La politica inflazionista della BCE sta minacciando i risparmi dei tedeschi (PARTE 1)

di Ferdinand Dyck, Martin Hesse e Alexander Jung lindipendenza.com 18/4/2013

 

PARTE 1 

Proponiamo in ANTEPRIMA per L'Indipendenza la traduzione integrale in italiano dell'articolo The Inflation Monster: How Monetary Policy Threatens Savings di Ferdinand Dyck, Martin Hesse e Alexander Jung,  prima parte dell'inchiesta sull'inflazione monetaria e le sue conseguenze apparsa su Der Spiegel nel numero 41 pubblicato l'8 Ottobre 2012. (Traduzione di Luca Fusari)


La Banca centrale tedesca, la Bundesbank, ha istituito un museo dedicato al denaro accanto alla sua sede centrale di Francoforte. Comprende la presenza di monete di Bruto di epoca romana per commemorare l'assassinio di Giulio Cesare, così come una banconota cinese Huan del XIV° secolo. C'è un messaggio fondamentale che i cani da guardia monetari del Paese cercano di trasmettere con la mostra: solo un denaro stabile è una buona moneta. E la fiducia è necessaria al fine di creare quella buona moneta.



La fiducia dei visitatori è però seriamente scossa nel negozio del museo, poco prima dell'uscita per 8,95 € si può acquistare un quarto di milione di euro, tagliuzzato in piccoli pezzi e sigillato in plastica. E' pensato come un dono gag, ma la vista di questa pila di pezzi colorati di denaro potrebbe portare alcuni a giungere ad una conclusione semplice ed inquietante: una banconota non è altro che un pezzo di carta stampata.


Sono passati anni da quando i tedeschi manifestavano simili dubbi circa il valore della moneta in loro uso. Nel bel mezzo della crisi del debito, un sondaggio condotto nel mese di settembre da Faktenkontor (una società di consulenza) e dalla società di ricerche di mercato Toluna, ha rilevato che un tedesco su quattro sta già cercando di proteggere i suoi risparmi dalla minaccia dell'inflazione, ad esempio investendo in beni rifugio.


La paura dei tedeschi per i beni a rischio


L'economia tedesca potrebbe andare relativamente bene, con un basso tasso di disoccupazione e una migliore performance economica rispetto a molti altri Paesi industrializzati, ma la sensazione tedesca è che finiranno per pagare per la crisi del debito in corso, quanto i politici e gli osservatori monetari stanno da tempo attuando, attraverso l'inflazione che gradualmente riduce il valore dei loro risparmi. E' iniziata una fredda ed insidiosa forma silente di espropriazione.


Andrew Bosomworth, responsabile della gestione del portafoglio in Germania per PIMCO, la più grande società di gestione di investimenti nel mondo, è in grado di offrire alcuni spunti di come questa forma di furto indiretto si svolga. Quando Bosomworth parla della calamità che la crisi del debito porterà sul genere umano, egli suona come un medico consapevole. «Il mondo industrializzato è bloccato in una grave crisi di debito e crescitaLe banche centrali stanno combattendo la malattia con iniezioni monetarie di proporzioni sconosciute, e l'effetto collaterale è una svalutazione lenta ma pericolosa sul denaro» avverte.

Bosomworth sostiene che sia iniziata una gigantesca redistribuz

ione dal basso verso l'alto. «Una graduale inflazione ha un effetto paralizzante. Si impoverisce la classe medio-bassa, ma ciò non si nota». Egli ritiene che la paura dell'inflazione dei tedeschi sia più che giustificata.


Negli ultimi cinque anni, i governi da Berlino a Londra e da Bruxelles a Washington sono in modalità di crisi. Hanno salvato le banche nel 2007 e 2008, poi hanno stimolato l'economia, e dal 2010 hanno minacciato di annegare nei loro debiti. Gli oneri hanno oltrepassato il limite, dagli investitori privati ​​alle banche centrali ai fondi di salvataggio del governo. Ma questo non rende i debiti più piccoli. In realtà, è vero il contrario, come l'esempio della Grecia e di altri Paesi dimostrano.


Governi che accettano un aumento dell'inflazione


Da settembre, quando le banche centrali degli Stati Uniti, dell'eurozona, della Gran Bretagna e del Giappone hanno annunciato congiuntamente l'intenzione di pompare ancora più denaro a buon mercato nei mercati finanziari, le persone sono sempre più consapevoli della crescente influenza dei governi altamente indebitati sulle banche centrali. Essi inoltre riconoscono che i governi sembrano essere disposti ad accettare un aumento dell'inflazione se facilita la riduzione del debito.


I tassi ufficiali di inflazione sono ancora moderati. Secondo dati recenti, i prezzi al consumo sono aumentati del 1,7% negli Stati Uniti, il 2,2% in Germania e del 2,6% nell'eurozona nel suo complesso, in linea con l'obiettivo di circa il 2% di inflazione fissato dalla Banca Centrale Europea (BCE). Tuttavia, gli economisti come il premio Nobel americano Paul Krugman e Peter Bofinger, membro del Consiglio degli esperti economici, che consigliano il governo di Berlino, ritengono che i timori di una nuova era di inflazione non sia altro che isteria. Essi sostengono che la disoccupazione è troppo alta e la domanda è troppo debole affinché le aziende siano in grado di ottenere prezzi più elevati nel lungo periodo.


