrorsi e deputati sinistrorsi).


E il cortocircuito della sinistra tra Letta e Renzi, cioè tra un dc in versione berlina con guida prudente e un dc in versione coupé con guida sportiva, non farebbe crollare il Pd.


Morirebbe solo chi è già defunto, come Monti, ma si tratterebbe di una scossa d'assestamento interna al centrino.


Senza questo governo non ci sarebbe né il collasso né la salvezza, cambieremmo solo tipo di incubo.


Siamo nel pieno di una tragedia perfetta dove le opposte vie portano allo stesso punto. Staticità senza stabilità.


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