IL PROFETA DELLA CRISI: OSCAR GIANNINO

25/4/2012 Di Giovanni Cocconi per Europa Quotidiano

3- IL PROFETA DELLA CRISI: OSCAR GIANNINO E LA CAMPAGNA CONTRO "BANCHE, STATO, TASSE" SULLA RADIO DI CONFINDUSTRIA
Giovanni Cocconi per "Europa Quotidiano"


Conoscevamo il Giannino liberista, innamorato di Luigi Einaudi e dei Chicago boys. Ricordavamo il Giannino salottiero di Porta a porta, l'opinionista in gessato e con la voce da cartoon che agitava il bastone col pomello e ripeteva una parola strana ("spread"). Non abbiamo dimenticato il Giannino nuclearista, fiero nemico dei referendum contro l'acqua pubblica e certa facile demagogia sulle rinnovabili. Ma con la Grande crisi è nato un nuovo Oscar Giannino.

Se non l'avete ancora fatto provate a seguire La versione di Oscar, tutte le mattine alle 9 su Radio24. Per dire, la sigla è una canzone dei Doors (sì i Doors, Giannino, come è noto, è un falso vecchio), ma non una canzone qualsiasi, The end, un bellissimo disperato abbraccio della morte, la fine, amica bellissima, mia unica amica, come canta Jim Morrison.


La metafora è forte: per Giannino l'Italia è un paese che sta morendo insieme alle sue piccole imprese. Da qualche settimana la redazione ha aperto il microfono alle voci dei tanti imprenditori che la recessione sta spazzando via. "Disperati mai" è una sorta di zattera di salvataggio lanciata nell'oceano della solitudine, un telefono amico per gli imprenditori tentati dal suicidio, una terapia di gruppo, uno sfogatoio contro banche, stato, tasse.

Per Giannino la triade dei nemici è la stessa: banche, stato, tasse. Lui è il nuovo Glenn Beck, l'aedo dei Tea party americani, ma in una versione meno vitalistica e ribellistica, anzi quasi millenaristica, ripiegata su se stessa come la voce del profeta che sa di predicare nel deserto, il monaco stilita che annuncia la fine dei tempi.


Non è un caso che sempre più spesso Oscar si lasci andare a considerazioni private («forse fuggirò anch'io da questo stato ladro che ogni giorno ci scava la fossa») o si abbandoni all'invettiva anche violenta contro il Leviatano pubblico ma come chi sa di parlare da sconfitto in un paese che non lo capisce.


Certo, le voci che trovano spazio in trasmissione non si dimenticano, una Spoon River di un pezzo d'Italia che scomparirà: c'è il piccolo imprenditore che vede negarsi un fido dalla banca alla quale ha affidato i suoi risparmi, il piccolo industriale che aspetta i crediti dello stato da nove mesi, il professionista che dovrà licenziare le partite Iva che lavorano con lui, la vittima di Equitalia che sta pensando di donare gli organi. Anche se, alla fine, la domanda è sempre quella: ascoltare qualcuno più disperato di te è meglio o peggio


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