Manifesto per fottere come gli dŔi comandano (in piena etÓ oscura)

29 maggio 2013 Pietrangelo Buttafuoco Il Foglio

 

 Dopo la femminista Banotti. Intemerata dionisiaca contro la pianificazione erotica dei marxiani col boa di struzzo                            


Gli fa un baffo a Hegel la foto di Vladimir Luxuria mentre prende la comunione. Lo Spirito del tempo, infatti, rispetto a Napoleone a cavallo, è già bello che scolpito nella scena del cardinale Bagnasco mentre imbocca la sacrissima particola all'assai glamour penitente. E' tutto un "gonna contro gonna", il solito Eva contro Eva (considerata la tonaca).


Luxuria che è sangue pazzo delle Puglie avrebbe dovuto dargliela al prete, la lezione vera, mettendo in capo una preziosa veletta (Giò Stajano, sangue pazzo di Salento, sarebbe stato impeccabile) ma quel fotogramma poi - nel dominio compiuto della correttezza ideologica - è un testacoda coi fiocchi se si pensa che è ricavato dalla santa Messa di suffragio per don Gallo.


Un baffo gli fa allo Zeitgeist, quella scena. Anche Pedro Almodóvar, che non l'ha saputa immaginare una cosa così, deve nascondersi sotto una sedia. In sottofondo - basta cercare su YouTube - c'è anche una cantata di "Bella Ciao" e dunque, ovvio, un mondo così è esteticamente una catastrofe ma non ci si tira un colpo di pistola tra le navate perché un conforto quantomeno c'è: è pur sempre, questa, l'ora del Kali-Yuga. E si cavalca la tigre, altroché.

I tempi s'ottenebrano solo per preparare l'Eterno Ritorno del vittorioso Carro di Krshna, dai lombi guizza lo yoga kundalini che irrora d'acquolina le dee dalle cosce ambrate per contenere i lingam di giada degli dèi. E poi - giusto perché una certa praticità le religioni essoteriche ce l'hanno, non più il cristianesimo, si sa, ormai non più... - convince quel santo imam di Parigi quando, beffardo, affilando la scimitarra, dice: "Fatevi tutte le leggi sporcaccione che volete, tanto tra dieci anni, Inch'Allah, l'Europa sarà un solo emirato e avrà valore solo la sharia".
Né Hegel con mezzo baffo in faccia, come neppure la Gioconda coi mustacchi, possono però spiegare l'età dei desideri tutti realizzati del totalitarismo omosessualista.

 A questo proposito urge evocare "la donna delle meraviglie". E' una definizione che Piero Marrazzo - citato ieri qui da Elvira Banotti - dà del trans. E' colui/lei che, in punto di filologia, dovrebbe essere un maschio trasformatosi in femmina, fatta eccezione del dettaglio.


Un muratore con le tette, dunque, è il trans. E non un toro evirato perché - in punto di Kali-Yuga - in quel diventare figa, nella disfatta della virilità, c'è il mettere in atto il definitivo allontanamento tra uomini e donne. E se qualcuno vuole cercare ciò che preannuncia l'omicidio del femminile, la messa a morte di donne in carne e ossa, forse potrebbe interrogarsi sull'incapacità di uomini innocenti dagli istinti un po' bestiali che non sanno più dove trovarla un'educazione all'emozione. Le scoperte amorose per tramite di desideri tutti soddisfatti non sanano le cicatrici del mistero sessuale, il principio di piacere e la voglia di fare l'amore.

 Ne disinnesca piuttosto la gioia, annacqua la potenza di seduzione e viene messa in mora perfino quella separatezza - l'harem, il luogo sacro del femminile - che è a fondamento di un'irriducibile gara d'estasi (altrimenti non staremmo qui a raccontare l'incontro delle carni come la più bella delle feste date alle donne e agli uomini).

