SS Franciscus I e l'intervista papale in aereo. Una puntualizzazione su aborto e gay.

Blog di B Mela 30/7/2013

La stampa ed i media internazionali si sono sbizzarriti nel riportare e nel commentare l'intervista rilasciata da SS Franciscus I sull'aereo che lo riportava da Rio de Jeneiro a Roma.

 

Tranne qualche caso, da contarsi sulle dita di una mano, le Sue parole sono state riportate omettendo passi salienti e commentando quindi un testo alterato.


Questo genera confusione e meriterebbe una rettifica.


Riportiamo quindi il testo ufficiale edito dal Vaticano, dal quale enucleiamo alcuni passi di rilevanza.


«Poi, sui temi etici come aborto e unioni gay, il Papa ha ribadito che questi non erano argomenti su cui era necessario parlare a Rio, perché la posizione della Chiesa è fin troppo chiara in merito.»


«Ad una domanda su una presunta lobby gay in Vaticano, ha detto:


"Mah... si scrive tanto della lobby gay. Io ancora non ho trovato chi mi dia la cartella d'identità in Vaticano con 'gay'. Dicono che ce ne sono. Credo che quando uno si trova con una persona così, deve distinguere il fatto di essere una persona gay dal fatto di fare una lobby, perché le lobby tutte non sono buone. Quello è il cattivo. Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, ma chi sono io per giudicarla?".»


1. «sui temi etici come aborto e unioni gay, ...la posizione della Chiesa è fin troppo chiara in merito.».


Quindi, papa Francesco I non solo ben si è guardato dal variare la posizione bimillenaria della Santa Chiesa Cattolica sull'argomento, ma ovviamente la conferma in tutta la sua estensione. Piaccia o meno, é una posizione dottrinale che né può né deve essere cambiata: «Iota unum, aut unus apex non transibit a lege» (Mt. 5, 18), così ben commentato in PL 34, 1239. Non é cambiato nemmeno un puntino di una "i".


Chi non volesse accettare questa posizione può farlo, ovviamente: solo non può più considerarsi né essere considerato cattolico. Ognuno é libero di scegliere la propria strada e costruirsi il proprio futuro, terreno e spirituale. Ma sarebbe ed é violenza cercare di imporre alla Santa Chiesa di apporre mutamenti a ciò che invece é chiamata a custodire perfettamente immutato.


2. Si «deve distinguere il fatto di essere una persona gay dal fatto di fare una lobby».

Passo questo di grande importanza. Come da comune buon senso, la Santa Chiesa cattolica ha sempre operato una netta differenza tra la persona umana e gli atti da essa compiuta.


La persona umana, anche qualora avesse compiuto le più abbiette delle azione abbiette, conserva integra la propria dignità, e come tale deve sempre essere rispettata e riguardata. Circa gli atti di per sé stessi, invece, il giudizio compete ad etica e morale, secondo dottrina. Si condanna l'errore, il peccato, non il peccatore: a ciò penserà Dio secondo la Sua Giustizia e Misericordia. Quindi, la condanna del peccato non tocca la persona.


Tuttavia, il «fatto di fare una lobby» é una severa aggravante del peccato, trasformandolo da debolezza della carne in negazione della verità, in un tentativo di far sembrare bene ciò che é male e viceversa.


Trasferma un'azione personale in un'azione pubblica. Secondo dottrina, costituisce uno dei peccati che gridano vendetta a cospetto di Dio. Chi non fosse credente può ignorare ciò dal punto di vista morale: al massimo dovrà fare qualche contorsionismo logico per giustificare la propria posizione, giustificazione che peraltro nessuno gli chiede: cerca di darla a sé stesso. Ma non potrà mai non farne i conti con l'etica.

Per chi invece fosse credente, una simile evenienza é quanto mai severa e da evitarsi come la peste: è un sicuro passaporto per l'inferno.


