Cattolico, dunque liberale

di Marco Respinti

 

La dottrina sociale della Chiesa Cattolica non è una ideologia, una terza via, un ricettario delle soluzioni prêt-à-porter.


Il Magistero pontificio dice che è parte integrante della dottrina cattolica stessa. Esiste da sempre. Nasce nel momento stesso in cui il contenuto trascendente della fede investe quel particolare del reale storico umano che sono i rapporti tra le persone. Forse il suo primo pronunciamento è la domanda che Dio rivolge a Caino a proposito del fratello: «Dov'è Abele?». Vi è già dentro tutta la sollecitudine sociale, politica ed economica.


La Rerum novarum, promulgata nel 1871 da Papa Leone XIII, è solo la prima enciclica sociale: cioè la prima volta che la dottrina sociale si esprime attraverso un enciclica, giacché le encicliche sono uno strumento d'insegnamento e di comunicazione usato dai pontefici solo a partire dal 1740.


La dottrina sociale cattolica non si occupa affatto d'indicare quale politica e quale economia. Si occupa sempre e solo di morale, anche quando il cattolico si occupa di politica e di economia.


 Tiene, cioè, al comportamento che un cattolico è vincolato a osservare in società se crede nel contenuto trascendente della fede stessa. In breve, essa tratta di morale sociale. Come? Insegnando e ribadendo i principi non negoziabili da rispettare anche in società e non solo a casa propria. E poi? E poi, credendo fermamente in quella intangibile libertà di cui è fatta la persona umana, giacché costituita a immagine e somiglianza di Dio, lascia l'uomo agire. Elle laisse faire. Crede così tanto nell'uomo, nelle sue capacità e nella sua bontà (pure post peccatum) da lasciarlo fare. Crede così tanto nel cattolico che sa che basta vincere la sua pigrizia con un pro memoria morale e poi lasciarlo libero. Padri e figli.


La dottrina sociale cattolica è cioè l'abbecedario della laicità genuina. Non dice come fare in economia o in politica. Anzi, non sceglie nemmeno una economia o una politica. Lascia fare. Non sposa regimi. Come già Aristotele, dice che più di una forma politica rispetta l'etica: l'importante è che l'etica sia rispettata. In economia, idem. L'importante è che la morale, fondata metafisicamente, non sia tradita. E chi non ha la fede? Be', a meno di sostenere (come il cattolicesimo non dice e come un liberale non credente mai si sognerebbe di dire) che chi non ha la fede è incapace di distinguere il bene dal male, le due cose sono come cerchi concentrici. Uno è più ampio dell'altro, ma convergono.


Per la dottrina sociale cattolica in economia deve trionfare quel che funziona meglio, producendo bene maggiore. Tocca all'uomo libero vedere come. Ciò che la dottrina sociale stigmatizza è ciò che produce il contrario (o che in un dato momento storico, contesto o linguaggio viene percepito così). Qui scatta la condanna d'incompatibilità con la morale cattolica. Il non-cattolico può infischiarsene, ma è bene sappia cosa la dottrina sociale cattolica davvero dice e cosa non dice.


Significa dire che più i documenti entrano nei dettagli e più rischiano di perdersi su contingenze e fraintendimenti? Ovvio. Sono pur sempre documenti scritti da mano umana anche quando la materia è infallibile. Il meglio lo ottengono quando salvaguardano la libertà e la dignità della persona, la sussidiarietà, la carità (che è il vero nome della solidarietà), la creatività (che per la Chiesa fa l'uomo simile a Dio).


Perché, a un liberale interessa altro?


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