In Bretagna 'giornata della collera' contro l'ecotassa: la rabbia cresce, il separatismo avanza.

lafayette 16/10/2013

 

Da qualche giorno la Bretagna è in subbuglio per l'entrata in vigore della cosiddetta eco tassa, un balzello del governo centrale francese imposto a tutti i mezzi di trasporto merci circolanti sulla rete stradale nazionale e locale.


 

Dal primo gennaio 2014 tutta la filiera produttiva bretone, come quella delle altre regioni dell'esagono, verrà dunque gravata di un'ulteriore grave soma come non bastasse il quotidiano stillicidio di pessime notizie provenienti dal fronte dell'economia.


 La disoccupazione galoppa e l'esecutivo socialista annaspa nel tentativo di contenere il deficit di bilancio e l'aumento inarrestabile del debito pubblico tentando di gabellare alla cittadinanza sconcertata ed inferocita il miraggio di una ripresa al momento impalpabile.


Ma in questo incantevole angolo nord-occidentale d'Europa il malcontento sta diventando sempre più esplosivo miscelando vecchi rancori, nostalgie particolaristiche e nuove rivendicazioni.


Nulla, per fortuna, che faccia pensare ad una ripresa dell'attività armata da parte degli indipendentisti bretoni più irriducibili(l' esercito bretone di liberazione è di fatto inattivo da diversi anni), ma di sicuro l'attaccamento al tricolore qui piuttosto tiepido non avrà da beneficiarne. Intanto a muoversi, nella giornata di domani, sarà il comparto agroalimentare, produttori e commercianti nonché intere collettività territoriali: il suono lacerante delle sirene anti-incendio animerà la composta e decisa protesta in ogni luogo di lavoro.


Nel marasma generale riguadagna popolarità, né potrebbe essere altrimenti, la tentazione di fare da sé e di rompere quel cordone ombelicale che lega l'orgogliosa periferia ad una madrepatria mai così matrigna.


D'altronde, accennavamo in precedenza, il separatismo da queste parti non si è mai del tutto sopito animato oltre che dai fautori della soluzione violenta anche da una nutrita galassia di partiti e movimenti politici di non trascurabili dimensioni e di diverso orientamento ideologico.


 Si va dall'estrema sinistra di Breizhstance alla destra identitaria di Adsav e di Jeune Bretagne ai pragmatici del Parti Breton. Più consistente il peso dell'Union Démocratique bretonne capace di eleggere propri rappresentanti nelle istituzioni locali, regione e dipartimenti. Tradizionalmente alleata alla sinistra questa formazione autonomista e federalista ha ricalibrato recentemente le proprie istanze sulla vexata quaestio ed uno degli eletti in consiglio regionale ha addirittura preso posizione per l'indipendenza (senza se e senza ma, come si direbbe a casa nostra). Il motivo? "Per fermare l'avanzata del Front National", la laconica risposta.


Nel frattempo, tra timori, dubbi e reticenze, qualcuno ha già fatto la propria scelta: la maggioranza assoluta dei giovani bretoni (53%) si dice favorevole all'autogoverno, secondo un sondaggio divulgato pochi giorni or sono.


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