Pietrangelo Buttafuoco: 'L'amore perduto resta per sempre'

di Annalena Benini - 30 ottobre 2013 iodonna

 

È una trappola dolorosa. Ma vale la pena caderci, per vivere. Così scrive Pietrangelo Buttafuoco nel suo nuovo romanzo. E, tra il sorriso di sua madre e il profumo del grano, scopre l'uomo che è diventato

Nell'autobiografia amorosa di Pietrangelo Buttafuoco, c'è molto dolore, rischiarato dall'amore, e c'è molto amore, che cammina insieme al dolore.


Il dolore pazzo dell'amore (Bompiani) è infatti il titolo di questo memoir che ha la forma dei "cunti" (racconti) siciliani e mette in scena lo spettacolo della vita e della morte attraverso l'emozione «totalmente pazza di questi due sentimenti che ti straziano l'anima», dice Buttafuoco, scrittore, giornalista e uomo malinconico, convinto della straordinarietà dell'amore in una dimensione soprattutto spirituale, silenziosa, e per questo eterna.


Ma quella non è l'infelicità? Sono i baci non dati, gli incontri perduti, gli amori che non sono più, il pensiero di quello che non è mai stato o che è finito per sempre.
L'amore è un legame spirituale, profondo e poetico, altrimenti è un'altra storia, una consuetudine sociale, senza incanto. E quando l'amore è perduto, e non tornerà più, e tu ne senti intensamente l'assenza, allora ecco che quell'amore esiste come non mai, resta per sempre. È una trappola di poesia, è una dimensione eterea, ed è dolorosa, ma ci si fa volentieri del male in amore, e con male non intendo la caricatura dell'estetica pornografica.


Intendi sofferenza, che però non riguarda soltanto un uomo e una donna che si scelgono oppure no, ma la vita intera, i ricordi di bambino, il momento in cui si perde il candore, le persone intorno, l'odore della terra, le cose che non sono più. In questo libro hai messo ogni cosa.
Avevo paura di perdere tutto, perché vedo tutto finire, e non volevo imporre agli altri le diapositive delle vacanze, così, sul limitare dei cinquant'anni (lo dice come se avesse imboccato un ripido viale del tramonto, ndr) ho pensato di fare un distillato di tutte le cose che ho amato, che mi hanno reso uomo: il rasoio del barbiere che mi raccontava le storie, il musicante che faceva le serenate, il sarto che mi insegnava il mondo mentre tagliava le stoffe, la zappa del contadino, mia zia Lia che non si è mai voluta sposare, il profumo del grano, tutte le cose che io guardavo con lo stupore e la trasfigurazione di un bambino, in forma di favole. Da adulti, poi, diventa questo l'universo di cui ci si ritrova a parlare a letto, sottovoce: la mattina al risveglio vorresti raccogliere i ricordi lasciati sul cuscino. E più scavi e più vai in alto, e più trovi dentro di te, fino a quest'esplosione fatta di dolore, amore e pazzia.


Sembra una canzone, oppure uno spettacolo, anche perché non ci sono mai due persone soltanto, ma i soldati, i fichi d' India, i santini che tua nonna metteva in castigo con la faccia al muro, Allah, i demoni, la Sicilia, gli amici perduti, la morte. L'amore quindi è tutto questo, l'amore sono i ricordi, gli incontri, le paure, l'amore è anche la fine?
È la costruzione di uno spettacolo che ognuno ha dentro di sé, anche doloroso, e sei costretto a essere attore, regista e spettatore di questa fatica. Tante cose le avevo messe da parte nei miei quaderni, altre le ho ritrovate scrivendo, scavando, commuovendomi, ma seguendo sempre la regola di Giuseppe Tornatore: quello che ti commuove, eliminalo, perché appena una cosa ti commuove, smette di farlo per gli altri. Così, appena lacrimavo, tagliavo. Ma l'amore è tutto, è il cuore in gola, è il soffio dell'eterno, e ce l'abbiamo tutti.


Proprio tutti, ne sei certo? Ma non ci fa male?
Basta una sola scintilla d'amore, al netto dei narcisismi, degli egoismi, delle vanità, delle malinconie, e quella scintilla è capace di svelare tutto quello che hai dentro. Vale per ognuno di noi: lo sguardo di un animale che ti ha voluto dire qualcosa, il cielo che ti parla, un profumo che ti riporta indietro, la danza del cipresso, una voce. Basta mettersi all'ascolto di se stessi. Del resto, quando sei in difficoltà, quando ti trovi a lottare contro un demone, in ogni sua forma, che cosa ti salva? Scavi dentro di te e trovi un appiglio nella tua infanzia, una filastrocca, una poesia, il sorriso di tua madre.


L'amore di cui parli è meditazione, interiorità. Credi davvero che possa bastare, come in quella poesia che citi all'inizio del libro, "Vuote le mani, ma pieni gli occhi del ricordo di lei"?
La felicità che può gustare una donna in un solo istante di poesia è superiore a qualunque altra fonte di incontro, a qualunque canzone. E il perdersi, spesso rende i legami molto più forti dell'incontrarsi.
In quel momento, alla fine di un caffè e di appunti scarabocchiati su un quaderno, arriva un ragazzo e tende, emozionato, la mano a Buttafuoco, che si alza in piedi: «Lei non mi conosce, ma io la devo ringraziare».


Buttafuoco è timido, teme i complimenti, ma non perderebbe mai una storia.


«Ero innamorato di una ragazza bellissima, Rachele, a cui lei, signor Buttafuoco, consigliò di leggere Il maestro e Margherita : io cambiai città per seguire quella ragazza, inventai bugie per i miei genitori, studiai cose di cui non mi importava nulla per starle accanto. Lei non mi volle, ma io grazie a quell'amore disperato partii per Mosca, con in testa Il maestro e Margherita , che mi ricordava Rachele, quel libro poi l'ho letto in russo, e adesso vivo là, sono felice».


 Il ragazzo saluta, invita Buttafuoco a Mosca, se ne va via veloce. Buttafuoco si volta e mi dice: «Lo vedi? L'amore spirituale e la trappola poetica gli hanno cambiato la vita».




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