1984: la terrificante efficienza dello Stato sorvegliante onnisciente

21/6/2013 lindipendenza.com

 

Proponiamo in ANTEPRIMA per L'Indipendenza la traduzione integrale in italiano dell'articolo, tratto dalla rivista The Freeman ( una recensione del romanzo 1984 di George Orwell alla luce del recente scandalo statunitense Datagate-PRISM, da parte di Sarah Skwire, poeta e co-autrice del libro Writing with a Thesis, membro del Liberty Fund Inc. (Traduzione di Luca Fusari)

Nel tipo di coincidenze raccapriccianti che sicuramente spingono ad uno dei suoi saggi più aspri, la notizia che diverse agenzie di sorveglianza del governo degli Stati Uniti abbiano raccolto dei dati provenienti da milioni di telefoni di cittadini, account di posta elettronica e ricerche compiute sul web, irrompe durante la settimana del 64° anniversario dalla pubblicazione di 1984 di George Orwell.


 Mentre le notizie venivano divulgate e le vendite di 1984 sono aumentate di un sorprendente 6884%, un amico mi ha chiesto se la storia di PRISM mi sembri più orwelliana o più kafkiana.


La mia risposta? Faremo bene a sperare che sia kafkiana. Nessuno vuole abitare in un romanzo di Franz Kafka. Ma la sorveglianza che descrive è caratterizzata dalla sua incompetenza. Nei racconti di Kafka, le forme importanti si perdono, i permessi sono irraggiungibili, e i burocrati non riescono a fare il loro lavoro. Come il protagonista del racconto incompiuto di Kafka, Il Castello, se siete rimasti intrappolati nel suo mondo potreste vivere tutta la vostra vita senza poter fare nulla nell'attesa di un permesso. Ma almeno si può vivere. L'incompetenza crea un po' di spazio.


Ciò che è terrificante in 1984 di Orwell è la completa competenza dello Stato di sorveglianza. Winston Smith inizia il romanzo credendo di essere in un terribile ma kafkiano mondo, dove c'è ancora un certo margine rispetto al controllo assoluto dello Stato, e ancora un po' di spazio per l'azione privata. Winston afferma che nel mondo di Oceania i teleschermi e la polizia del pensiero significano che ci sono «sempre degli occhi che guardano voi e la voce vi guida. Nel dormire o da svegli, al lavoro o a pranzo, a casa o fuori di casa, nel bagno o nel letto, senza scampo». Ma proseguendo afferma che «niente ti appartiene, tranne i pochi centimetri cubi dentro al cranio». Mentre ritiene che il suo diario verrà inevitabilmente scoperto, la piccola alcova nel suo appartamento dove egli scrive è da lui ritenuta «fuori dalla portata del teleschermo».


La sensazione che qualche piccolo spazio per il pensiero e l'azione privata possa essere trovato conduce Winston alla sua relazione con Julia. Anche se sanno che saranno inevitabilmente scoperti, Winston e Julia ritengono che, per una volta, il loro rapporto e il loro luogo di incontro rimarrà segreto. Non potevano essere maggiormente in errore. Un giorno, dopo aver fatto l'amore con Julia nella loro stanza segreta, Winston, spinto da un canto di un tordo e di una donna proletaria che sta facendo il bucato, ha una visione di un futuro che "appartiene ai proletari".


«Gli uccelli cantavano, cantavano i proletari. Il Partito non cantava. In tutto il mondo, a Londra e a New York, in Africa e in Brasile, e nelle misteriose terre proibite al di là delle frontiere, per le strade di Parigi e Berlino, nei villaggi della pianura russa senza fine, nei bazar della Cina e Giappone, ovunque si trovava la stessa solida figura invincibile, resa mostruosa dal lavoro e dalla maternità, lavorando duramente dalla nascita alla morte e ancora cantante. Di questi possenti lombi una razza di esseri coscienti deve giungere un giorno. Voi foste il morto, loro erano il futuro. Ma si potrebbe condividere quel futuro se si ha tenuto in vita la mente come si ha tenuto in vita il corpo».

In questo momento, proprio mentre Winston si anima con ciò che sente essere la speranza e la possibilità e il sogno di un qualche tipo di futuro per l'umanità, il teleschermo che è stato nascosto nella stanza parla a Winston e Julia. La polizia del pensiero abbatte la porta. La coppia è trasferita per essere imprigionata, torturata e divisa.


Non c'è mai stato alcun spazio privato per Winston e Julia, non nei loro "segreti" luoghi di incontro, non nella loro ribellione sessuale, nemmeno nei pochi centimetri cubi dentro il cranio.


«Per  sette anni la polizia del pensiero lo aveva osservato come uno scarafaggio sotto un vetro. Non c'era nessun atto fisico, nessuna parola detta ad alta voce, che non avessero notato, nessun pensiero che non fossero stati in grado di inferire».


Winston avrebbe dovuto prendere più seriamente la descrizione di Oceania letta nel libro proibito Teoria e prassi del collettivismo oligarchico di Emmanuel Goldstein:


«Un membro del Partito vive dalla nascita alla morte sotto l'occhio della polizia del pensiero. Anche quando è solo non può mai essere sicuro di essere solo. Ovunque egli sia, sveglio o addormentato, al lavoro o al riposo, nella vasca da bagno o a letto, può essere ispezionato senza preavviso e senza sapere che lui sia ispezionato. Nulla di ciò che egli fa è indifferente. Le sue amicizie, i suoi svaghi, il suo comportamento nei confronti della moglie e dei figli, l'espressione del suo viso quando è solo, le parole che mormora nel sonno, anche i movimenti caratteristici del suo corpo, sono tutti gelosamente esaminati. Non solo i reati veri e propri, ma qualsiasi eccentricità per quanto piccola, ogni cambiamento di abitudini, qualsiasi atteggiamento nervoso che potrebbe essere il sintomo di una lotta interiore, è certo che verrà rilevata».

Lo Stato di sorveglianza orwelliano è terrificante, non perché come in Kafka potresti essere arrestato a causa di una voce o di un errore, o perché nonostante la tua innocenza si potrebbe essere gettati in un inesplorabile labirinto di Stato. E' terrificante perché non sbaglia mai, non ha bisogno di ascoltare le voci perché già sa che nessuno è mai innocente.


Titolo: 1984; Autore: George Orwell; Editore: Mondadori (Collana Oscar classici moderni, 2002); Pagine: 336; Prezzo: 9,50 €.

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