Se il Titanic Italia non cambia rotta

Marcello Veneziani - Mar, 27/08/2013 - Il Giornale

 

Decadenza è la parola giusta per indicare il fatale sfacelo verso cui sta andando da anni l'Italia


 

 Lasciate fuori le valutazioni di parte e osservate il caso B. con occhio alieno.


Concitate discussioni, fiumi di scritti, trattative, leggi, leggine, un'infinita sequela di scazzi. Ma la nave procede verso il punto di naufragio con meticolosa precisione come se fosse scritto nella sua scatola nera lo scoglio esatto su cui si infrangerà.


Tutto l'equipaggio, magistrati, politici, autorità portuali e vedette a mezzo stampa, la stanno portando da anni esattamente in quel punto, gridando a turno al disastro. Nessuno esce dal ruolo assegnatogli dal fato, nessuno spezza il giogo. Come in una tragedia greca, il destino è prescritto.
 
Lo Schettino Collettivo, cioè l'anima italiana desiderosa di esalare, punta diritto allo scoglio.


Pure Letta che saggiamente ripete «noi andiamo avanti», procede verso l'urto fatale sbrigando le pratiche per il disastro. Agitatori, mediatori e noncuranti, nella loro dissonanza, producono insieme l'effetto-orchestra sul Titanic.


 A questo punto, dopo aver esperito l'impossibilità di salvare il salvabile e non volendo rassegnarci al si salvi chi può, proviamo l'osceno desiderio dell'Impatto.


Andiamo verso l'apocalisse cantando. Non per godere la rovina dei filistei o la vendetta dei farisei. Ma perché dopo così lunga incubazione e mostruosa gravidanza non resta che toccare il punto zero.


 Che tutto crolli perché poi qualcosa di nuovo nasca. E se non siamo di quell'opinione, saremo comunque di quella sorte.


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