Ma come si può governare con il Partito Democratico… delle tasse e della spesa pubblica?

Di Jester Feed 1/5/2013

 

In questi giorni di tribolazione per la nascita del nuovo Governo a guida Letta, emerge una differenza abissale tra il centrodestra e il centrosinistra; una differenza che sta alla base di molte vittorie del PDL e delle molte sconfitte del PD. Le tasse.


Già, le tasse.


La filosofia del Partito Democratico (e dei suoi avi, a partire del PCI) ivi compresi i suoi "alleati" sinistri, è sempre stata chiara: più tasse per tutti. Il motivo è ovvio: con le tasse si finanzia il debito pubblico e la spesa pubblica.


Si può dispensare l'illusione del benessere alle spalle della collettività e della produzione, si possono nutrire gli apparati burocratici e si cementa il consenso degli strati improduttivi e parassitari della società italiana. Non a caso, chi vota sinistra appartiene a quei ceti sociali che vivono soprattutto di risorse pubbliche, e non già chi il reddito se lo deve procacciare con il sudore, pagando nel contempo fior di tasse per servizi dei quali magari non può neanche usufruire.


La filosofia del PDL (e in generale del centrodestra) è diametralmente opposta: meno tasse per tutti.


Meno Stato, meno burocrazia, meno apparati parassitari. Dunque più impresa, più iniziativa economica, più lavoro privato.


Ergo più consumi e più benessere per tutti. Tranne per chi pensa di vivere alle spalle degli altri tramite le risorse pubbliche, che devono essere distribuite oculatamente per quei servizi essenziali che non possono essere affidati ai privati (o completamente ai privati), come l'istruzione, la difesa, il controllo del territorio, la sanità e le infrastrutture.


La differenza di filosofia si vede soprattutto oggi con la querelle sull'IMU. Se Letta non è stato molto chiaro: l'IMU verrà tolta o sospesa?, il suo ministro per i rapporti con il Parlamento - Dario Franceschini (PD) - ha sostenuto con chiarezza la posizione: non verrà tolta, ma ci sarà solo una proroga, irritando e non poco il PDL. Nel Partito Democratico ci sono degli evidenti e forti mal di pancia sull'argomento.

La sinistra non vuole abolire l'IMU sulla prima casa. Emblematica in proposito la dichiarazione di Rosi Bindi (PD):


Per alcuni di noi non è giusto sospendere l'Imu sulla prima casa. Abbiamo invece problemi sulle pensioni, sugli esodati e sulla sanità.


Questa dichiarazione è abbastanza chiara nella sostanza: l'IMU non si può togliere, perché dobbiamo pagare le pensioni e dobbiamo sistemare gli esodati e i buchi di bilancio nella sanità.


Dunque devono essere gli italiani (e paradossalmente gli stessi pensionati, i malati e gli esodati di cui sopra) a sostenere con i loro poveri risparmi la soluzione degli anzidetti problemi.


Ma io dico: anziché salassare pensionati, operai, artigiani e piccoli imprenditori, anziché uccidere i consumi con una tassa indegna e iniqua, perché non si provvede a tagliare le spese inutili che gravano sul bilancio statale? E va da sé che di spese inutili nella elefantiaca burocrazia italiana se ne trovano a iosa. A partire dagli emolumenti riconosciuti ai nostri politici.


Come sempre capita però, ed è questa la punta di diamante della fallace filosofia sinistra, è più semplice imporre una tassa e far pagare i costi della burocrazia ai cittadini, piuttosto che tagliare gli sprechi e togliere magari risorse agli apparati parassitari e ai ceti sui quali la sinistra tutta poggia il proprio consenso elettorale.


Ecco perché, alla fine, diventa difficile (se non impossibile) governare con la sinistra. Loro magari vantano la ridicola pregiudiziale "Berlusconi". Noi siamo che siamo più maturi, abbiamo una pregiudiziale di maggiore sostanza: una diversa filosofia di intendere i rapporti tra lo Stato e i cittadini.


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