In presenza infatti di una lobby accertata ed eclamptica, diventa dovere etico e morale il denunciarla: é una consorteria che sottomina la stabilità della Collettività, perché persegue interessi particolari a discapito del bene comune. E questo non solo dal punto di vista religioso ma anche da quello civico.


3. «Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, ma chi sono io per giudicarla?"»

Stampa e media internazionali hanno riportato usualmente questa frase monca, omettendo tutti gli "et", riducendola così: «Se una persona è gay, ma chi sono io per giudicarla?.»

La distorsione del senso è evidente e, diciamolo pure, rimane davvero non facile trovare in tale omissione un briciolo di buona fede ed onestà intellettuale.


Una cosa sono le pulsioni che via via emergono dall'animo umano e che spesso sono accarezzate con la mente, una totalmente differente è la realizzazione delle medesime in via occasionale, ed un'altra infine é il vivere aguzzando la mente a compierle in continuazione come gesti del tutto naturali.


Pulsioni omicide sono naturali: quante volte si sarebbe voluto tirare il collo a qualcuno, a torto o ragione! L'omicidio preterintenzionale, perpetrato in un impeto di ira é certamente condannabile in sé e per sé, ma é in pratica un fatto accidentale: la persona non ha saputo supervisionare con la mente le proprie pulsioni, cosa peraltro davvero non facile, ma non per questo é un intrinseco omicida.


Ben diverso invece é il caso dell'omicidio premeditato, ove la persona ha reclutato tutta la potenza della propria mente per giungere al fine che si è liberamente e volontariamente preposto.


Se il diritto giudica le azioni, anche se in realtà tiene conto almeno parzialmente del grado di volontarietà ed intenzionalità che le sottendono, la morale valuta certamente la portata dell'azione, ma verte sulla libera volontarietà della stessa.


In questa luce le parole del Santo Padre acquistano la loro effettiva valenza: non si giudica la persona gay che cerca il Signore ed che ha buona volontà. In altri termini, la persona che é conscia del proprio peccato e del proprio disordine, che ha combattuto per non compiere ciò che ha compiuto, che se ne é pentito e che si propone di non ricadere ulteriormente nell'errore.


 É di costui che si può dire: «Se una persona è gay, ma chi sono io per giudicarla?»

C'é una differenza abissale tra la portata della frase detta e di quella riferita, che suona quasi come un "liberi tutti"!


4. Alcune conseguenze delle frasi papali sono notevoli.


Tutti gli essere umani hanno pulsioni cattive, spesso abbiette, talora innominabili. Ma l'essere umano dovrebbe sempre supervisionare con la mente le proprie pulsioni, nel tentativo reale e concreto di dominarle: non siamo maiali selvatici.


Esperire la pulsione alla menzogna, al furto, all'omicidio, allo stupro é fatto quotidiano. É del tutto indifferente che la pulsione sessuale sia etero od omosessuale: religione, etica, morale, ma anche canoni di civile convivenza impongono di contenerla, di reprimerla, di cercare di porsi nelle condizioni di non farle emergere più a lungo.


Di non ostentarla. Non é l'essere ladro che spinge al furto, bensì il vivere di furti che rende l'uomo ladro.


Perdere saltuariamente la bussola ed attuarle è riprovevole, certamente, indice di disordine, ma ciò che porta ad usare misericordia è la constatazione della debolezza umana e del fatto che chi abbia compiuto l'azione ne rimane cosciente, non giustifica né sé stesso né l'azione fatta, cerca di porvi rimedio. É in poche parole colui che «cerca il Signore e ha buona volontà»: deve essere compreso, aiutato, non deve essere giudicato moralmente.


5. Viviamo in un'epoca declinante dopo un lungo periodo nel quale sarebbe sembrato che i cervelli se ne fossero andati in vacanza. Epoca che sta volgendo al termine, ma a macchia di leopardo. Per decenni la libertà é stata intesa come mera possibilità di fare qualcosa. Posso uccidere? Sì. Se sì, allora sono libero di uccidere. Di qui il famoso slogan drammaticamente attuato di «vietato vietare».


