La giustizia degli oppressi non coincide con le leggi degli oppressori

di LEONARDO FACCO lindipendenza.com

 

Personalmente, continuo ad essere convinto che l'Italia non uscirà dalla crisi nemmeno il prossimo anno.


 Per la cronaca, è dal 2009 che ci azzecco, nonostante le dichiarazioni tonitruanti dei lestofanti che si sono alternati al governo, puntualmente rilanciate dai gazzettieri del regime e, altrettanto puntualmente, dimostratesi fandonie. La situazione in cui si trova Pulcinella-land non è una mera questione di numeri, come taluni ragionieri del "Fare" con lauree e master vanno raccontando.


 L'Italia - quest'invenzione geografica - è un paese senza futuro perché è culturalmente devastata dal mainstream collettivista, che fa dell'irresponsabilità una regola costituzionale e dei "diritti acquisiti" (che meglio sarebbe definire privilegi) un mantra indiscutibile.


 L'Italia di oggi è figlia di almeno un quarantennio di propaganda statalista (rinvigorita peraltro dall'idiozia del liberismo de noantri), incarnatasi oggigiorno in due inutili orpelli parlamentari come la presidente della camera Laura Boldrini e la ministra dell'integrazione Cecile Kyenge.


La cultura italiana è ben sintetizzata nel breve, ma significativo racconto, che ho letto ieri sulla bacheca Facebook di un'amica. Ve lo riporto:


"Nel giro di sei mesi la Guardia di Finanza ha fatto visita in una pizzeria 5 volte, l'ultima qualche giorno fa durante l'orario di punta (quindi con clienti in attesa delle proprie pizze). In uno dei controlli precedenti, ha elevato una sanzione perché il ragazzo delle consegne, a fine lavoro, si è fermato a mangiarsi una pizza sbagliata sui gradini fuori la pizzeria, però sprovvisto di scontrino. Giustamente hanno evidenziato il fatto che non era stato battuto lo scontrino "OMAGGIO". Risultato: 140 € di multa, o giù di lì, per aver "evaso" i 4/5 € della pizza (che altrimenti sarebbe andata, come di consueto, ai cani della vicina, presumo anche lì senza scontrino).


L'altra sera, invece, ha fermato un paio di artigiani che erano appena usciti dal negozio con le loro pizze fumanti. Hanno mostrato loro il tesserino, gli hanno chiesto gli scontrini e sono entrati per verificare che tutto fosse in regola. Accertatisi di ciò, dopo un quarto d'ora di controlli, se ne sono andati, non senza creare disagi, come se stessero facendo la retata del secolo contro i peggiori criminali. Come un mese prima, con gli stessi risultati.

Ogni settimana, il sabato, un senegalese entra in pizzeria, compra una pizza e una coca cola e si fa cambiare 70/80 €, frutto della giornata di accattonaggio nel supermercato poco distante. Ha sempre un sorriso solare e soddisfatto. Abita in un paese vicino, con altri 3 che fanno il suo stesso "lavoro". Ogni giorno, un supermercato diverso "non possiamo esagerare, altrimenti poi chiamano i vigili" "e la Finanza?" "Quando li vedo, io faccio finta di niente, loro pure. Tanto ormai mi conoscono", sempre sorridente. 

Ecco a voi un esempio tipico di due lavoratori del nord Italia. Il primo, però, è un razzista evasore criminale. L'altro è un sorridente migrante perfettamente integrato nella nostra società".

Non serve sprecare molte parole per commentare quanto sopra, lascio a voi il piacere di dire la vostra. Mi preme, però, far mie le parole di un altro mio amico, Alan Peter Fortebraccio, che ha ragione da vendere quando - da piccolo imprenditore tartassato, ma combattivo - sostiene che "la giustizia degli oppressi non coincide con le leggi degli oppressori".

 Verissimo! 


Soprattutto fino a quando i primi avranno il cattivo gusto, accompagnato da tanta codardia, di abbassare continuamente le braghe e porgere fantozzianamente le terga.


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