'APOCALYPSE MURDOCH' 9░ PUNTATA

9/5/2012 DI GLAUCO BENIGNI per dagospia.com

QUANDO BLAIR CHIAMÒ PRODI PER PERMETTERE A MURDOCH DI COMPRARE LE TV DI BERLUSCONI - IL PRAGMATISMO VISIONARIO E LA "TEORIA DEI GIOCHI": "C'È SEMPRE UN SECONDO LIVELLO AL DI SOTTO DEL NEGOZIATO PUBBLICO, CONOSCIUTO SOLO DA CHI STA NEL GIOCO, E POI C'È UN TERZO LIVELLO, ANCORA PIÙ SOTTO, CHE NESSUNO VEDE MAI" - IL NO ALL'EURO-REFERENDUM...

l'occasione del suo settantesimo compleanno scatena un'ondata di messaggi che vengono raccolti dal sito www.mediaguardian.co.uk. Tra quelli pro: Ci voleva un australiano per rigirare il mondo sottosopra. (Lord Saatchi, guru della pubblicità)
Ho sempre ammirato in te la tua completa mancanza di pomposità e la tua determinazione quasi infantile nell'ottenere ciò che vuoi. (Gerry Robinson, ex-Presidente di Granada)

Amalo o odialo, non puoi evitare di ammirare i suoi successi che sono veramente immensi. (Frank Barlow, ex-Sky Tv e Pearson). Tra quelli contro:


"È un peccato che tu possa celebrare un altro compleanno considerando la miseria che hai causato a tutte le donne che lavorano nell'industria del sesso e che hanno sofferto molestie sessuali... la tua idea è stata quella di mantenere viva l'immagine della donna intesa come un pezzo di carne senza cervello e di incoraggiare molti uomini ad essere più porci di quanto non fossero." (Julie Bindel, capo di Justice for Women)


"Buon compleanno, Rupert. Posso solo augurarti di essere trattato come tu hai trattato gli altri." (Ernie Greenwood, una dei partecipanti al picchetto di Wapping che venne travolta dalla Polizia a cavallo)

"Murdoch è la signora Thatcher dei media. Ha cambiato lo scenario irreversibilmente e non sempre per il meglio. Adesso ha troppo potere, ma sfortunatamente non può essere «trombato» e mandato a spasso, come la Thatcher." (Norman Baker, portavoce dei Liberal Democrats)

Ma quanto è il potere di Murdoch sugli uomini politici? Troppo, veramente troppo - anche in relazione all'Italia - se è vero quanto affermato nel programma radiofonico australiano The National Interest condotto da Terry Lane l'8 luglio del 2001. Nel corso di una lunga intervista a Neil Chenoweth (consultabile sul sito www.abc.net.au), Terry Lane chiede: «Immagino che uno dei più cospicui esempi dell'influenza politica di Murdoch sia quella che esercita su Tony Blair.

Ci sono un paio di esempi che tu dai [nella biografia Virtual Murdoch pubblicata nel 2001 sia a Londra sia a Sydney, nda]: uno sarebbe quello in cui Blair è intervenuto sul Primo Ministro italiano per persuaderlo a superare le regole che avrebbero impedito ad uno straniero di comprare le Tv di Berlusconi».


«Sì, avviene in un momento particolare», risponde Chenoweth. Lo scrittore riassume il sostegno dato da Murdoch con i suoi giornali all'elezione di Blair e poi continua: «Un anno dopo (le elezioni inglesi, nda) Murdoch è alle prese con uno dei suoi interminabili negoziati. A Roma sta cercando il modo per comprare i media assets di Berlusconi. Vuole sapere se il Governo italiano protesterà nel caso in cui si faccia l'affare. Telefona a Tony Blair. Blair è molto impegnato nella stesura del suo primo programma finanziario, ma quando Prodi lo chiama il giorno dopo...».


«Intendi il Primo Ministro italiano?», dice Terry Lane. «Certo. Tony Blair sa come muoversi e gira la domanda a Prodi. Il Primo Ministro italiano dice che si cerchera' una soluzione e così Blair può comunicarlo a Murdoch». Anche Michael Leapman, nel sito www.motherjones.com, conferma che nel marzo 1998 Blair, su richiesta di Murdoch , chiese a Prodi un parere " da statista a statista". In quell'occasione, il Primo Ministro Italiano avrebbe risposto che , sebbene non fosse personalmente contrario, l'offerta avrebbe potuto destare resistenze nella coalizione di centrosinistra. Su questa controversa vicenda si pronunciò in seguito anche il portavoce di Blair, negando tutto ma, in risposta, secondo Leapman, scese in campo il Times che invece confermò l'intervento di Blair su Prodi.

