Cazziati e contenti

Vittorio Feltri - Mar, 23/04/2013 - IL GIORNALE

 

Ci voleva un 87enneper mettere in riga un Parlamento nuovo e già allo sbando. Mai avremmo immaginato di elogiare un comunista d'antico pelo. Invece eccoci qui a farlo


Mai avremmo immaginato di elogiare con sincero entusiasmo e convinzione un comunista d'antico pelo e, invece, eccoci qui a farlo, unendoci al coro di quasi tutti gli italiani che, ammirati, hanno udito il discorso di Giorgio Napolitano, primo custode della Costituzione nella storia repubblicana a essere stato rieletto a furor di popolo al Quirinale.


Ci voleva un uomo di 87 anni per mettere in riga un Parlamento nuovo e già allo sbando (dopo soltanto due mesi dalle consultazioni politiche nazionali), incapace di esprimere una maggioranza in grado di sostenere un governo o almeno un governicchio; un Parlamento litigioso, livoroso, umorale e irrazionale.


Le parole del vecchio (e neo) presidente sono risuonate nell'aula, tutt'altro che sorda e mica tanto grigia, come schiocchi di frusta, intimorendo l'assemblea e, speriamo, richiamandola a un minimo senso di responsabilità.


Napolitano non ha risparmiato nessuno nella propria analisi lucida e spietata circa le manchevolezze della politica; ha schiaffeggiato anche, oserei dire specialmente, la sinistra dalla quale egli proviene e a cui ha dedicato oltre mezzo secolo di vita. Spiegati brevemente i motivi che lo hanno indotto ad accettare di rimanere - pur controvoglia - al vertice delle istituzioni, ha esaminato punto su punto le grane che hanno bloccato il Paese, riducendolo in tocchi, e ha criticato senza timidezze, come solo quelli su di età sanno fare per mancanza di attaccamento alla poltrona e di interessi personali, chiunque abbia avuto un ruolo nella gestione della cosa pubblica.


Mite nei toni, ma aspro nei concetti espressi, Napolitano non si è limitato a elencare i problemi che ci affliggono, ma ne ha indicato le soluzioni, incitando la cosiddetta Casta ad accantonare risentimenti e contrapposizioni infruttuose che fin qui hanno impedito qualsiasi forma di collaborazione fra partiti, malgrado non uno di essi abbia i numeri necessari per assumersi, con le proprie forze, il compito di governare. Un'osservazione realistica, addirittura ovvia, eppure sfuggita agli occhi, e alla mente, di tanti deputati e senatori illusi di poter guidare il Paese con i voti degli altri.


Non esiste in Europa una sola nazione che abbia affidato il timone a un unico partito: tutte hanno un esecutivo sostenuto da coalizioni, a causa della frammentazione politica che riflette gli orientamenti diversi dei cittadini europei. Perché l'Italia, pur essendo diventata tripolare, non si rassegna ad adottare la stessa formula che nella Ue è la regola, e cioè un sistema di alleanze che non è obbligatorio definire «larghe intese»?


Napolitano nella sua orazione ha insistito parecchio sul tema della governabilità, che può essere garantita esclusivamente se destra e sinistra depongono le armi con cui da vent'anni si scannano, inaugurando una stagione deideologizzata e improntata alla tolleranza, che favorisca non un appiattimento di posizioni politiche, ma un'intesa temporanea utile ad affrontare le note emergenze.


 Ciò che ha destato stupore è che a ogni bacchettata inferta loro dal presidente, i parlamentari, lungi dal nascondere la faccia sotto gli scranni, si sono abbandonati a fragorosi applausi: ne abbiamo contati 31.


 Autentiche ovazioni in un crescendo di eccitazione, quasi che i rimproveri di Napolitano, amplificati dal microfono, liberassero deputati e senatori dai sensi di colpa. Il quale Napolitano li ha pure elegantemente minacciati: se non fate ciò che vi dico, non esiterò ad andarmene, ma non prima di avervi denunciato agli italiani. Fantastica reprimenda, altro che i pacati moniti quirinalizi di un tempo.


La meraviglia suscitata in noi dal capo dello Stato (che in alcuni momenti si è commosso, la voce arrochita; noi più anziani siamo e più fatichiamo a reprimere il pianto) non si è esaurita con l'allocuzione presidenziale, ma si è accentuata quando la più alta autorità istituzionale è salita speditamente all'Altare della Patria per rendere omaggio al Milite Ignoto: un centinaio di scalini, neanche una sosta per rifiatare. Incredibile: Giorgio ha un cuore d'acciaio, ci seppellirà tutti. Prenderne atto.


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