Accanimento ad personam e viltà in una sola sentenza

Giuliano Ferrara il Foglio

 

La logica parruccona, con un micragnoso tentativo di compromesso sull'interdizione dai pubblici uffici, ha portato a una sentenza che disonora la giustizia italiana, impegnata da vent'anni in un attentato continuato alla sovranità democratica del paese mascherato da guerra all'outsider populista, al leader che non doveva entrare in politica.


 Le lobby civili, giornalistiche, intellettuali e politiche avverse all'Arcinemico hanno avuto il loro premio giudiziario, complimenti. L'alleanza era nata su solide e sinistre basi, con la cancellazione manu giudiziaria dei partiti della Repubblica costituzionale, tra accuse di corruzione e di mafia, tonnellate di carcerazione preventiva. Fu l'avvilimento del diritto, con il passaggio successivo dei crusading prosecutors a una grottesca avventura in politica, da Tonino Di Pietro a Antonio Ingroia. In mezzo per Berlusconi c'è stato di tutto.


 E alla fine è arrivato uno scampolo di sentenza definitiva, che ha per conseguenza la privazione della libertà personale e, per quanti anni si vedrà, il divieto di fare politica inteso come decreto legale stabilito da una casta non eletta di magistrati tecnicamente irresponsabili di fronte al popolo di cui pretendono di essere la voce.


Ma una sentenza simile, di fronte a quel che conta, storia e sovranità popolare, è politicamente e civilmente nulla. Intanto proprio come significato. Una parte del paese giudica Berlusconi un reo, attuale o potenziale, dal momento in cui si è permesso di sconvolgere giochi ideologici, economici, finanziari e politici che prevedevano una diversa e più acconcia sistemazione in consorteria. Per loro la sentenza arriva con vent'anni di ritardo sulle campagne ostruzionistiche e la demonizzazione feroce di cui sono stati protagonisti. E' una glossa ininfluente che consente loro di festeggiare in modo svaccato, ma una glossa. Se Berlusconi fosse stato assolto non uno di questi compatrioti avrebbe cambiato idea su di lui e sul senso della sua parabola nella vita dello stato.


E un'altra parte del paese lo ha invece seguito e votato e considerato per quello che era, una persona dotata di un carisma personale importante, di un linguaggio e di modi nuovi e rivoluzionari sulla scena pubblica, denunciando come ingiusto, speciale e sinistro, anticostituzionale, il trattamento giudiziario al quale è stato sottoposto in decine di processi, molti dei quali si sono conclusi con plateali assoluzioni. Questa Italia ha votato Berlusconi malgrado gli accanimenti e le persecuzioni, lo ha fatto con tenacia per molti anni, consentendogli di vincere tre volte le elezioni politiche, e di determinare con le ultime elezioni una situazione in cui, con il patrocinio politico del capo dello stato, si è costituito un governo di larga coalizione come unica soluzione possibile nel rispetto del principio di realtà.


Sentenza nulla, dunque. Verdetto che può al massimo premiare le fregole dei nemici del Cav., può determinare una situazione di febbricitante instabilità anche e sopra tutto nell'esercito dei suoi avversari, oggi alleati di governo, che è profondamente diviso e minaccia di rompere gli argini della larga coalizione. Siamo molto lontani dalla conclusione drammatica, tragica, infelice della stagione di un Bettino Craxi o di un Giulio Andreotti: i socialisti e i democristiani erano stati disconosciuti dal paese, e le loro liste raccoglievano un micro consenso residuale dopo le inchieste di Mani pulite e l'assalto generalizzato ai partiti. Con Berlusconi è tutto diverso, come sempre. Il consenso resta un punto fermo, che nessun attestato di reità cassazionista può rovesciare nella coscienza pubblica.


E perciò è chiaro quel che c'è da fare, a parte il solidale dispiacere per una condizione difficilissima in cui adesso è piazzato l'uomo simbolo di questi vent'anni. C'è da rimboccarsi le maniche e da ricostruire, nelle forme possibili, l'identità integrale di una personalità che ha espresso intorno a sé un movimento popolare immenso e che ha una funzione basilare di equilibrio nella politica italiana. Nessuno può togliergliela né per legge né per sentenza: almeno in una democrazia matura in cui, fatta salva la sottomissione ai dettati dei tribunali, resta aperta, e Berlusconi ha tutte le risorse personali e politiche per tenerla bene aperta, la prospettiva di un combattimento politico, per le riforme e per la giustizia.


Saranno ore e giorni di forte tensione, ma chi è amico di Berlusconi, e sopra tutto chi è amico di questo paese in grave crisi, guarderà oltre e cercherà, si spera con prudenza istituzionale e con saggezza, di determinare nuove condizioni anche a partire dal fatto che la guerra dei vent'anni oggi ha fatto un prigioniero, il più notevole dei suoi protagonisti. Un prigioniero libero.


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