7 luglio 2013 Preghiera

7/7/2013 Camillo Langone Il Foglio

 

Siccome la letteratura italiana di stagione mi fa vomitare...................


 

..................... (non dico per dire, sono di stomaco delicato e solo a sentir nominare Walter Siti ho dei conati) mi rifugio in un classico,


 "Il mare non bagna Napoli", di Anna Maria Ortese (Adelphi).


Classico è il libro che si può rileggere (o, come nel mio caso, leggere per la prima volta) a grande distanza dalla pubblicazione ricavandone piacere e utilità. Dalla miracolosa prosa della Ortese ricavo che i poveri fanno schifo.


Già lo sospettavo ma la grande letteratura è prossima alla verità quasi quanto la vera religione, quindi è probante. (A proposito: cosa dice la vera religione? Nel Nuovo testamento l'accezione di povero non è chiara, dando modo a un tot di eresie pauperiste di svilupparsi, mentre nel Vecchio, potrei elencare versetti a dozzine, tende nettamente al negativo).


La Ortese scrive di poveri napoletani del Dopoguerra ma i poveri si somigliano sempre e dovunque. Sono tubercolotici, rachitici, sifilitici, siccome la povertà ammala. Sono bambini di tre o quattro anni con "certi sorrisetti così vecchi e cinici" che "assistono normalmente all'accoppiamento dei genitori, e lo ripetono per giuoco.


 Qui non esiste altro giuoco, poi, se si escludono le sassate". Coiti osceni e pietrate: figuriamoci se Cristo può apprezzare simili giuochi.


Cristiano è arricchirsi, ossia arricchire.


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