Per capirsi: uno come Tinto Brass non farà mai del male a una donna (nella peggiore delle ipotesi la farà godere). Un impotente, invece, uno ridotto a incontrare "una donna delle meraviglie" (purché non una donna provvista di propria natura), sì. Se non proprio per ammazzarla, la donna, capace di umiliarla. Nel non sapere mai tessere con lei l'emozione

.
Quell'ordine di vita, fatto di Signore & Signori, ciascuno con le proprie nature, vive nel disordine. Non c'è nulla di più desiderabile di un girotondo lesbico dove il maschio, incauto, replichi il baccanale proprio di Dioniso fino a svuotarsi di linfa e di vita mentre tutte quelle, monelle, se la godono; ha ragione Banotti, tutti speriamo di divertirci e di sedurre, ma quando ci si attarda coi corpi si fa sera facendo i conti con la malizia andata a male.

I corpi sono costretti al disfacimento ma anche la malizia non se la passa poi tanto bene se si deve essere costretti a fare un diritto del desiderio.
Sempre beata è l'innocenza perché lei, beatissima, sa vestire tutto quel bussare di Eros di tenerezza e stupore. La prima volta che vidi un amplesso non ci capii nulla perché vidi uno che si dimenava sopra un'altra, da dietro. Erano vestiti, lei gridava, lui le diceva "sta' zitta". Lei era una bambina, lui pure. Fu che io, a bocca aperta, ero in quinta elementare ed ero piccolo.

 Loro, che si davano da fare, erano della classe quarta. Non ci capii nulla anche perché quando domandai a un compagno, "che succede?", lui mi rispose, "lui gliela sta ficcando a lei". La malizia non andò a male per l'abbondante carico d'innocenza, questa è la mia idea, anche perché ci rimuginai e quel concetto - il ficcare - mi impegnò a tal punto come immagine e come dinamica che tutto il porno ovvio raccolto fino ai miei cinquanta anni, il prender sesso nell'osceno quotidiano esplicito sotto forma di pubblicità, di film, di società aperta, di gonne corte e parti basse esibite nella man bassa della pornocrazia, goccia in me - in me che ormai sono saraceno, innamorato del pudore - sotto forma di domanda: chi è tutta quella carne che finisce nei filmati, nei marciapiedi, nei recessi del Web e nell'archeologia del pop?

Ce n'è così tanta di carne fottuta da sovrastare tutta la cocaina di Saviano; tanta da pensare che tutte e tutti, anche i propri cari, siano coinvolti nel sabba al punto che il fare un'indagine in rete, nei motori di ricerca, e vedere l'effetto che fa svelando gli altarini a tutti, anche a me stesso, svelerebbe l'esaurimento di tutte le variabili della malizia a questo punto diventata guasta, senza più quella bella scala dove Laura Antonelli saliva per spolverare e Turi Ferro, seduto in poltrona, lasciava cadere il giornale e così guardarla tra le gonne, cercarle quel buio.


Ecco, nel ricordare questo frammento di film - è "Malizia" di Salvatore Samperi - mi rendo conto di adoperare un canone troppo remoto. E' quasi come un sonetto di Cavalcanti, ma pur di non soccombere alla correttezza ideologica non resta che sognare l'antiquariato del reggicalze e poco male se i i tempi sono nuovi, nuovissimi.


I tempi sono quelli del Kali-Yuga. La liberazione sessuale - non sia mai! - non è più quella della promiscuità militante; il matrimonio è l'approdo di ogni emancipazione; Karl Marx, oggi, direbbe: "Omosessuali di tutto il mondo, sposatevi!".


La sinistra tutta sinisteritas, infaticabile, si conferma smagliante interprete dello Spirito del tempo. Lavora, infatti, a un'applicazione scientifica della teoria, così come a un piano quinquennale per l'assegnazione degli infanti adottabili, quindi procede nello studio previdenziale e la reversibilità e poi ancora stabilisce la genitorialità di uno e di due, il coniuge uno e il coniuge due, senza più maschile e femminile, senza più equivoci di natura, attenta, infine, a stabilire un'accurata ricognizione del linguaggio per depurarne gli istinti sessisti e controrivoluzionari.

Non il baffo di Hegel, dunque, non i mustacchi della Gioconda. Karl Marx ha un boa di struzzo sulla sua folta barba ma lo scherzo, marxianamente, si chiude qui perché la strada, comunque, è segnata. E il tracciato è quello: la neutralizzazione del sesso ridotto ad ansia ideologica, con le scuole pubbliche che non insegnano più il Dolce Stil Novo e l'Amor Cortese ma solo come mettersi il preservativo, ha relegato l'eros a una vicenda di mercato.


