AFGHANISTAN MALEDETTO

19/4/2012 Dagospia.com - da la Stampa

AFGHANISTAN MALEDETTo
- ECCO LE FOTO SHOCK, SENZA PECETTE, DI SOLDATI CHE SCHERZANO FRA I CORPI SMEMBRATI DI ALCUNI KAMIKAZE - IL PENTAGONO SI È SCUSATO GIÀ PRIMA CHE FOSSERO RESE PUBBLICHE, CERCANDO DI EVITARE L'ENNESIMA BUFERA CHE PERÒ È PUNTUALMENTE ARRIVATA - OBAMA HA FATTO APRIRE UN'INCHIESTA, MA GLI USA NON HANNO PIÙ IL CONTROLLO SULLA REGIONE, E I TALEBANI ATTACCANO...

Paolo Mastrolilli per "la Stampa"


Paracadutisti americani che si fanno fotografare sorridenti, vicino ai resti di kamikaze afghani. È l'ultimo scandalo a cui il Pentagono ha dovuto fare rapidamente fronte, emettendo scuse prima ancora che le immagini fossero pubblicate dal Los Angeles Times, per cercare di evitare altre reazioni negative in questa fase estremamente delicata dell'intervento. Le 18 foto ricevute dal quotidiano californiano si riferiscono a due episodi diversi, avvenuti nel 2010 nella provincia di Zabol.


In entrambi i casi i protagonisti sono soldati della «82nd Airborne Division», uno dei reparti più gloriosi dell'esercito americano, che durante la Seconda guerra mondiale aveva partecipato allo sbarco in Sicilia e a quello in Normandia. Il plotone era stato chiamato ad investigare sulle esplosioni che avevano ucciso alcuni talebani, impegnati in missioni suicide fallite. La prima missione era avvenuta all'inizio del 2010 nella città di Qalat, dove un kamikaze era saltato in aria mentre cercava di assaltare una unità della polizia locale.


La seconda era avvenuta sempre a Qalat, tra aprile e maggio, ma stavolta l'esplosivo era scoppiato mentre tre taleban preparavano una bomba da nascondere sul ciglio della strada. I paracadutisti avevano preso impronte digitali e fatto altri rilevamenti, ma poi si erano lasciati andare al divertimento macabro di fotografarsi con i cadaveri.


Una immagine li mostra mentre sollevano divertiti le gambe di un kamikaze separate dal corpo; un'altra fa vedere due soldati che posano con la testa di un cadavere, alzando il dito medio della mano; una terza ritrae la mano di un morto che si poggia sulla spalla di un militare. Per riprendere una foto ad effetto, i paracadutisti avevano sistemato vicino a dei resti umani un cartello con su scritto «Zombie Hunter», cioè cacciatori di zombie.


Le 18 immagini avevano girato per mesi nel plotone, provocando scherzi e commenti sarcastici, fino a quando un soldato anonimo schierato in Afghanistan ha deciso di passarle al Los Angeles Times. Motivo: rivelare queste violazioni della disciplina, che secondo lui mettevano a rischio la vita di tutti gli altri colleghi. Il Pentagono, informato dal quotidiano, ha chiesto di non pubblicare le foto per evitare ripercussioni.


Il giornale però è andato avanti, e ieri le ha stampate. Il segretario alla Difesa Panetta è dovuto intervenire subito: «Condanno questo comportamento, che viola le regole e i valori fondamentali delle nostre Forze armate. Non mostra ciò che siamo e cosa rappresentiamo. Mi scuso a nome del governo». Lo stesso Barack Obama ha fatto sapere che è «necessario avviare un'inchiesta»


Durante il periodo in cui erano state scattate quelle foto, la «82nd Airborne Division» aveva perso 35 uomini a causa degli attacchi suicidi e l'esplosione di bombe nascoste lungo le strade, e quindi c'era una forte tensione. Inoltre il colonnello Drinkwine, che comandava il reparto coinvolto, aveva commesso violazioni della disciplina che avevano portato alla sua rimozione. Il nuovo scandalo, anche se si riferisce a fatti avvenuti due anni fa, arriva nel momento peggiore.


A gennaio il Pentagono aveva dovuto chiedere scusa per un video in cui si vedevano dei marines urinare su diversi cadaveri; a febbraio il falò di alcune copie del corano aveva provocato scontri in cui erano morte trenta persone, inclusi sei americani; a marzo il sergente Robert Bales aveva ammazzato 17 civili in un villaggio. Tutti episodi che hanno contribuito a compromettere le relazioni tra Stati Uniti e Afghanistan, proprio mentre la Nato prepara il ritiro e i taleban lanciano offensive per riconquistare il paese.



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