CON LO SHUT DOWN SI SPEGNE ANCHE IL SOGNO AMERICANO

Francesco Semprini per 'La Stampa.it'

 

6 PERSONE SU 10 TEMONO DI PERDERE IL LAVORO


Lo «shutdown» del governo federale oltre a minare l'economia degli Stati Uniti, a mettere in difficoltà la cittadinanza e far tremare Wall Street, incorpora in se un rischio storico, ovvero il tramonto del sogno americano. E' quanto suggerisce un sondaggio Washington Post-Miller Center che ha come oggetto il cambio di percezione del successo e la fiducia nel futuro del Paese da parte dei cittadini americani.


Le rilevazioni mettono in evidenza che il 58% degli intervistati ritiene di guadagnare meno di ciò che merita, e che non avrà né un aumento di stipendio, né troverà un'altra posizione (migliore ovviamente) entro i prossimi cinque anni. La metà degli intervistati spiega di aver seguito corsi di formazione o perfezionamento negli ultimi 12 mesi, ma tra questi il 72% dice che ciò non ha fatto molta differenza a fine mese. Il timore di perdere il proprio posto di lavoro è al livello più alto dal 1970, sei persone su dieci hanno paura di rimanere a casa per colpa dell'economia.

La quota è superiore persino a quella del 1975, quando l'economia era piegata dalla stagflazione, ovvero decrescita e disoccupazione accompagnate da elevata inflazione. La sfiducia nel futuro è per oltre un terzo dei cittadini a lungo termine dal momento che il 39% degli intervistati crede che i loro figli avranno un tenore di vita più alto del loro. Nel breve, invece, quasi due terzi dei cittadini Usa sono preoccupati di non riuscire a soddisfare esigenze di base della propria famiglia, anche se un 54% ritiene che il proprio tenore di vita sia migliore di quello dei genitori, quota, tuttavia, che è in calo.

Il sondaggio, effettuato alla vigilia dello «shutdown», evidenzia in tutta la sua drammaticità la percezione che gli americani hanno del Paese, alle prese con un lustro di crisi che ancora pesa su crescita e occupazione, con un'economia potenzialmente «dopata» dalle misure della Federal Reserve, e con un clima politico complicato che non ha permesso di sfociare nella paralisi del governo.


Così ci si interroga ancora sulla ragione di esistere dell'«American dream», paradigma attribuito allo storico James Truslow Adamas che lo ha coniato nel 1931 nel suo libro «The epic of America». Lo definì «il sogno di una terra in cui la vita può essere migliore, più ricca e più florida per tutti, con opportunità per ognuno in base alle proprie capacità e ambizioni». Il punto è che oggi, come dimostra il sondaggio, si tratta di un assunto arcaico, che nulla ha a che vedere col cambio di interpretazione del successo di cui si deve prendere atto.


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