Quanti ingrati intorno a Silvio

Vittorio Feltri - Lun, 01/07/2013 - Il Giornale

 

I convertiti dell'ultima iniziano a tradire Berlusconi e, di norma, ottengono ospitalità sul carro dei vincitori


Nessun dorma. Né finga di stupirsi che qualcuno cominci a tradire Silvio Berlusconi, compagno di mille bisbocce, principe in difficoltà, uomo del soccorso invernale, primaverile, estivo e pure autunnale.


Scaricare chi ti ha aiutato nel momento del bisogno è una prassi consolidata. Di più, è la regola. Lele Mora, ex parrucchiere per signora, poi passato a più alti incarichi per disgrazia ricevuta e divenuto agente di star televisive (maschi e femmine, indifferentemente), si è dissociato dal Cavaliere, suo benefattore. In altri tempi, si sarebbe detto che lo ha rinnegato per salvare se stesso o, almeno, nella speranza di limitare i danni.


Siamo tutti inclini a pararci le terga, quindi non condanneremo l'ex acconciatore per aver detto in un'aula di tribunale che ad Arcore, effettivamente, si facevano porcate, cioè il contrario di quanto aveva in precedenza dichiarato. Ci limitiamo a segnalare un suo cambiamento di tendenza e di stile abbastanza netto. E ne prendiamo atto. Mora avrà le sue ragioni, più o meno nobili, se ha deciso di fare un'inversione a «U». Ma noi abbiamo le nostre per manifestare un pizzico di disgusto.


Dal punto di vista estetico, se non etico, fa ribrezzo constatare ancora una volta che non ci si può fidare di chi scodinzola troppo: prima o poi ti morderà. Berlusconi è stato azzannato. Brutta storia. È noto come l'ex re dei bigodini abbia ricevuto un prestito cospicuo dal leader del Pdl, denaro che presumo non voglia o non abbia la possibilità di restituire. E questo è un fatto. Un secondo fatto è che Lele contribuiva a decorare con le ragazze della propria corte le cene eleganti di villa San Martino. Un terzo fatto è che aveva sempre giurato circa l'innocenza di quelle serate, sulle quali si sono ricamati (romanzi: macché sesso - assicurava - solo rosari e lodi al Signore, intervallate da canzoni napoletane e francesi.


Dopo la lettura della sentenza relativa al processo Ruby, l'ex coiffeur ha girato la frittata: sotto il tetto della dimora presidenziale accadeva di tutto e di più, come in Rai. Non solo: Mora, per ingraziarsi la stampa che conta, ha chiesto scusa ai giornalisti e ai comunisti, forse convinto che le due categorie coincidano. Ci domandiamo: schizofrenia o bieco opportunismo? Non sappiamo rispondere. Temiamo soltanto che l'episodio narrato non rimanga isolato. Nel senso che potrebbe essere l'inizio di una valanga destinata a precipitare sulla testa ormai indifesa dell'ex premier. Il quale, caduto in disgrazia, d'ora in avanti, oltre a doversi misurare con i nemici denigratori di sempre, sarà costretto a guardarsi perfino dagli amici di un tempo, numerosi e vogliosi di riscattarsi dicendo di lui peste e corna nell'illusione di ritrovare, con l'approvazione degli antiberlusconiani, la verginità perduta.


I convertiti dell'ultima ora - insegna la storia - di norma ottengono ospitalità sul carro dei vincitori. Chi poi vibra la coltellata decisiva tra le scapole dello sconfitto merita tradizionalmente un premio o almeno un occhio di riguardo. Ne sa qualcosa Sergio De Gregorio, pentito tardivo, al quale Silvio avrebbe versato 3 milioni di euro per attirarlo nel proprio schieramento politico. Sarà vero? Non credo, anche se non nascondo che pure io avrei dato dei soldi al parlamentare campano. Ma non per averlo con me: per togliermelo dai piedi.


Chissà quanti personaggi del genere spunteranno da qui in avanti. Prima incassano, poi accusano chi li ha pagati, infine vengono promossi eroi. L'onestà postuma manda un cattivo odore.


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