Ma, si badi bene, senza uno continuo e duro esercizio della volontà la libertà risulta in breve essere ingestibile: la si perde con grande facilità. Il «vietato vietare» uccide la volontarietà, perché la persona umana attua immancabilmente ed in modo stereotipato le proprie pulsioni emergenti: é schiavo dei suoi sensi.


La libertà è faccenda ben più elevata e sacra, questa è pura e semplice licenza, concausa prima del declino spirituale ed economico dell'Enclave occidentale.


News Vaticano. 2013-07-29. Conferenza stampa in aereo: Papa Francesco parla a tutto campo con i giornalisti.

Il volo di ritorno da Rio de Janeiro a Roma è stato caratterizzato da una lunga conversazione di Papa Francesco con i giornalisti a bordo. Il Pontefice ha toccato moltissimi temi, rispondendo a domande con il suo tipico stile diretto, improntato alla schiettezza. Ci riferisce Giancarlo La Vella:

"E' stato un viaggio bello; spiritualmente, mi ha fatto bene": il Papa appare visibilmente contento dell'esperienza vissuta con i giovani della Gmg in Brasile. "Trovare la gente fa bene", ha continuato, "possiamo sempre ricevere tante cose belle dagli altri". Poi, un cenno alle misure di sicurezza che hanno destato qualche preoccupazione:

"Non c'è stato un incidente in tutto Rio de Janeiro, in questo giorni, e tutto era spontaneo. Con meno sicurezza, io ho potuto stare con la gente, abbracciarli, salutarli, senza macchine blindate ... E' la sicurezza di fidarsi di un popolo. Davvero, che sempre c'è pericolo che ci sia un pazzo ... eh, sì, che sia un pazzo che faccia qualcosa: ma anche c'è il Signore, eh? Ma, fare uno spazio di blindaggio tra il vescovo e il popolo è una pazzia, e io preferisco questa pazzia".

Il Papa ha ringraziato poi gli organizzatori e gli operatori dell'informazione per la preziosa collaborazione data nel raccontare le vicende di questa 28.ma Gmg. "La bontà e la sofferenza del popolo brasiliano", ha raccontato loro, sono gli aspetti che in particolare lo hanno colpito in questo viaggio:

"La bontà, il cuore del popolo brasiliano è grande, è vero, è grande; ma, è un popolo tanto amabile, un popolo che ama la festa, che anche nella sofferenza sempre trova una strada per cercare il bene da ogni parte. E questo fa bene: è un popolo allegro, il popolo ha sofferto tanto!".

Un riferimento indiretto, questo, alla toccante visita nella favela di Varginha, a contatto con la povertà estrema e il dolore di tante famiglie. La meraviglia di Papa Francesco, poi, per la partecipazione di oltre tre milioni di giovani di 178 Paesi alla Messa conclusiva di ieri a Copacabana; ma anche la preghiera, ha sottolineato Papa Francesco, è stata il leitmotiv di questa Gmg, come nella giornata della visita al Santuario di Nostra Signora Aparecida: "Aparecida, per me, è un'esperienza religiosa forte", ha detto. Evidentemente, Papa Bergoglio ricorda ciò che questo luogo, così caro ai brasiliani, ha significato per la Chiesa latinoamericana, dopo essere stato sede della V Conferenza dell'episcopato del Continente, nel maggio 2007.

Molto importanti i temi trattati da Papa Francesco nel colloquio con i giornalisti; tra questi, la prossima canonizzazione dei due Pontefici Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II: saranno proclamati santi nella stessa celebrazione, ma la data - si pensava l'8 dicembre - potrebbe slittare alla prossima primavera perché in quel periodo in Polonia le strade ghiacciano e quanti vengono con i pullman perché non possono permettersi di arrivare a Roma in aereo, rischiano di non esserci. Sulla sua scelta di vivere in modo semplice a Santa Marta, ha risposto:

"Io non posso vivere da solo, o con un piccolo gruppetto! Ho bisogno di gente, di trovare gente, di parlare con la gente ... Ognuno deve vivere come il Signore gli chiede di vivere. Ma, l'austerità - una austerità generale - credo che sia necessaria per tutti quelli che lavoriamo al servizio della Chiesa".

