Dio non è morto». E se a dirlo sono i Black Sabbath…

di Marco Respinti 8/8/2013 www.lintraprendente.it


Dopo 35 anni di assenza dalla line-up classica dei Black Sabbath, il cantante della band Ozzy Osbourne torna tra i ranghi e il complesso si ripresenta con un nuovo disco, 13.


 


Sto parlando del gruppo inglese che nel 1968 tenne a battesimo (si fa per dire) il black metal sdoganando il diavolo praticamente in ogni canzone, costantemente accusato di pratiche sataniste, avvolto nella leggenda metropolitana di Ozzy che, su un palco, avrebbe spiccato di netto la testa di un pipistrello con un morso. Del resto il loro nome è già un programma: l'orgia oscura in cui le streghe si intrattengono nottetempo con il Maligno in persona.


Dal nuovo disco, 13, il 19° della storia dei Sabbath, è stato tratto un singolo. S'intitola God Is Dead?, «Dio è morto?». Ovvio, si dirà, cosa potrebbe altrimenti cantare per l'ennesima volta un gruppo così? Sbagliato. Perché in quel brano c'è ben più di una citazione, scontatina, di Friedrich Nietzsche (effigiato pure sulla copertina). C'è infatti la risposta. E la risposta recita: «Non credo che Dio è morto».


Il titolo del pezzo lo ha ideato Ozzy, il testo lo ha invece scritto il bassista Geezer Butler spiegandolo come l'incaponimento di un credente irriducibile che non si rassegna affatto alla prospettiva di una metafisica nichilista e che quindi grida contro tutto e tutti la propria fede mentre il mondo intero sembra cascare a pezzi.


Il fraseggiare rotto e ritmato del testo parla di sangue e di riti, contiene persino un cenno alla Comunione, e sembra disperato fino all'ultimo rigo allorché la prospettiva sia poetica sia ermeneutica del brano si capovolge improvvisamente. No, Dio non è morto.


Certamente è una coincidenza, ma l'atmosfera surreale, paradossale, abissale del brano ricorda molto la letteratura grottesca e volutamente esagerata della scrittrice sudista e cattolica, Flannery O'Connor, straconvinta che non esista affatto il «romanzo cattolico» ma solo il romanzo bello poiché vero (dunque cattolico, esplicitamente o no); e che a chi le rinfacciava l'assurdità di personaggio e ambientazioni rispondeva dicendo che evidentemente nessuno dei suoi critici aveva mai davvero guardato negli occhi la realtà, mille volte più eccentrica e bizzarra della fantasia. Le figure della O'Connor sono infatti sempre personalità strampalate o border-line che una cosa sola non riescono a cavarsi di dosso: la presenza ingombrante di Dio, che ne incide persino le carni, ne segna la pelle, ne marca il cervello. Proprio come il fanatico religioso dei Black Sabbath.


Uno dei racconti migliori della O'Connor, La schiena di Parker, narra di un ragazzotto qualunque che alla fiera del paese resta affascinato da un uomo completamente tatuato, e che poi la vita rischia di travolgerlo, e che però non riesce a schiodarsi dalla mente l'idea che al mondo c'è di più delle cose che capitano, e che comunque resiste strenuamente a Dio finché un giorno non viene rapito dagli occhi penetranti di un Cristo bizantino su un catalogo di raschiapelle finendo per cederGli e per farsene imprimere il volto, enorme, sulla schiena perché la fede che lo ha conquistato è carne e sangue mica teorie.


Ozzy di tatuaggi è pieno, benché alquanto diversi. Ma vuoi vedere che il suo irriducibile assomiglia davvero all'irriducibile di Flannery? Ascoltate God Is Dead? e poi riascoltate il famosissimo brano del primissimo disco del gruppo (1970), con brano, disco e gruppo che ossessivamente e programmaticamente si chiamano tutti Black Sabbath. Si assomigliano, ritmicamente, come due gocce d'acqua, tranne che in quel vecchio pezzo Satana trionfava mentre in quello nuovo proprio no. Una risposta anche a se stessi, oltre che a Nietzsche? «Non credo che Dio è morto»: per qualcuno stona in bocca a dei satanisti come i Black Sabbath ma troppi dimenticano che Satanasso tutto è fuorché ateo...


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