DALL'ARCHIVIO - Sofferenza ed eutanasia per credenti e non

ANNO 1997 Vittorio Messori e Michele Brambilla (Qualche ragione per credere)

 

Riporto delle considerazioni di Vittorio Messori e Michele Brambilla sull'eutanasia e sulla sofferenza, tratte da Qualche ragione per credere, Mondadori,.


V.M. A proposito di ammalati: sono così poco amante della retorica e tanto amico del realismo, che non ho esitato a scrivere (e lo ribadisco ora) che l'eutanasia, o qualsiasi forma di «suicidio assistito», non è solo un diritto, probabilmente è un dovere per chi non condivida la prospettiva [della fede]. Il deserto del dolore - oggi spesso interminabile, a causa della tecnologia medica che provoca «l'accanimento terapeutico» - la terra desolata da attraversare prima di morire, vanno eliminati, se si crede inutile questa come ogni altra sofferenza. Lo esige la pietà umana, ma anche la ragione.

V.M. A proposito di ammalati: sono così poco amante della retorica e tanto amico del realismo, che non ho esitato a scrivere (e lo ribadisco ora) che l'eutanasia, o qualsiasi forma di «suicidio assistito», non è solo un diritto, probabilmente è un dovere per chi non condivida la prospettiva [della fede]. Il deserto del dolore - oggi spesso interminabile, a causa della tecnologia medica che provoca «l'accanimento terapeutico» - la terra desolata da attraversare prima di morire, vanno eliminati, se si crede inutile questa come ogni altra sofferenza. Lo esige la pietà umana, ma anche la ragione.


I soliti cattolici volenterosi quanto (forse) un po' miopi, quelli che si agitano, protestano, progettano referendum, dimenticano che il dolore ha un valore, e altissimo, solo nella prospettiva di chi crede in quel Dolorante per eccellenza che è il Dio appeso alla croce. Fuori di quella prospettiva la sofferenza è un flagello che, non potendo essere domato altrimenti, esige la radicalità della soppressione il più possibile «dolce» del sofferente.


[...] Abbiamo paura di coloro che piangono, perché sappiamo che prima o poi toccherà a tutti: tutti, infatti, non siamo che futuri degenti di ospedale in più o meno lunga libera uscita.



Dietro quel bisogno della legalizzazione dell'eutanasia c'è anche l'impossibilità per noi, provvisoriamente ancora «sani», di affrontare lo spettacolo, indecente e intollerabile, dell'agonia degli altri. In fondo, gli ospedali moderni - dove ricoverare tutti, anche quelli che potrebbero essere curati a casa - rispondono al bisogno di nascondere alla vista, di segregare in luoghi deputati lo scandalo del dolore.


[...] M.B. Occorre riconoscere che sembra essere andato al cuore del dramma il Concilio Vaticano II, con il suo «Appello agli uomini», a chiusura dei lavori: «Il Cristo non ha soppresso la sofferenza. Non ha voluto neppure svelarne interamente il mistero. L'ha presa su di sé, e questo è abbastanza perché ne comprendiamo tutto il valore».


[...] V.M. Il cristiano tribolato sa di non essere né un abbandonato né un punito ma, al contrario un privilegiato.



Duro privilegio, certo, ma in conformità con quel Gesù che ... anche dopo la Risurrezione - e per l'eternità - porta sul suo corpo le cicatrici della Passione.


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