Ed è altresì caprina lana tutta pretestuosa, questa. Specie se poi il tema - tra Vaticano e quel che resta di Silvio Berlusconi - tutto italiano, finisce in vacca con la lagna della sessuofobia clericale, che è tipico argomento di qualche pop star cretina, di passaggio a Roma, o con gli interrogatori in procura delle ragazze bunga-bunga, fermo restando il rischio di fare di Ilda Boccassini la nuova Merlin.

 Non ha case chiuse da chiudere, la Boccassini, ma spegnere e rinserrare una mesta tavernetta a uso di Sanbittèr, quello sì, lo sta facendo. Con tanto di guerra civile intorno al lettone di Putin, luogo delle mirabilie del Priapo redivivo e siccome nulla, in tema di linguaggio, è casuale, tutto, in materia d'eros, è candore e la taverna italiana tracima nella schiuma dei ricottari, quella di Giovanni Boccaccio, non certo secondo lezione del Marchese De Sade.


Come pure in Vaticano, con altre capre e altre lane. Niente di più rispetto a quello che accadde ai tempi in cui Nicosia non era ancora diocesi ma aveva un importante seminario dove però s'era avuta notizia di certi episodi non proprio commendevoli di sodomia. La città, al tempo, dipendeva da Piazza Armerina e da lì, infatti, se ne partì S. E. il vescovo che s'accomodò in carrozza, assolvendo agli obblighi della meditazione e della preghiera per meglio affrontare il lungo viaggio.

Come fu e come non fu ebbe un certo disagio di stomaco che lo costrinse a chiedere al vetturino una sosta per potersi liberare dietro a un cespuglio, ma come fu - e come non fu - dietro a quel cespo dovette esserci un'ortica o altra erba molesta che avendolo sfiorato nelle parti tenere nel suo momento di estremo pudore, una volta ripreso il galoppo verso Nicosia, gli procurò un insopportabile prurito che dovette convincerlo di una strana esigenza, di una vaga malia, di uno struggimento insopprimibile delle carni al punto che bussando col bastone sulla parete della carrozza vescovile, chiese di fare marcia indietro

: "Torniamocene a Piazza Armerina che quei poveri ragazzi, in seminario, qualche ragione ce l'avranno a volerselo fare grattare...".

Si sono ottenebrati i tempi, giusto in tempo per concludere la guerra dei sessi e fabbricare una distanza invalicabile tra gli uomini e le donne. Pure la teleologia islamica descrive il mondo capovolto dove Luxuria fa un baffo a Hegel e Napoleone, sceso da cavallo, è bello che dimenticato dalla storia dello Spirito ma sembra di essere dentro un vecchio canovaccio del divertimento paesano, quando si ballava masculi con masculi e femmine con femmine per non mettere troppa paglia maliziosa intorno al fuoco dell'innocenza; in tempi di ristrettezze, quando proprio le ragazze degli anni 50 praticavano solo il sesso sfiorato, ovvero l'infracosce, che era una sorta di penetrazione consentita per via di sfregamento, niente di più.


Tempi non proprio da Kali-Yuga, quelli. E la voracità dell'eros, tra maschi, si consumava su una sola distinzione di genere: selvaggi da un lato, delicati dall'altro. Tutto un Adamo contro Adamo, considerati i pantaloni. Nel frattempo che le donne - irraggiungibili, con la veletta sul capo, secondo Spirito del tempo - si conservavano pure e illibate, qualcuna era anche baffuta. Pronte per prendere la comunione.


Banotti Manifesto per un mondo un po' felice


Cerca nel sito

ContanteLibero.it

I pi¨ letti


Le perle


Appello

Per cambiare la politica

Eventi del Circolo

Il calendario

Sezione Video

Eventi del circolo

Premio La Torre

1996/2011

Selezione Libri

Recensioni

Links

Collegamenti utili


Partners

Realizzato da Telnext