Ma forse il pubblico ha un buon fiuto per ciò che sta realmente accadendo, perché i prezzi al consumo non raccontano tutta la verità. «Il dibattito sull'inflazione è stato condotto in modo estremamente conciso» dice Thomas Mayer, ex capo economista della Deutsche Bank e ora suo consulente. «L'indice dei prezzi al consumo non riflette gli acquisti più importanti come il settore immobiliare, l'inflazione è percepita più alta dell'inflazione ufficiale. Il potere d'acquisto del consumatore reale è costantemente in declino». Non è stato Anshu Jain, il nuovo co-amministratore delegato di Deutsche Bank che, come uomo nato in India ha meno probabilità di essere gravato dai pensieri sull'iperinflazione che preoccupano molti tedeschi, a dichiarare recentemente con grande convinzione che l'inflazione arriverà?. La verità è che l'inflazione non è un fantasma. E' già qui benché ancora ferma, ma è inconfondibile ed insidiosa.


E' evidente alle pompe di benzina in Germania, dove il prezzo del carburante ha raggiunto un nuovo record nel mese di settembre di 1,70 € al litro. E' evidente negli annunci immobiliari che rivelano notevoli aumenti dei prezzi nelle grandi città come Monaco di Baviera, Amburgo e Berlino. Ed ha anche raggiunto i mercati dei metalli preziosi, dove l'oro è attualmente scambiato al prezzo record di 1.775 dollari per oncia. L'inflazione, in forma di inflazione del valore delle materie, è già in atto nei mercati finanziari.


Le nuove bolle dei prezzi vengono alimentate con il denaro a buon mercato dalle banche centrali, così come da parte di investitori e risparmiatori in fuga verso i beni materiali apparentemente sicuri. E c'è un'altra cosa che la gente ha capito: se c'è da guadagnare un minimo di interesse o nessun interesse su tutti i loro risparmi, un accenno di inflazione può intaccare i loro risparmi.


Il fiume di denaro dalle banche centrali


Una parola dell'economista italiano Mario Draghi, il 6 settembre, è stata sufficiente a scatenare un giubilo nei mercati finanziari: «illimitato»; il capo della Banca centrale europea (BCE) lo ha detto insieme al suo stupido sorrisino quale marchio di fabbrica. Intendeva dire che la BCE avrebbe acquistato quantità illimitate di titoli di Stato dei Paesi della zona euro, se questi chiedono aiuto al Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM), il fondo permanente di salvataggio dell'euro, e accettano le condizioni degli euro-partner.


La BCE ha già speso più di 200 miliardi di euro sui titoli di Stato, e ora il bilancio della banca centrale potrebbe continuare a gonfiarsi. L'umore dei mercati è ulteriormente migliorato quando le banche centrali di Londra e Tokyo hanno anche annunciato la loro intenzione di continuare i loro programmi di acquisto di obbligazioni e soprattutto quando "Helicopter Ben" Bernanke, presidente della Federal Reserve statunitense, è decollato per un altro salvataggio al volo. In un discorso del 2002, Bernanke ha citato l'economista Milton Friedman, il quale una volta raccomandò di buttare i soldi da un elicottero per evitare la deflazione, ovvero il calo dei prezzi in tutta l'economia. Bernanke ha sicuramente guadagnato il suo soprannome con il suo annuncio, lo scorso 13 settembre, che la Fed avrebbe acquistato 40 miliardi di dollari di prestiti ipotecari ogni mese per sostenere il mercato immobiliare e stimolare la domanda. E' il terzo carico di denaro che "Helicopter Ben" ha emesso in America dal 2008. Il bilancio della Fed è prossimo già ai 3 mila miliardi dollari in titoli di Stato, mutui ed altri titoli.


Ma non è tutto. Il tasso sul credito è pari a zero dalla fine del 2008, e ora Bernanke ha annunciato che le banche saranno probabilmente in grado di continuare a prendere denaro in prestito gratuitamente dalla Fed fino ad almeno la metà del 2015. "Helicopter Ben" promette di non atterrare fino a quando l'economia americana non sarà sana e non vi sarà un calo significativo della disoccupazione. Il che può sembrare tutto buono e giusto, ma non ha più molto a che fare con la politica monetaria.


Agli occhi di Bosomworth, responsabile esecutivo PIMCO, l'approccio di Bernanke segna una dipartita dall'indipendenza della Fed. «Stiamo vivendo un momento opposto a quello di Volcker negli Stati Uniti» dice. Dopo le crisi petrolifere degli anni '70 l'inflazione negli Stati Uniti era salita, e l'ex presidente della Fed Paul Volcker ha rigorosamente combattuto l'inflazione con tassi di interesse elevati. Durante questo periodo, la Fed si emancipò dall'influenza del governo. «Oggi la Fed sta diventando sempre più asservita alla politica fiscale» sottolinea criticamente Bosomworth.


Il debito del governo degli Stati Uniti ha appena superato la soglia di 16 mila miliardi dollari. L'inflazione potrebbe contribuire a ridurre questa enorme montagna di debiti. «L'alternativa è quella di riformare e salvare, accettando una maggiore disoccupazione come conseguenza a breve termine. Ma non è così attraente politicamente» aggiunge Bosomworth. Invece, il governo degli Stati Uniti si sta comportando come i governi si sono sempre comportati quando i loro debiti sono sfuggiti di mano. La storia del denaro è una storia di svalutazioni quasi costanti.


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