Ma la Chiesa pop resusciterÓ Dio?

Marcello Veneziani - Mar, 30/07/2013 - Il Giornale

 

Pop Francesco ha riscosso un trionfo col suo Te deum danzante a Copacabana


Anche stavolta, come nelle giornate dei Papa boys di Wojtyla, va distinta la religione come evento dalla religione come pratica di vita.


 La festa è un'interruzione eccezionale che non comporta un passaggio alla fede. E tuttavia, la svolta di Pop Francesco - pop come popolare, populista e pauperista - ha avuto la prima investitura plebiscitaria in un Paese cattolico e vitalista, povero e in crescita, dove Cristo Re e il carnevale, il calcio e la Madonna si contendono il paradiso tra terra e cielo.


Il Papa fa bene a ripartire dal basso e dal semplice, con un abecedario della fede anche naive, che parla alle periferie più povere del mondo. Ripopola la Chiesa. Che poi risponda coi suoi racconti e i suoi gesti alla scomparsa di Dio e ai dubbi sulla fede, è un altro discorso.


Mentre Papa Francesco raccoglieva le folle a Rio, due tragedie funestavano la vecchia Europa cattolica e familista.


Una sul cammino ferroviario verso Santiago di Compostela, l'altra sulle vie del pellegrinaggio di Padre Pio nel nostro profondo sud (in gita termale e famigliare).


È il primo fine settimana in cui il bilancio delle vittime non dipende dalle intemperanze di ragazzi eccitati da alcol, droga e velocità, ma tocca inermi devoti o vacanzieri etici con famiglia e pullman.


 Il destino non fa sconti alla provvidenza, si potrebbe dire.


Ma non date la colpa al Signore che si è trasferito a Copacabana. Resta senza risposta la domanda: la Chiesa pop resusciterà Dio?


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