'APOCALYPSE MURDOCH' - 3° PUNTATA

1/5/2012 DI GLAUCO BENIGNI per dagospia.com

DAGOSPIA PRESENTA "APOCALYPSE MURDOCH" DI GLAUCO BENIGNI, 3° PUNTATA - IL CLAN DEI MURDOCH ATTRAVERSA 4 GENERAZIONI: DALLA MADRE CENTENARIA ALLA NIPOTINA - RUPERT È IL DOMINUS: OLTRE AL CAPITALE DA 8,3 MLD $, DEVE GESTIRE 3 MOGLI SANGUISUGHE E 6 FIGLI, MANAGER AMBIZIOSI E AZIONISTI PRETENZIOSI - IL NONNO P.J.: PASTORE PRESBITERIANO, INESGNÒ AL NIPOTE "L'ETICA CALVINISTA": NON OPERE DI BENE MA GRANDI IMPRESE PER GUADAGNARSI UN POSTO IN PARADISO...


La dinastia di Rupert Murdoch si compone di una dozzina di persone la cui età varia dai 103 anni della Grande Madre ( avete letto bene ! è nata l'8 febbraio del 1909); ai pochi anni di vita della sesta figlia e della nipotina. Loro sono il clan di Rupert Murdoch: il gruppo di esseri umani al quale lo Squalo è legato indissolubilmente: da promesse fatte sull'altare o dallo stesso sangue.


Sebbene Murdoch non gradisca questa interpretazione, si ritiene che il nonno e il padre, le due persone scomparse, siano quelli che hanno lasciato l'impronta più significativa, grazie a quel trasferimento di cromosomi, di valori e di relazioni sociali «forti» che ha ispirato la sua vita politica e il suo stile in affari. Gli altri, invece, i suoi affetti di sempre, sono le tre mogli e i sei figli, di cui quattro femmine e due maschi, e una sorella, che però è sempre rimasta in un cono d'ombra. Un bel clan, non c'è che dire, un altro segno della superba vitalità che ha da sempre connotato Rupert.

Giunto a 81 anni, con un cancro alla prostata diagnosticato già nel 2000, Rupert Murdoch riesce ancora a gestire il clan con la sua proverbiale abilità, e non è sempre facile accontentare le richieste delle due ex-mogli, inserire in un ruolo adeguato i figli adulti, preorganizzare la spartizione della cassaforte di famiglia ( la societa' australiana Cruden Investment), e progettare la successione, tenendo conto anche di alcuni suoi fedelissimi top-manager (i quali garantiscono con la loro presenza gli azionisti in caso di «impreviste emergenze» che potrebbero riguardare Rupert).


L'impresa rischia di essere tra le più difficili mai compiute da Murdoch. Secondo «Fortune», nel 2012 il patrimonio personale di Murdoch ammonta a 8,3 miliardi di dollari. I suoi biografi confermano: «La successione Murdoch rappresenta il maggiore trasferimento di ricchezze e potere globale del XX secolo e dell'inizio del XXI». Per esigenze di chiarezza, senza la quale le vicende narrate risulterebbero talvolta un incomprensibile groviglio, è bene presentare i personaggi del clan nei loro diversi ruoli.

IL NONNO: P.J. MURDOCH
Pastore presbiteriano. Arriva in Australia alla fine del secolo XIX e diviene responsabile della comunità di Camberwell (Melbourne). È un uomo importante per la dinastia Murdoch. Probabimente è lui che insegna al figlio e al nipote «l'etica calvinista» secondo la quale il successo in Terra conferma la predestinazione al Paradiso: non opere di bene e tolleranza nei confronti dei poveri e dei diseredati della Terra, ma grandi imprese ... solo Grandi Imprese.

