Lo 'ius soli' dei gabbiani metropolitani

Marcello Veneziani - Sab, 22/06/2013 - 08:03 commenta

 

A Roma, di fronte a casa mia, abita una coppia di gabbiani. Ha fatto il nido tra le tegole, lei ha deposto l'uovo e accudito il piccolo.


L'ho visto crescere. Ho visto arredare la loro casa, lei che covava la sua maternità, lui che andava fuori per lavoro e poi rientrava.


Una famiglia normale, rarità di questi tempi, anzi rara avis, come dicevano i latini alludendo agli uccelli (un mio compagno di scuola confuse avis con aviae e tradusse, come in un quadro di Magritte, «le nonne volano nel cielo»).


Un gabbiano in pieno centro non è più una rarità, soprattutto se c'è una pescheria che li sfama e li fa sentire nel loro habitat naturale, tra odori di pesce.


I gabbiani scendono a mensa in pescheria, dialogano col pescivendolo in gergo ittico-aviario; lui parla agli uccelli e moltiplica i pesci ma non è un santo. Però col tempo i gabbiani sono diventati isterici, strillano in continuazione, si beccano, si fanno scenate.


 Soprattutto il pischello, è venuto su nevrastenico. Vivere in città li ha stressati.


Conosco gabbiani che vivono sul mare, sono sereni e leggiadri, si godono la vita, a sud si fanno pure la controra dopo pranzo. A Roma invece sembrano femministe inacidite, beppegrilli in comizio. Roma corrompe anche loro. Erano il simbolo della libertà, invece stanno sempre qui, ai domiciliari, a litigare.


 In città sono contronatura, che dite se li sfrattiamo?


Non provarci sennò passi per zoofobo. Vedrete, in virtù dello ius soli, o ius tetti, i gabbiani saranno prima regolarizzati e poi riconosciuti come coppia di fatto.


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