GIOVANNINO GUARESCHI - 1

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GIOVANNINO GUARESCHI


Biografia1914 - 1928: a Parma, gli studi


Nel 1914 la famiglia di Giovannino Guareschi si trasferisce a Parma, lasciando il piccolo paese di Fontanelle.


Sua madre infatti è stata trasferita a Marone, un paesino ai confini di Parma.


Suo padre ha cambiato lavoro, commercia stabili e fa il mediatore.


Il piccolo Guareschi viene iscritto alla scuola "Jacopo Sanvitale", dove frequenta tutto il ciclo elementare.


Giovannino allo scoppio della guerra si ritrova solo con la nonna Giuseppina: la madre fa spola da Parma a Marone, suo padre viene chiamato alle armi come operaio militare, da cui viene congedato nel 1918.


Il primo giorno di scuola:
Col mio panierino arrivo alla scuola "Jacopo Sanvitale". I bambini sono già entrati e un bidello, saputo il mio nome, controlla un certo foglio poi si incammina nel corridoio e, giunto davanti a una certa porta, l'apre. Mio padre mi spinge dentro l'aula - uno stanzone che mi pare immenso, con la catttedra della maestra, la signora Amelia Bocchi, laggiù in fondo -, mette dentro la testa e dice: 'Buongiorno, signora, ecco il mio birichino'.


Le scuole medie non lo interessano e fa fatica negli studi tecnici.


Viene quindi bocciato al primo anno e poi spedito nel 1920 al collegio "Maria Luigia" di Parma, dove ricomincia da capo gli studi.
Frequenta poi il "Regio Ginnasio Romagnosi", qui nasce in lui la curiosità intellettuale che gli rimarrà per tutta la vita e che lo aiuterà nella sua carriera di giornalista e scrittore.


Nel 1921 la famiglia si trasferisce a Marore, e Giovannino la raggiunge nei fine settimana.


Nel 1925 il padre viene dichiarato fallito, dopo diverse disavventure economiche. Questa situazione influisce sullo stato di Giovannino e sul suo rendimento scolastico. È costretto ad abbandonare il collegio e a frequentarlo da esterno a causa delle precarie condizioni economiche in cui versa la famiglia.


1928 - 1936: a Parma, il giornalismo e l'incontro con "Margherita"

Nel luglio del 1928 Giovannino Guareschi ottiene la maturità classica. Inizia anche a correggere le bozze per il Corriere emiliano, che ha assorbito la Gazzetta di Parma.

Nel '29 si iscrive alla facoltà di legge dell'Università di Parma, vi rimane iscritto sino al 1931 per poter rimandare il servizio militare.
Nello stesso anno viene assunto dal Corriere Emiliano.

Dal '29 al '31 svolge molti lavori, tra cui il portiere stagionale presso uno zuccherificio, il realizzatore di xilografie, l'incisore su linoleum, l'istitutore al "Maria Luigia".


Realizza anche articoli e illustrazioni per diverse testate della zona, firmandosi prima come "Michelaccio", poi come "Petronio".

Nel 1931 viene assunto come aiuto cronista al Corriere Emiliano, fino a diventarne capo cronista.


Verrà poi licenziato nel 1935 per esubero di personale.


Si trasferisce anche da Marore a Parma, affittando una vecchia soffitta.


Nel corso del '31 e del '32 collabora a diverse testate come Sua Maestà il Carnevale, Selvaggio, Bazar, Numerunico, La Cometa.

Nel 1933 conosce Ennia Pallini, sua futura moglie e compagna preziosa per tutta la vita.


Ennia fa la commessa in un negozio di scarpe in città. Ha una splendida chioma rossa, occhi fiammeggianti e un carattere molto volitivo. Ennia sarà 'Margherita', la mia compagna, nel bene e nel male, nei miei libri e nella vita.

Nel 1934 parte per Potenza per il servizio militare, durante il quale collabora al numero unico Macpizero con L'epistolario amoroso del soldato Pippo.


Dal '34 al '36 ancora numerose sono le collaborazioni con scritti o disegni alle testate giornalistiche, tra cui quelle a Secolo Illustrato, alla Domenica del Corriere e al Cinema Illustrazione.


1936 - 1943: a Milano, il Bertoldo, il primo arresto

Nell'agosto del 1936 Angelo Rizzoli gli propone il posto di redattore al Bertoldo, qui ha inizio la lunga collaborazione tra Guareschi e la casa editrice Rizzoli, collaborazione che durerà per tutta la carriera dello scrittore.


Si trasferisce quindi a Milano con la compagna Ennia e inizia a lavorare come redattore al Bertoldo per poi diventarne redattore capo nel '37. Rimarrà capo redattore di questo settimanale fino alla sua chiusura definitiva nel 1943.


E così un bel giorno prendo il treno e mi trasferisco a Milano intrufolandomi nella redazione del Bertoldo, il settimanale che si intitola al più famoso villano della letteratura italiana.

Non rinuncia in questi anni a diverse collaborazioni con importanti testate: La Stampa, Ambrosiano, Milano in Fiore, Stampa Sera, Marc'Aurelio.


Nel 1938 inizia a collaborare con l'E.I.A.R.(Ente Italiano Audizioni Radiofoniche), scrivendo testi, scenette, conversazioni, pubblicità e rubriche a puntate fino al 1942, anno del suo primo arresto.


Nel 1940 inizia a realizzare elzeviri, novelle e cicloreportage per il Corriere della Sera, per cui lavorerà fino al 1942.
Il '40 è anche l'anno in cui sposa Ennia Pallini e in cui viene iscritto all'Ordine dei Giornalisti.

Nel novembre del 1941 esce il suo primo libro: La scoperta di Milano.


Nel luglio del '42 esce il secondo: Il destino si chiama Clotilde.


È nell'ottobre del '42 che subisce il suo primo arresto, viene preso per aver diffamato Mussolini e il suo regime. Il tutto accade dopo una grossa sbornia, Giovannino si ritrova per strada di notte e dice apertamente tutto quello che pensa.


Questo sfogo gli costa una notte in prigione e, due mesi dopo, il richiamo alle armi. Parte destinato all'11° Artiglieri 1060 Battaglione di Alessandria.
Con questo episodio hanno termine le sue importanti collaborazioni con il Corriere della Sera e con La Stampa.


Vengo arrestato nel 1942 dai fascisti per aver comunicato al rione Gustavo Modena, Ciro Menotti, Castelmorrone ciò che in quel momento pensavo di tutta la faccenda.


Si tratta di un episodio poco onorevole in quanto accadde che io, la notte del 14 ottobre 1942 - riempitomi di grappa fino agli occhi in casa di amici -, per tornare alla mia casa in via Ciro Menotti che è lontana non più di ottocento metri, impieghi due ore. E in quelle due ore (dall'una alle tre) urlo delle cose che poi l'indomani ritrovo registrate diligentemente in quattro pagine di protocollo che un importante personaggio di certa UPI (Ufficio Politico di Investigazione) mi mostra nel suo ufficio in via Pagano.

(Ufficio Politico di Investigazione) mi mostra nel suo ufficio in via Pagano.


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