IL PADRE: KEITH MURDOCH (N. NEL 1895)
Rifiuta di seguire la tradizione familiare per diventare giornalista. Debutta al «Melbourne Age», nel 1912 diventa corrispondente politico del «Sun» di Sydney. Nel 1915 viene inviato a Londra come managing editor del «Sun» e del «Melbourne Herald». Nel corso della Prima Guerra Mondiale ricopre ruoli molto delicati, ( questo episodio sembra essere molto importante !) tra cui la controversa consegna di una lettera al Primo Ministro britannico (alla quale seguì una sua lettera al Primo Ministro australiano), riguardante il massacro di Gallipoli. Diviene nella maturità una sorta di magnate della stampa regionale nell'area di Melbourne e accumula una considerevole ricchezza. Secondo ciò che scrive W. Shawcross nel suo Rupert Murdoch - Ringmaster of the Information Circus (Londra, 1992) per capire le origini della moderna dinastia dei Murdoch bisogna :


[...] riportare le menti al tempo dell'espansione [angloamericana, nda] nel decennio 1890. Un periodo dominato negli Usa da John D. Rockefeller e in Inghilterra da un altro colosso, Cecil Rhodes [...] uno che sembrava avere il tocco di Re Mida. Nell'intento di consolidare i valori della cultura angloamericana nel mondo, Rhodes fondò negli anni 1919-1921 il Royal Institute of International Affairs nel Regno Unito e il Council on Foreign Relations in America.

Questi due «laboratori di pensiero», largamente orientati al liberismo internazionalista, hanno dominato e coordinato la politica estera inglese e americana sin dagli anni Trenta, quale che fosse il partito politico al potere. Gli uomini dei media sono stati uno dei primi strumenti per influenzare i politici, gli elettori e i consumatori. Lord Northcliffe (1865-1922) fu uno dei più strenui sostenitori di Cecil Rhodes e il suo «Daily Mail», fondato nel 1896, fu il primo giornale veramente di massa: sciovinista, imperialista e antigermanico. Dal 1908 in poi Northcliffe, che ereditò in seguito un pò della notorietà di Cecil Rhodes, fu proprietario anche del «Times»: la voce non ufficiale del Foreign Office.


A questo punto W. Shawcross fa notare che:
Rupert Murdoch è in questa stessa posizione oggi in Inghilterra cioè possiede il «Sun» e il «Times». E continua, adombrando una continuità preorganizzata in certi ambienti e circoli di potere. [...] Forse la maggiore influenza nella sua vita è stato suo padre, Keith Murdoch [...] che incontrò Lord Northcliffe a Londra durante la Prima Guerra Mondiale, dopo aver scritto una severa denuncia a proposito della Campagna dell'Armata Australiana e Neozelandese a Gallipoli, del 1915, contro i turchi.

Campagna osteggiata anche da Northcliffe. I due uomini divennero grandi amici. Murdoch considerava Northcliffe il suo mentore [e gli scriveva, nda]: «Tu hai esercitato la maggiore influenza su di me e sei stato per me la più grande forza [...] Grazie al tuo esempio mi sono costantemente riconosciuto in te e nello stile che mi hai trasfuso». Lord Northcliffe continuò a indirizzare e sostenere Keith Murdoch anche dopo il suo rientro in Australia, dove il suo allievo presto divenne noto come «Lord Southcliffe».

Non ci sembra una forzatura ritenere che alla luce di quanto scritto da W. Shawcross, i principi di «liberismo internazionalista» espressi da Rhodes e Northcliffe, e poi trasmessi a Murdoch padre, sono stati brillantemente esaltati e realizzati da Murdoch figlio, il quale per dirla con le parole di Terry Boardman: «non potrà mai avere (come fu per la Rhodesia) una nazione che porti il suo nome, ma il suo approccio globale è senza dubbio maggiore di quello dello stesso Rhodes».


Fra l'altro, forse proprio in memoria del padre, Rupert Murdoch nel 1978 realizzò il suo primo e unico film come coproduttore, insieme a Robert Stigwood, che si intitolava Gallipoli e narrava le gesta dei soldati australiani trucidati in quel massacro. «Mio padre», ha sempre sostenuto Rupert Murdoch, «ha avuto un enorme influsso su di me. Non è stato solo un uomo che ho amato, è stato un esempio [per la mia carriera, nda] poiché mi ha sempre chiaramente dimostrato che i media sono qualcosa di diverso da una semplice industria e prevedono grandi obblighi morali».
Keith Murdoch muore nel 1952, a 67 anni per un attacco cardiaco.


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