18 giugno 2013 Preghiera

18/6/2013 Camillo Langone Il Foglio

 

Dio salvi la letteratura italiana o almeno quello che ne rimane.


 Ieri Cesare De Michelis ha tenuto all'Università di Padova la sua ultima lezione: "Ascesa e caduta della grande letteratura italiana".


Ascesa abbastanza nota, caduta quasi ignota, vissuta così dolorosamente forse solo da me, che quando un amico mi ha detto di aver dedicato i suoi ultimi mesi alla trilogia di Dan Brown ci sono stato male per settimane, e dal vecchio professore secondo il quale l'umanesimo sta crollando:

 "Se manca la letteratura, dell'umanesimo manca la materia prima, destinato quindi a sparire".


De Michelis, uomo di pensiero quanto di azione (in Marsilio di letteratura ne ha pubblicata tanta, or ora lo zibaldone quasi leopardiano del letteratissimo Geminello Alvi), invita a erigere una diga di libri contro l'alluvione disumanizzante della tecnoscienza.


 Lui nella diga ci mette il suo Ippolito Nievo e io il mio Ecclesiaste e cambia poco perché qualsiasi libro che sia letteratura, e non cellulosa da classifica, fa gioco all'uomo.


Dio salvi la letteratura italiana e, già che c'è, anche quella non italiana: qualsiasi letteratura che dia rilievo ai vecchi professori, ai giovani professori, agli studenti e alle studentesse, agli scrittori e ai lettori, a tutti coloro che si trovano, in questo frammento di tempo, a essere brevemente quanto valorosamente vivi.


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