FRASI ED AFORISMI

Marcello Veneziani

La politica italiana è un pendolo che oscilla tra il cabaret e il linciaggio; derisione & lapidazione. Una via di mezzo tra striscia di Gaza e striscia la notizia.


Ami? Mai, rispondi con un anagramma beato.


"Amo" è un dolce verbo singolare che nasconde un tremendo sostantivo, quel gancio trafiggente che ti fa abboccare.  


Detesto il genere umano. Non è il mio genere.


Disistimo le persone. Estensibile in famiglia.


Iscrivetevi al Movimento Asociale Italiano. Per iscriversi al MAI basta non mandare l'adesione. Si decade se si frequentano le riunioni. Che riescono quando sono deserte o almeno manca il numero legale. Perché la nostra non è un'associazione ma una dissociazione.


Ripeteva sempre: il vero guaio è che c'è troppa ignorantità.


 Dicesi amore quello stato passeggero ma confusionale che trascorre da un'illusione a una delusione.


Quando l'amore finisce, meglio stendere un pietoso velo nuziale


Consiglio ai potenti: fatevi dimenticare, così lascerete un buon ricordo.


Perché è possibile sottrarsi all'ora di religione e non all'ora di matematica? Date almeno la possibilità agli obiettori di sostituirla con il servizio civile.


La comunità sta al comunismo come i polmoni stanno alla polmonite. Non confondete un organo con la sua infiammazione, la fisiologia con la patologia.


Venivano dalla Fenicia, s'installarono in Sicilia, nell'isola di Mothia. E vissero fenici e contenti.


Gli Italiani amano il provvisorio e danno il meglio quando sono in prova.


L'amore è il penoso corridoio che congiunge la solitudine singolare alla solitudine plurale.


Il sogno pugliese: Bari opportunità.


I nonni credevano in Dio, patria e famiglia. I nipoti credono in Io, pacchia e vaniglia.


Achille Campanile era nato nel 1899 ma diceva di essere nato nel 1900. Le signore si nascondono gli anni, gli scrittori addirittura si nascondono i secoli.


L'amore è l'eterogenesi dei fini allo stato puro.


Indro Montanelli era un indroverso; era rivolto a se stesso. Gli ho voluto bene ma non so dire se a causa delle sue idee o nonostante quelle.


Con rispetto parlando, il Salone del Libro mi sembra più adatto ai coiffeur che agli scrittori.


Odio le fiere del libro, obitori della cultura per il riconoscimento delle salme e le relative onoranze. Sono libbrosari, lazzaretti in cui si celebra il morbo del libro in un cordone sanitario che lo tiene ben distante dalla società.


Ah, questi ragazzi devitalizzati anoressici di futuro. Non sono ventenni ma ottantenni con sistema rateale. Quattro comode rate di vent'anni l'una.


Il ‘68 infiammò un'epoca e poi lasciò una nuvola di fumo. Fumo ideologico per una generazione rapita da fumo e utopie. Fumo di molotov, P38 e micce per una generazione che poi scelse il Partito Armato. Fumo di canne e allucinogeni per una generazione che fuggì la realtà attraverso la droga. Le tre gioventù fumanti inseguivano un miraggio comune: il paradiso artificiale il cielo trasferito in terra grazie all'utopia, al terrore o alla droga. Chi si curò delle anime (gli ideologi), chi dei corpi (i terroristi) chi del giardino (i figli dei fiori, gli erbivori, infine i verdi).


Il ‘68 al potere. E' la vittoria di una generazione, dicono. O di una degenerazione?


L'oppio, religione dei popoli. La droga come capitolo dell'alienazione. L'idea che si possano comprare gli stati d'animo, che si possa trasferire l'interiorità, traslocarla e delegarla a un potere. L'idea disumana che si possa cedere la sovranità della propria vita, vivere in franchising.


Il Novecento, fabbrica di paradisi infernali.


Nella prima metà il Novecento fu un'emorragia. Nella seconda metà un'anemia.


Secolarizzandosi, paradiso e inferno finiscono col coincidere. Nelle rivoluzioni, nei regimi, nella tecnica, nel sesso, nella droga. Persino il paradiso delle vacanze si lega all'inferno delle autostrade.


L'inferno è vuoto, dicono i nuovi teologi. L'Hotel Satana con vista sul Male non ha ospiti, solo insegne luciferine che lampeggiano a vuoto come in una las vegas deserta. Non è per amor di simmetria ma a questo punto temo che anche il paradiso sia chiuso. Se non ci aspetta l'inferno non ci aspetta neanche il paradiso.


E' una gran bugìa che siano finite le ideologie. Semmai è finito il plurale.


La politica è oggi lo spazio vuoto che separa l'ideologia dall'amministrazione. E' il buco nero tra la tecnica e il moralismo.


Von Clausewitz aggiornato all'epoca bonsai. La politica oggi è la continuazione della guerriglia con altri mezzucci.



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