Dell'affare con Berlusconi, come si sa, non se ne fece niente, ma restano le affermazioni di Chenoweth, che, se corrispondono a verità, disegnano un inquietante scenario e confermano la capacità di ingerenza di Murdoch sulla Global Power Élite, giustappunto al di là delle popolaresche distinzioni tra destra e sinistra, tra maggioranza e opposizione.

Scrive ancora Chenoweth nel suo libro:

"Ciò che Murdoch offre, qui e ora è un pezzo di futuro. L'uomo, prima di altri, possiede una misteriosa e fantastica abilità di far accadere il futuro, in un modo che quasi nessuno nel mondo sa fare. È un futuro di idee e visioni che rendono Murdoch quasi irresistibile a chiunque abbia una scintilla di immaginazione... Questo è Murdoch nella sua forma più seduttiva".

Con il 2002, forte dei suoi 72 anni che gli consentono di essere collocato tra i Grandi Vecchi del pianeta, in uno scenario di Global Risk Economy, per Neil Chenoweth Murdoch diventa «virtuale», e per lui viene coniata la definizione Pragmatic Foresight (‘preveggenza pragmatica', ‘pragmatismo visionario'), e in questo strano accostamento di parole si nasconde  un'insidia da Terzo Millennio, un'insidia nuova e sconosciuta.


Non sappiamo ancora quanto Murdoch sia apocalittico o quanto sia Sheherazade. Secondo Chenoweth si tratta di uno «stile» che gli venne insegnato, durante la sua permanenza a Oxford, dal suo amico Robin Farquharson, Segretario della Voltaire Society, che lo introdusse alla game theory (http://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_dei_giochi)  e ai modelli matematici. Dal 1953 in poi Murdoch applicò la game theory a una serie di stratagemmi d'affari che hanno creato la sua aura di «giocatore/scommettitore». Fra gli altri, l'uso della game theory accomuna Murdoch a Timothy Belden, considerato il responsabile del crack Enron.

In sostanza, scrive Chenoweth, «c'è sempre un secondo livello al di sotto del negoziato pubblico, conosciuto solo da chi sta nel gioco (the insiders) e poi c'è un terzo livello, ancora più sotto, che nessuno vede mai». Se parlassimo dell'uomo che fa «il gioco delle tre carte alla fiera» sarebbe divertente, ma stiamo parlando del maggior proprietario di media del pianeta. E infatti la sua strategia lo rende, dice Chenoweth, «più di un banale, intelligente uomo d'affari e tattico della finanza.

La prospettiva conservatrice sulle tecnologie dell'informazione, che ha condizionato tutti gli affari delle telecomunicazioni nella metà degli anni Novanta, venne influenzata dal libro di George Orwell 1984 e subì la paura della sorveglianza totale della società [...]. Murdoch (invece) fonda le sue visioni sulle analisi di Peter Huber, del Manhattan Institute, il cui libro Orwell's Revenge: the 1984 Palimpsest ridisegna lo scenario del Grande Fratello e la sua dimensione morale».


E probabilmente è proprio sotto il profilo morale che un indispensabile giudizio su Murdoch andrebbe espresso. In parte quel giudizio è stato  espresso, non dalla piazza o dai Parlamenti, ma attraverso una campagna stampa e Tv pagata dalle organizzazioni civili (vedi il capitolo su DirectTv), quindi, per la prima volta sul suo stesso terreno di gioco. Gli annunci sui giornali e i messaggi televisivi dicevano semplicemente: MURDOCH VUOLE DI PIÙ, MOLTO DI PIÙ. SE NON AGIAMO ADESSO SE LO PRENDERÀ.

Un ultimo tassello del grande mosaico Murdoch è costituito dalla sue dichiarazioni sull'Euro-Referendum: «Votate no!», diceva in quel frangente. «L'Europa è fatta da così tante culture e storie diverse che non si può ammucchiarle tutte insieme sotto un Governo di burocrati francesi che non risponde a nessuno [...]. L'idea di un'Europa con una sola politica estera, con una forza militare unita in una sola organizzazione, mi sembra cent'anni prematura. Se aspettiamo non vedo altro che benefici». Meditate!


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