Siamo destinati a morire tutti democristiani. Amen!

1/5/2013 Gianluca Marchi Lindipendenza.com

 

"Bisogna pensare a un nuovo welfare. Stiamo pensando a questo e siamo pronti a collaborare con il nuovo governo".


 E' quanto ha affermato il presidente della Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti, a margine del workshop "Torino citta' universitaria". "E a maggior ragione - ha aggiunto - saremo ancor piu' collaborativi con questo governo perche' vogliamo concorrere a fargli vincere la sfida. La nostra collaborazione sara' totale"

.

Sapete perché ho esordito con queste parole di un democristiano storico rivolte a un governo presieduto da un democristiano di nuova generazione, Enrico Letta appunto?


Per dire che nel Paese Italia siamo destinati a morire tutti democristiani. Si dice che stiamo entrando nella Terza Repubblica e al comando chi troviamo? Sempre loro, solo loro, eternamente loro: i democristiani.


Sono passati attraverso lo sconquasso di Tangentopoli e le assurdità della cosiddetta Seconda Repubblica, sono rimasti acquattati aspettando che passasse la buriana, senza allontanarsi mai dal potere, anzi senza mollarlo veramente.


Non se ne sono mai andati, mentre i socialisti sono stati disintegrati (forse giustamente). E adesso che il Paese è allo sfascio riemergono come i salvatori della patria e si tendono la mano l'uno con l'altro: significative le parole di un vecchio e inaffondabile navigatore del potere come Guzzetti rivolto all'esecutivo di impronta lettiana/andreattiana/sinistradc. Un governo guidato da una persona per bene, molto probabilmente, che ha raccontato al mondo tutto quanto di buono servirebbe fare, ma che non ha proposto una sola scelta per risolvere alla radice i mali forse irrisolvibili dell'Italia. Un perfetto democrisatiano, appunto.


 E tutti giù ad apprezzare e a battere le mani, a conferma di un Paese intimamente democristiano.


Forse è un destino ineluttabile per l'Italia. E mi ha fatto specie ascoltare le parole del capogruppo Pdl Renato Brunetta nel dibattito alla Camera sulla fiducia: "Serve una pacificazione nazionale, basta con la demonizzazione dell'avversario". Detta da uno che fino all'altro ieri ha imbracciato il bazooka, anche per conto del suo capo, a sua volta trasformatosi in un Cavaliere ecumenico, sembra appunto il trionfo definitivo della essenza democristiana.


E la Lega in tutto questo che fa? Messa ai margini, ma tenuta al guinzaglio dall'alleato/padrone Berlusconi, si rifugia nell'astensione, il scialbo comportamento di un movimento che pensava di avercelo duro, ma che nel corso degli anni del potere ha scoperto come fosse più comodo e utile averlo sinuoso e malleabile. Amen. Forse ha ragione l'amico Gilberto Oneto quando sostiene che ormai non c'è più speranza: ciascuno di quelli che non ci stanno si ritenga un naufrago, cerchi di salvare la pelle approdando su qualche sponda e chi vivrà vedrà.


Per molti la sponda è stato il voto consegnato al Movimento 5 Stelle: una bella fetta di costoro già si mostrano delusi e disillusi. Erano convinti che così facendo si scassasse tutto e invece non si è scassato proprio nulla. Anzi, s'è ricostituita una bella melassa che tutto avvolge come neppure ai tempi del compromesso storico.


La realtà è che indispendentisti, autonomisti, federalisti, secessionisti, insomma tutti coloro che democristiani vorrebbero non morire, o ripensano daccapo un proprio impegno politico oppure sono forse destinati a tacere per sempre.


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