A MASSIMO FINI IL III° PREMIO NIETSCHE

CHIAVENNA 25/10/2013


III PREMIO NIETSCHE

L'iniziativa , coordinata da Marcello Veneziani, si è svolta il 25 ottobre presso il Palazzo Salis di Chiavenna.



La premiazione è stata  preceduta da  "un dialogo con Massimo Fini" cui hanno partecipato i filosofi Sossio Giametta, Giuseppe Girgenti e Armando Torno del Corriere della Sera.


Ecco il testo delle motivazioni del presidente della giuria Sossio Giametta


La biografia di Nietsche di Massimo Fini è nuova e sorprendente  perchè, là dove si pensava che tutto fosse stato detto, rivela particolari  praticamente sconosciuti, che fanno apparire personaggi e vicende in una luce nuova: le sue citazioni costituiscono il precipitato, il corollario naturale, dunque luminose conferme delle tesi sostenute.

Ma il merito di gran lunga maggiore è costituito dalla caratterizzazione di Nietsche e dei personaggi che lo attorniano. Franziska, Elisabeth, Wagner, Cosima, Burckhardt, Lou Salomé, Paul Rée, Franz Overbeck, Peter Gast ecc non sono mai stati tanto vivi.

Questi ritratti sono disegnati con una penetrazione, una secchezza, un rigore e una verità, che non si riscontrano in altre biografie.

Ne risulta un affresco imponente, uno spaccato d'epoca ritratto con un moralismo acuto e profondo, sottile ed energico, che colpisce per la sua sanità e spregiudicatezza, per una portentosa divinazione psicologica e per la sua misura e giustizia.

Esso è servito da uno stile immediato ed efficace, aggiornatissimo e popolar-colto, in cui si rispecchiano le le suddette qualità di nerbo, incisività e indipendenza.

Fini fa giustizia in particolare su alcune vessate questioni come la bontà o cattiveria di Lou Salomé, l'antisemitismo o no, il dilettantismo filosofico di Nietsche, la grecità dei tedeschi dell'Ottocento, il pro e contro della sua "adorata" solitudine.

Una diffusa analisi è riservata al bene e male di Elisabeth e alle cause della pazzia di Nietsche, su cui sembra proprio che non ci fosse altro da dire.

Infine, mettendo in in luce le contraddizioni, ingenuità, illusioni, bugie e leggerezze, insomma le miserie dell'uomo Nietsche, ne fa rifulgere per contrasto l'eroismo.

Perchè il vero sacrificio che la grandezza esige è di non vivere una vita propria, di trasferire nel suo serviziola propria vitalità, le proprie doti, il proprio carattere, rimanendo nel resto una vuota spoglia in balia dei venti, quasi un fantasma.

In "Al di là del bene e del male" Nietsche stesso proclama: "..è l'operà (...) che inventa colui che l'ha creata (...); i grandi uomini, quali sono venerati, sono cattive poesiole composte in seguito".




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