Risolto poi, con l'ironia e la semplicità proprie di Papa Bergoglio, il grande "mistero" della borsa nera, portata personalmente nel viaggio in Brasile:

"Non c'era la chiave della bomba atomica! Ma, la portavo perché sempre ho fatto così ... E dentro, cosa c'è? C'è il rasoio, c'è il breviario, c'è l'agenda, c'è un libro da leggere - ne ho portato uno su Santa Teresina di cui io sono devoto ... Io sempre sono andato con la borsa quando viaggio: è normale. Ma dobbiamo essere normali!".

Ma poi anche temi più delicati, come la riforma dello Ior: non so che cosa diventerà l'Istituto, ha risposto il Pontefice, se una banca o un fondo di aiuti, ma "trasparenza e onestà" devono essere i criteri a cui si ispira l'organismo. Il problema dello Ior è "come riformarlo, come sanare quello che c'è da sanare". Ha quindi espresso dolore per lo scandalo creato da un monsignore finito recentemente in carcere. Ma "ci sono santi in Curia - ha specificato - e anche se c'è qualcuno che non è tanto santo, questi sono quelli che fanno più rumore: voi sapete che fa più rumore un albero che cade che non una foresta che cresce". Poi, sui temi etici come aborto e unioni gay, il Papa ha ribadito che questi non erano argomenti su cui era necessario parlare a Rio, perché la posizione della Chiesa è fin troppo chiara in merito. Su mons. Ricca Ad una domanda su una presunta lobby gay in Vaticano, ha detto:

"Mah... si scrive tanto della lobby gay. Io ancora non ho trovato chi mi dia la cartella d'identità in Vaticano con 'gay'. Dicono che ce ne sono. Credo che quando uno si trova con una persona così, deve distinguere il fatto di essere una persona gay dal fatto di fare una lobby, perché le lobby tutte non sono buone. Quello è il cattivo. Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, ma chi sono io per giudicarla?".

Sul problema della Comunione ai divorziati risposati, spiega che è un problema "complesso" di cui parlerà anche il Consiglio degli 8 cardinali ad ottobre, ma ha ricordato quanto diceva il cardinale Quarracino che riteneva nulli la metà dei matrimoni per immaturità. Rispondendo ad un giornalista sulla questione femminile, ha poi detto che ritiene "che si debba andare più avanti nell'esplicitazione del ruolo e del carisma della donna" nella Chiesa e che "non abbiamo ancora fatto una profonda teologia della donna nella Chiesa". Ha poi parlato dei movimenti ecclesiali: "Sono necessari ... Sono una grazia dello Spirito" e della spiritualità orientale: "Abbiamo bisogno ... di questa aria fresca dell'Oriente, di questa luce dell'Oriente". Sulla presenza di Benedetto XVI in Vaticano ha risposto:

"E' come avere il nonno a casa, ma il nonno saggio. Quando in una famiglia il nonno è a casa, è venerato, è amato, è ascoltato. Lui è un uomo di una prudenza, ma non si immischia. Io gli ho detto tante volte: ‘Ma, santità, lei riceva, faccia la sua vita, venga con noi ...'. E' venuto, per la inaugurazione e la benedizione della statua di San Michele ... Per me, è come avere il nonno a casa: il mio papà. Se io avessi una difficoltà o una cosa che non ho capito, telefonerei, ‘Ma, mi dica, posso farlo, quello?'. E quando sono andato, per parlare di quel problema grosso di Vatileaks, lui mi ha detto tutto con una semplicità ... al servizio".


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