MA L'ITALIA STA PER CONTO SUO

3/10/2013 Marcello Veneziani 3/10/2013

 

Traditori, stalinisti,  servi, venduti.


Si dissolvono d'un tratto le voci concitate della crisi e torna una strana pace nel paesaggio.


Tanti feriti. Nessuno morto.. Provo a togliere il sonoro dalla crisi sventatae guardo le facce, misuro le biografie, cerco d'indovinare le anime e i pensieri.


Provo a togliere a ciascuno il berlusconismo e l'antiberlusconismo e vedo quel che resta di loro: se non resta niente sono niente.


Sta finendo una repubblica, la divergenza è sulle modalità del perire e sulle eventuali vittime sacrificali.


Intanto l'apocalisse è rinviata per maltempo. Come ogni tragedia italiana sconfina nella farsa senza cessare di essere tragedia.


Si sta consumando il parricidio rituale di chi alla fine preferiva la sopravvivenza all'onore. Il realismo della decadenza all'estetica della decadenza, l'agibilità politica alla nobiltà della sconfitta, la speranza nel futuro alla fedeltà, che è degli eroi e dei cani.


Poi tutto si ricompone e decompone. Se crolla la Reggia non risparmierà neanche coloro che son usciti dal portone.


Per ora si ricomincia dal falciocolombismo, curioso centauro. L'estremismo è una malattia senile, come diceva Lenin, ma il moderatismo è una malattia senile.


La moderazione è uno stile, non può essere una meta.


Non vogliamo morire di destra, dice qualcuno, ma qui la destra non c'entra, è già fuori; fermatevi al non voler morire e capiremo.


E' l'Italia, in tutto questo, dov'è finita? Sta per conto suo, spaesata, accucciata e corrucciata, a distribuire i torti perchè le ragioni sono finite. 


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