5 maggio 2013 Preghiera

5/5/2013 Camillo Langone Il Foglio

 

Negli ultimi quindici mesi ho pregato di non morire e non solo per le consuete ragioni: anche perché ci tenevo a essere vivo il giorno in cui le Poste si fossero decise a sbloccare il libretto che mia madre mi ha lasciato.


 Altri con meno tempo e meno tigna avrebbero gettato la spugna anche prima dell'ennesimo giro notaio-Agenzia delle entrate-anagrafe-ufficio postale (affollatissimo e squallidissimo come ogni ufficio postale che si rispetti).


Prendiamo il caso di un lavoratore dipendente con pochi soldi e poche ferie che risieda al nord e che debba recuperare un modesto libretto postale in un paese della Calabria interna: per lui la trafila della successione è insostenibile e i risparmi di una vita di sacrifici saranno incamerati dall'apposito ministero.


Grazie a Dio mi sono potuto permettere un esito diverso.


Mi è servito a qualcosa aspettare quindici mesi: innanzitutto a capire l'angoscia di chi, per motivi più decisivi di una eredità (ad esempio un processo in cui sia in gioco la libertà personale) attende giustizia dallo Stato (le Poste, checché se ne dica, sono Stato, tutto Stato, nient'altro che Stato).


Ho pregato di non morire, sono stato esaudito e adesso ho il dovere di consigliare i venticinque lettori riguardo i loro investimenti: niente Poste, se fra cent'anni volete far felici gli eredi.


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