La ridicola armata del decoro offeso

22/01/11 Di Camillo Langone per Libero

Dai palazzi rispettabili dove la televisione si accende solo per guardare Fabio Fazio, dalle sacrestie immacolate dove si vota Rosy Bindi, dalla redazione del Corriere della Sera dove Maria laura Rodotà  vigila su ogni virgola, si alza un coro. Il coro dell'Aida?  No, mancano gli elefanti e le trombe (i tromboni però quelli ci sono) . Il coro del Nabucco? Nemmeno, stavolta anziché di ali si parla di cosce. E' il coro del Decoro. Non so voi, ma io pensavo che la parola fosse estinta , un po' come "abbecedario", "maggese", "pigione", "missiva"... A usarla, ma sempre con l' aggettivo "urbano"  appiccicato , erano rimasti solo gli assessori di seconda fascia, costretti a  giustificare  in consiglio comunale l'acquisto di nuove panchine e fioriere (abitualmente orribili). Adesso invece il decoro è tornato in prima pagina  per la gioia dei vocabolaristi e dei ragazzi degli Anni Cinquanta. Ma sì, godiamoci questo tuffo nel passato, travestiamoci tutti da Ettore Bernabei, l'uomo che al tempo in cui Berta filava fu spedito alla presidenza della RAI per coprire con pesanti calze scure le gambe delle ballerine più provocanti (ecco un'altra parola che in questa Italia modernariale potrebbe esser rilanciata da un momento all'altro: "provocante").

IL CASO OLGETTINA

C'è un condominio milanese integerrimo che ha appena dato lo sfratto ad alcune ragazze colpevoli di frequentare la peccaminosa località di Arcore. pagavano l'affitto puntualmente , ma fa lo stesso, sono ree di "offesa al decoro". Una di loro ha due bambini piccoli, però niente da fare, niente pietà: le colpe delle madri ricadano sui figli, anche a lei gli otto giorni e che non si faccia più vedere, malafemmina che non è altro.  MarystellGarcia Polanco ha già dovuto togliere il nome dal citofono perché racconta : " mi insultavano giorno e notte". Saranno stati i guardiani del Decoro, i nuovi zelanti difensori della pubblica decenza. Il gruppo pare sia in grande espansione, ad esempio il Corriere già conta 52 militanti, firmatari di una lettera di censura all'ex direttore Piero Ostellino. Come si è permesso costui di scrivere che "aver trasformato il prostitute le ragazze che frequentavano la casa di Berlusconi è stata una violazione della dignità di quelle donne"? Sarà mica anche lui, Lina Merlin non voglia, un sordido puttaniere? Oppure con la scusa dei principi liberali ("una donna dovrebbe essere libera di usare il proprio corpo come crede, rispondendone solo alla propria coscienza") un pericoloso libertino? Il fatto che sia nato a Venezia, la città del casanova, è un indizio da tenere in considerazione. Bisogna che la Buoncostume lo tenga d'occhio. La firmaiola più illustre è Maria Laura Rodotà  che di certo, a differenza di tante figlie di borgata e Terzo Mondo, per trovare lavoro non ha nemmeno dovuto fare lo sforzo di sorridere: o forse non è mai servito a niente, nemmeno all'inizio, essere figlia di Stefano Rodotà , pezzo grosso di Repubblica? Un'altra che sembra scrivere sui giornaloni per diritto di nascita è la contessa Isabella Bossi Ferdigotti. Quando partecipa al Coro del Decoro usa il plurale maiestatis : " siamo preoccupati per l'indecorosa immagine che l'Italia sta dando all'estero". Tal quale un antico sketch di Franca Valeri “ chissà cosa dirà la gente, signora mia”. E nessuno accusi la nobildonna di pudore a corrente alternata, se soltanto pochi mesi addietro ha lodato  il Dito Medio eretto da Cattelan in piazza della Borsa : dare pacche sul sedere in casa propria è da porci schifosi, metterlo nel medesimo posto davanti a tutti è invece encomiabile , siccome approvato dal sinedrio dell’Arte Globale.  Tutto può essere il decoro tranne che anticonformista : guai a chi canta fuori dal coro !  Il ritorno ai più pittoreschi anni cinquanta  non poteva non destare l’entusiasmo degli ambienti beghini  ed ecco quindi Famiglia Cristiana tuonare contro le notti scellerate di Brianza, messaggio “diseducativo” , “indecente rappresentazione” , “fonte di smarrimento…”

PARLA PURE VENDOLA

Volete mettere come orientano meglio le seratine di Nichi Vendola, pupillo di tanti parroci indignati col  Cavaliere?  E quando il coro prende un attimo di fiato ecco entrare in scena i vescovoni a caccia di applausi. Bagnasco auspica “contegno” e Bertone domanda “esemplarità” ma  purtroppo sbaglia giorno , apre bocca  proprio quando esce sui giornali la notizia tragicomica dell’annullamento di un annullamento: la Cassazione ha rifiutato disgustata di considerare mai esistito un matrimonio durato vent’anni, come preteso dalla Sacra Rota, istituzione che bisognerebbe abolire di corsa qualora si voglia insistere a gorgheggiare nell’arena moralista senza far ridere i polli. Insomma, nonostante tanta buona volontà, il Coro del Decoro stecca come una qualsiasi corale di comari di paese, il genere che dava addosso a Bocca di Rosa nel capolavoro di Fabrizio de Andrè. Il gran genovese, fine conoscitore dell’animo umano, identificò perfettamente nell’invidia e nel risentimento le molle che spingono a cantare all’unisono contro il malcostume: “l’ira funesta delle cagnette cui aveva sottratto l’osso.  


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