'Milano val bene una messa

Incontro con Massimo Fini lintellettualedissidente.com

 

"Libertario e allo stesso tempo amante delle società tradizionali, lettore di Nietzsche, ammiratore del Comandante Massoud, antimodernista, appassionato di teatro, Massimo Fini ha viaggiato in tutto il mondo, soprattutto in Oriente, per fuggire dal volto oscuro dell'Occidente. 



 L'intellettuale dissidente a differenza di quello di regime, non è riducibile al medium di massa. L'esposizione mediatica appartiene in Occidente ad un nuovo clero laicista, che apertamente ha proclamato la morte di Dio ("Gott ist tot") e subdolamente ha innalzato i suoi idoli. Il secolo dei lumi non ha abolito l'ordine sacerdotale dell'Ancien Régime, bensì lo ha sostituito con una nuova intellighenzia viziosa, parassitaria, autoreferenziale che ha il dovere (im)morale di difendere il Potere ad ogni costo. Massimo Fini non è né Roberto Saviano, né Fabio Fazio, non è né Bruno Vespa, né Giuliano Ferrara. Massimo Fini è altro.


Milano, ore 17.30. Mi sono presentato all'appuntamento con largo anticipo, probabilmente perché era una vita che aspettavo questo incontro. Nel giornalismo - un mestiere che paga pochissimo quando non si ha un collare - sono queste le grandi soddisfazioni.


 Ad esempio trascorrere un intero pomeriggio nel salotto di Massimo Fini con Massimo Fini.



 Una stanza semplice, l'odore delicato del tabacco appena consumato, sul pavimento i giornali sparsi ovunque, sulle pareti le locandine dei suoi spettacoli teatrali. La libreria imponente, i volumi ordinati per categoria, ricordo un intero scaffale dedicato unicamente alle opere di Nietzsche.


Su un mobile accanto ai divani c'erano i suoi saggi pubblicati dal 1985 ad oggi. La finestra della stanza affacciava su una Milano decadente, grigia, trafficata: "un tempo vedevo le Alpi oggi vedo questo eco-mostro".


Una Milano in preda al carrierismo, al consumo di massa: "non ci sono più le botteghe di una volta". Poi la scrivania di legno. Lì nascono i suoi capolavori giornalistici.


 Nella sua vita Fini ha collaborato con almeno 100 testate, oggi lavora per Il Fatto Quotidiano e per Il Gazzettino di Venezia, oltre a dirigere La Voce del Ribelle con la collaborazione di Valerio Lo Monaco, che ringrazio infinitamente.



Una vecchia radio poggiata da un lato, al centro, una lampada da tavolo illumina la macchina da scrivere e la lente d'ingrandimento. Con quella Lettera 35 della Olivetti - che non ha mai voluto sostituirla al computer -, è diventato il profeta di un'era.


Instancabile scrittore, Massimo Fini ha pagato il "suo sentire prima degli altri" il corso degli eventi. D'altronde si sa, i precursori hanno sempre pagato per il fatto di essere precursori. Ezra Pound venne indegnamente rinchiuso in un manicomio. Cosi parlò Zarathustra vendette solo 75 copie quando uscì nel 1883, mentre un secolo dopo è diventata l'opera più venduta dopo la Bibbia.

Libertario e allo stesso tempo amante delle società tradizionali, innamorato delle donne, accanito tifoso del Torino, lettore di Nietzsche, ammiratore del Comandante Massoud, antimodernista, appassionato di teatro, Massimo Fini ha viaggiato in tutto il mondo, soprattutto in Oriente, per fuggire dal volto oscuro dell'Occidente. Quello dipinto nei suoi saggi. L'Occidente che in nome della democrazia bombarda le nazioni sovrane, che nel nome della libertà censura le visioni del mondo antagoniste, che nel nome del progresso distrugge un'intera civiltà. Massimo Fini è l'ultimo sopravvissuto che ha dato ad un'intera generazione la libertà d'immaginare un mondo che non c'è più ma che non è poi così lontano, e che forse si può ancora riafferrare.


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